Tangenti Eni-Saipem, Scaroni intercettato: "Tangenti all'Algeria"

Scaroni ammetterebbe, in una telefonata con Passera, le tangenti pagate da Saipem in Algeria

In una telefonata intercettata dalla magistratura milanese il 31 gennaio 2013 sull’utenza dell'ex amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni, indagato per corruzione internazionale per via di alcune tangenti che sarebbero state pagate dalla controllata di Eni Saipem in nordafrica, lo stesso AD ammetterebbe il pagamento di tali tangenti a qualche politico algerino.

Scaroni, in quella telefonata, conversa con l'allora ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera: l'inchiesta milanese su Saipem in Algeria ha portato già alle dimissioni dell’amministratore delegato Pietro Tali e Saipem ha rivisto al ribasso le proprie stime; il giorno prima la controllata di Eni è crollata in Borsa del 34% bruciando 4,5 miliardi. Nella telefonata Passera è preoccupato, chiede rassicurazioni a Scaroni sulla tenuta del gruppo (che controlla il 43% di Saipem): l'ad spiega che la questione Saipem era già all'attenzione di Eni e del suo stesso ufficio e che Eni aveva imposto alla controllata un nuovo direttore finanziario che facesse luce su alcune lacune nei conti correnti.

"Improvvisamente scopriamo... anzi scopre la magistratura, non noi... scopre la Procura di Milano che la Saipem nel 2007 aveva firmato un contratto di agenzia con una società di Dubai, dandole una certa percentuale... non so, il 2% o 3% per tutte le commesse in Algeria. Sulla scorta di questo contratto, gli han pagato 190 milioni di commissioni... [...] Eh... che la magistratura di Milano pensa, e io sono pure d’accordo che siano in qualche modo delle tangenti date a... alla politica algerina, non sappiamo bene a chi, ma a qualche algerino. Ecco, quindi mi si è aggiunto questo problema... che mi ha spinto ancor di più a fare pulizia [...]. Abbiamo fatto una pulizia di bilancio, abbiamo rivisto il consensus da un miliardo e mezzo a 750 milioni."

La figura di Tali è fondamentale nello scacchiere Eni-Saipem: è lui che organizza gli incontri riservati del numero uno Eni con il ministro algerino dell’Energia, Chekib Khelil, e con Farid Bedjaoui: ovvero con il mediatore che, scrive il Corriere della Sera, il ministro Passera presentava quasi come proprio figlio.

Anche con Scaroni i rapporti sono ottimi: Tali gli organizza gli incontri algerini anticipandogli gli argomenti dei vari incontri ai quali avrebbe partecipato anche il super-teste Stefano Cao, fino al 2008 capo in Eni della cruciale divisione Esplorazione&Produzione (E&P), che così commentò alla magistratura:

"Non ho mai saputo di queste consultazioni, e credo siano cose che non dovrebbero avvenire. Rilevo che c’erano rapporti diretti tra Scaroni e Tali, che nella sostanza mi bypassavano su questioni di competenza della mia divisione."

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