Storie di scomparse: Emanuele Arcamone, nuova segnalazione e fiaccolata dopo due anni di silenzio

Emanuele Arcamone scompare a 23 anni da Ischia: è l'8 maggio 2013. Nella nostra rubrica Storie di scomparse raccontiamo oggi la sua storia.

L'8 maggio saranno due anni che Emanuele è scomparso, non dando più alcuna notizia di sé. I genitori, instancabili, continuano a cercarlo e a rivolgere appelli al figlio affinché torni a casa. In occasione dell'anniversario della scomparsa, Franco e Lucia, per ricordare Emanuele e per far sì che la sua storia non cada nel dimenticatoio, hanno organizzato una fiaccolata che partirà alle 21 dal cancello della Mezzatorre a Lacco Ameno (Ischia), a cui sono invitati tutti. L'appuntamento è quindi per venerdì 8 maggio alle 21.

Intanto, poco prima di Pasqua, arriva una nuova segnalazione del ragazzo, che i familiari reputano attendibile. Venerdì 27 marzo una donna ha incontrato un giovane molto somigliante a Emanuele sul treno Frecciabianca (n. 9792) diretto da Venezia Santa Lucia a Milano, nel vagone 5. Qualcuno presente sul treno potrebbe quindi averlo notato e sarebbe importante contattasse le forze dell'ordine o la famiglia.

Emanuele Arcamone scomparso | Chi l'ha visto 25 febbraio 20015 | Nuovo appello dei genitori

Nella puntata di Chi l'ha visto in onda il 25 febbraio 2015 sono stati ospiti Franco e Lucia, i genitori di Emanuele Arcamone, per un nuovo appello e per tenere viva l'attenzione sul caso. I genitori del ragazzo sono intervenuti per commentare con Federica Sciarelli la misteriosa scomparsa di Gianluigi Russo, un giovane di 25 anni che era iscritto alla facoltà di Ingegneria informatica di Napoli.

Una storia di scomparsa, quella di Gianluigi, che sembra avere molti punti in comune con quella di Emanuele, a partire dalla giovane età, dagli studi, dal fatto di essere due bravi ragazzi senza grilli per la testa, molto amati dalle rispettive famiglie.

I due ragazzi possono essere finiti vittima di una setta? O essersi arruolati nella Legione straniera? O vivere per strada come senzatetto? Tutte le ipotesi al momento restano aperte, in assenza di segnalazioni attendibili che possano portare a una soluzione del caso.

Franco e Lucia chiedono ancora una volta aiuto al pubblico della trasmissione: qualcuno ha visto Emanuele?

Emanuele Arcamone scomparso - la storia

Emanuele Arcamone, un giovane di 23 anni che studia ingegneria meccanica all'Università di Napoli, scompare da Ischia l'8 maggio 2013 intorno alle 14 dopo essere uscito di casa, dove ha lasciato tutte le sue cose: vestiti, documenti, soldi e cellulare. Quell'8 maggio è un mercoledì e il ragazzo lascia Napoli per tornare a Ischia dai genitori, che non lo attendevano a casa prima del venerdì. Emanuele entra in casa, saluta in maniera sfuggente sua madre che è in cucina a preparare il pranzo, lascia le sue cose in camera ed esce di nuovo, senza dire nulla.

Il padre di Emanuele, autista di autobus, lo incontra poco dopo lungo la strada che da Ischia Porto va a Casamicciola Terme. Franco è sull'autobus, sta per finire il suo turno, e racconta di aver incrociato per pochi istanti lo sguardo di suo figlio, restando sorpreso di vederlo sull'isola prima del previsto, senza però immaginare che possano esserci dei problemi.

Da allora di Emanuele si perdono le tracce. Quando i genitori, alle due di notte, si rendono conto che non è ancora tornato iniziano a preoccuparsi e danno il via alle ricerche. I carabinieri, ai quali viene presentata denuncia di scomparsa, lo cercano su tutta l'isola anche con gli elicotteri, senza alcun risultato. Si pensa infatti in un primo momento che il ragazzo possa essersi tolto la vita.

Precedentemente alla sua scomparsa, infatti, Emanuele stava vivendo un periodo particolarmente difficile: dei gravi lutti familiari, una delusione amorosa e la perdita di un caro amico, morto in un incidente, lo avevano fatto sprofondare in una profonda crisi.

Emanuele, che era sempre stato un ragazzo brillante, con ottimi risultati all'università, inizia ad avere delle difficoltà a studiare. I due esami che gli mancano per laurearsi gli sembrano irraggiungibili. E qualcosa inizia a cambiare. I genitori cercano di stargli vicino, gli consigliano di prendersi del tempo, di non crucciarsi per gli studi. Ma nulla sembra rendere le cose più semplici.

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Franco e Lucia, i suoi genitori, non immaginano però che la crisi vissuta da Emanuele sia così profonda. È sempre stato un ragazzo forte, allegro, studioso, benvoluto da tutti, e si pensa che stia solo affrontando una crisi passeggera.

Dopo la sua scomparsa e le puntate di Chi l'ha visto che si occupano del caso iniziano ad arrivare delle segnalazioni. Alcune da Napoli, città in cui il ragazzo viveva insieme ad alcuni amici per portare avanti i suoi studi, poi sempre più frequenti da Milano.

C'è in particolare una segnalazione molto attendibile, perché arriva da una persona che conosce bene Emanuele, un amico di famiglia. Quest'ultimo racconta di avere incontrato a Milano, a giugno 2014, un ragazzo molto somigliante ad Emanuele: lo descrive più magro di come lo ricordava, con i capelli più lunghi e la barba incolta. Ha cercato di fermarlo con una scusa, ma il ragazzo - come se lo avesse riconosciuto - è fuggito via. Era Emanuele? E perché è scappato? Ha forse paura di poter essere riconosciuto e riportato a casa?

Questa segnalazione proveniente da Milano, insieme ad altre arrivate dalla stessa città e che sembrano tutte condurre ad Emanuele, fanno pensare che il ragazzo possa trovarsi lì e forse vivere per strada.

Dopo la scomparsa di Emanuele i suoi familiari hanno provato a cercare degli indizi tra le sue cose, qualcosa che potesse fornire una traccia per le ricerche. E così che hanno trovato un libro, dal titolo Il messaggio di Silo, dentro il quale il ragazzo ha scritto un messaggio: "Lasciate che questo libro vi cambi la vita". La paura che il ragazzo possa essere finito in una rete pericolosa, magari quella di una setta, a questo punto si presenta prepotentemente. Ce lo raccontano in maniera dettagliata i genitori di Emanuele nell'intervista che segue.

Franco e Lucia sono due genitori distrutti, che non si danno pace per la scomparsa di un figlio che amano profondamente e con il quale c'è sempre stato un rapporto simbiotico. Entrambi mi hanno aperto il loro cuore, hanno condiviso con me le loro paure e le loro speranze. Soprattutto sperano che qualcuno possa aiutarli a riportare a casa Emanuele.

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Emanuele Arcamone scomparso - le foto


Emanuele Arcamone scomparso | L'intervista ai genitori

Cosa pensate possa essere accaduto a Emanuele?

Franco: Se penso alla storia di mio figlio ho solo tanta confusione in testa. Una cosa che ti posso garantire è che mio figlio non frequentava cattive compagnie e non credo che qualcuno possa avergli fatto del male. Quando lui è andato via ha lasciato tutto a casa: i documenti, il cellulare i soldi che in quel momento aveva con sé. Non ti so dire se avesse delle somme di denaro di cui non ero a conoscenza, ma molto probabilmente è andato via senza niente. Forse inizialmente è andato via con l'intenzione di farsi del male, ma poi deve aver cambiato idea. Quando io l'ho incrociato per strada, poco prima di staccare dal mio turno sull'autobus, non mi sono accorto di nulla. Se solo avessi avuto il sospetto che lui si trovasse in una situazione di difficoltà mi sarei fermato, avrei fatto qualcosa. Ora vivo con quel rimorso. In quel momento ho pensato solo che magari stesse andando a fare due passi. Mai avrei pensato di trovarmi in una situazione del genere. Probabilmente mio figlio era deluso da se stesso, dalla sua vita, e ha scelto di andare via per cambiare ciò che non gli piaceva più.

Lucia: Come mamma io penso e sento che Emanuele è vivo, ma credo che non sia in grado di tornare indietro, perché impedito da qualcosa o qualcuno. Forse si trova in una situazione imbrogliata, qualche giorno fa ho anche sognato che mio figlio mi diceva questa cosa. Io e Emanuele abbiamo sempre avuto un rapporto molto stretto, credo sia anche per questo che lo sento vivo. Ma non mi spiego perché non si faccia sentire. Penso che si sia allontanato per trovare se stesso, per ritrovare una serenità e un equilibrio che aveva perduto nell'ultimo periodo. È sempre stato un ragazzo molto sensibile, che si fa coinvolgere dalle cose e forse ha preso la decisione di andare via per fare qualcosa di buono.

Ci sono stati numerosi avvistamenti a Milano, di cui uno importante, perché ad aver visto un ragazzo che potrebbe essere Emanuele è un amico di famiglia, un ragazzo che conosceva bene vostro figlio...

Franco: Sì, si chiama Graziano. Questo ragazzo il 17 aprile 2013 - pochi giorni prima della scomparsa di mio figlio, quindi - era a una cena a casa mia, e stava seduto proprio di fronte a Emanuele. È quindi un avvistamento attendibile, anche se ovviamente la certezza non la possiamo avere.

Lucia: In tutti gli avvistamenti a Milano, per come mi sono stati raccontati, ho ravvisato degli aspetti di mio figlio che ho riconosciuto. Sia nel racconto di una signora che gli ha offerto il pranzo in un parco milanese, come fa con questi ragazzi che vivono per strada, che nel racconto di una famiglia che ha incontrato un ragazzo molto somigliante a Emanuele su un autobus. Alla prima signora non ha fatto altro che ringraziarla per il piatto di pasta che lei gli ha offerto e le ha detto che era via di casa da un mese, cosa che coincideva. Sull'autobus mentre parlava con quella famiglia avrebbe detto, parlando tra sé e sé, "Ma che me la devo prendere a fare 'sta laurea". E questo coincide con il fatto che nell'ultimo periodo non credeva più in se stesso, negli studi, era demotivato.

Milano era una città che Emanuele conosceva o in cui magari aveva dei contatti?

Franco: Nel 2011 siamo stati tutti a passare il Natale a Milano, perché l'altro mio figlio Pietro in quel tempo lavorava lì come pizzaiolo e non volevamo fargli passare le feste da solo. Così io, mia moglie, mia figlia Filomena e Emanuele siamo partiti per andare da lui e siamo stati lì 5 giorni. In occasione di quel viaggio sia io che Emanuele abbiamo avuto dei commenti positivi per la città e per la vita del posto, fece a tutti una buona impressione.

Lucia: A parte il Natale bellissimo che avevamo trascorso tutti insieme a Milano, mio figlio aveva avuto una ragazza che viveva lì, dopo essere andata via di casa. Forse lei gli aveva parlato così bene della città che lui poi ha deciso di andare a stare lì. Poi in città ci sono moltissimi centri, della Caritas ma non solo, dove ogni giorno vengono offerti dei pasti a queste persone che vivono per strada, sia che tu abbia un documento sia che tu non lo abbia. E quindi, forse, anche per questo può aver scelto Milano.

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Nel periodo precedente alla scomparsa Emanuele stava attraversando un momento di crisi, di fragilità emotiva, dovuta a problemi nello studio, a dei lutti in famiglia, a delle situazioni pesanti come ad esempio la morte tragica di un amico. Una delle piste da seguire, secondo voi, è quella di una setta, di qualcuno che possa averlo irretito in un momento di difficoltà?

Franco: Sì, questa è una delle possibili strade. Abbiamo iniziato a pensarci quando tra le cose di Emanuele abbiamo trovato un libro, Il messaggio di Silo. Silo era un filosofo argentino che aveva elaborato una teoria che ha dei seguaci in tutto il mondo e anche in Italia. Tra l'altro poi abbiamo scoperto che proprio a giugno del 2013, a Milano in zona Navigli, è stata inaugurata una di queste comunità. Si tratta di comunità chiuse, ermetiche, anche se all'apparenza sono socievoli, aperti. È difficile riuscire a capire qualcosa. Pensa che io il libro di Silo l'ho letto almeno 30 volte e non ci ho capito nulla. In linea di massima e a parole mie ti posso dire che in questo libro si consiglia, per rinascere come persona nuova, per liberarsi dai condizionamenti, di liberarsi dai legami del posto, della famiglia. Questo ti dovrebbe portare a una vera libertà di pensiero, a una vita senza influenze. Quindi è chiaro che uno, leggendo queste cose, pensa che Emanuele possa essere andato via seguendo questi consigli. E pensi anche che qualcuno potrebbe averlo circuito, potrebbe averlo condizionato a tal punto da non farlo più tornare.

Lucia: Lo penso anche io. Abbiamo anche telefonato a questa comunità a Milano, ma loro fin da subito hanno cercato di depistarci, dicendo di provare a cercarlo a Napoli, dove c'è un'altra loro sede. Io comunque continuo ad avere questo dubbio, perchè Emanuele è scomparso l'8 maggio 2013 e l'8 giugno 2013 è stato avvistato a Milano, proprio il giorno in cui veniva inaugurata questa saletta del Messaggio di Silo in zona Navigli.

Sapete come ha fatto Emanuele ad entrare in contatto con le comunità di Silo, ad avere il libro?

Franco: Il libro lo ha trovato a Napoli, a casa della sorella di mio genero, un'insegnate di italiano che lo aveva ricevuto in regalo da un suo amico. Emanuele una sera era andato ospite a casa sua, ha trovato questo libro, lo ha preso e lo ha letto. È probabile che poi abbia fatto delle ricerche su internet. Questo non lo sappiamo.

Il giorno che Emanuele è scomparso ha lasciato Napoli per portare le ultime sue cose da voi a Ischia. Nella casa di Napoli non ha lasciato nulla? Questo può far pensare che avesse già preparato la sua fuga?

Franco: Ha portato a casa tutto nell'ultimo periodo, lasciando giusto cose senza importanza a Napoli: delle lenzuola, delle copertine. Tutte le sue cose personali le aveva portate via e quindi sì, l'idea è che possa aver organizzato tutto. Forse ha pensato che almeno in questo modo io non avrei avuto poi anche il pensiero di svuotare la casa, di pagare ancora l'affitto della sua stanza.

Lucia: Io penso che lui, prima di sparire, sia venuto a casa a lasciare le sue cose per darci un segnale, per farci capire che se ne andava. E anche perché è sempre stato un ragazzo preciso e forse voleva lasciare tutte le sue cose in ordine.

Non pensate che magari Emanuele ha fatto questa pazzia di andare via e ora non ha il coraggio di tornare a casa. Magari ha paura delle conseguenze...

Franco: Lo penso di continuo, ecco perché mi sono iscritto anche su Facebook, ad agosto scorso, e continuamente, quasi in modo ossessivo, posto dei messaggi per Emanuele, dicendogli che può tornare a casa in qualsiasi momento, che non succede nulla, che per noi la cosa più importante è che lui ci faccia almeno sapere che è vivo e sta bene, se non vouole tornare. Chissà che in qualche modo i miei messaggi non possano raggiungerlo.

Lucia: È probabile. Forse ha paura di tornare perché pensa che qualcuno possa costringerlo a prendere la laurea, ma lui dovrebbe sapere che per noi non è assolutamente la priorità, che lui può fare quello che vuole. Una cosa è certa: questo comportamento non è da lui, non mi spiego perché non si faccia sentire. È sempre stato un ragazzo dai buoni e sani principi, dolce, affettuoso, anche nell'ultimo periodo in cui le cose avevano iniziato ad andare male. E così penso che forse non è più lui, non è lucido, altrimenti non ci lascerebbe in questa angoscia.


Quando Emanuele è andato via avete fatto una denuncia di scomparsa? Cosa è stato fatto per ritrovarlo?

Franco: Ho fatto la denuncia di scomparsa ai carabinieri e all'inizio si sono dati da fare per cercarlo, anche con gli elicotteri. Poi la cosa si è sgonfiata, Emanuele è maggiorenne e la sua scomparsa viene trattata come un allontanamento volontario. Ad aiutarci non è rimasto praticamente nessuno e a volte anche le segnalazioni che ci arrivano non sempre sono sincere, ci sentiamo anche presi in giro. Per quanto mi riguarda, il fatto di vivere su un'isola ci condiziona molto, non sempre mi posso mettere in macchina e andare a verificare tutte le segnalazioni.

Lucia: Quando sono stata a Milano con mia figlia per verificare gli avvistamenti di Emanuele ho avvicinato anche tutte le volanti della polizia che incontravo, lasciando i volantini con la foto di mio figlio, sono stata alla Polfer e lì mi hanno raccontato che ci sono tantissimi ragazzi che dormono nei vagoni dismessi dei treni, ma nessuno può fare niente perché si tratta di persone maggiorenni che si sono allontanate volontariamente. Poi a Milano sono talmente tanti che vivono così che è difficile individuare una sola persona. Credo sia comunque importante che se ne parli, che si raccontino queste storie, per sensibilizzare gli altri, ma anche per trovare qualche indizio, una strada da seguire.


Su Facebook trovate il gruppo Cerchiamo Emanuele Arcamone per ulteriori dettagli e segnalazioni. Ma potete anche scrivere a noi o all'Associazione Cercando Fabrizio e..., che volta per volta ci segnala le storie di scomparsa da trattare.

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