Alfano: dal 1991 258 Comuni italiani sciolti per mafia

L'intervento del Ministro dell'Interno all'Assemblea Regionale Siciliana

Dal '91 a oggi sono stati 258 i Comuni italiani sciolti per infiltrazioni mafiose, 63 di questi nella sola Sicilia. Il dato è emerso oggi durante l'audizione della commissione Antimafia dell'Assemblea Siciliana, ed è stato fornito dal ministero dell'Interno Angelino Alfano. La Commissione ha dedicato i lavori parlamentari proprio al tema della normativa sullo scioglimento dei comuni per mafia, oltre al fenomeno dei migranti minori non accompagnati che sbarcano in Italia e all'affidamento dei beni
confiscati alla criminalità organizzata.

La normativa contro l'infiltrazione mafiosa negli enti locali è stata introdotta per decreto nel 1991, e poi convertita in legge n.221 del 1991. Si trattò di una normativa di emergenza a seguito di una faida della 'ndrangheta calabrese, ed è un unicum solo italiano nella giurisprudenza internazionale. Due anni dopo l'approvazione, contro la legge è stato presentato un ricorso alla Corte Costituzionale, perché il Tar del Lazio ne mise in dubbio la costituzionalità. La Consulta respinse poi tutte le questioni di legittimità costituzionale.

Finora sono 9 le regioni interessate da scioglimento dei Comuni per mafia, Sicilia, Campania, Calabria, Puglia, Basilicata, Lazio, Liguria, Piemonte e Lombardia. La Campania è la "maglia nera", seguita da Calabria e Sicilia. Tra gli enti locali, sono stati sciolti solo Comuni (con un unico capoluogo di provincia, Reggio Calabria) e quattro aziende sanitarie locali.

A proposito dei Comuni Alfano ha ricordato il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri, che assorbe parte delle criticità sollevate dalla commissione regionale Antimafia, tra la cui scarsa capacità manageriale dei commissari straordinari, unicità dell'incarico, allontanamento anche dei burocrati durante il periodo di scioglimento, durata del provvedimento e esclusione dei comuni coinvolti dal patto di stabilità.

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