Trattativa Stato-mafia, Ingroia: una ragione di Stato impedisce di accertare la verita?

Trattativa Stato-mafia e relativa scia di polemiche. Il pm palermitano Antonino Ingroia, sembra voler replicare alla ridda di dichiarazioni seguita alla morte per infarto, tre giorni fa, di Loris D’ambrosio consigliere giuridico di Giorgio Napolitano. Il magistrato, stretto collaboratore del Presidente, era stato intercettato trasversalmente al telefono con l’ex ministro dell'Interno Nicola Mancino, che è indagato nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta trattativa per falsa testimonianza.

Sappiamo che il Presidente della Repubblica dopo il decesso di D’Ambrosio ha stigmatizzato “la campagna violenta e irresponsabile di insinuazioni e di escogitazioni ingiuriose cui era stato di recente pubblicamente esposto” uno dei suoi consiglieri più fidati “senza alcun rispetto per la sua storia e la sua sensibilità di magistrato intemerato, che ha fatto onore all'amministrazione della giustizia del nostro Paese".

Qualcun’altro, leggi Antonio Di Pietro, ex magistrato, ha messo in guardia dalla “strumentalizzazione che viene fatta" - della morte di D'Ambrosio - "quasi a voler far credere che la colpa sia di chi ha criticato il suo operato e non di chi ha tentato di sfruttare il suo ruolo". Ma torniamo a Ingroia, che a breve lascerà la Procura di Palermo per prendere possesso del nuovo incarico assunto per l’ONU in Guatemala.

Beh, il pm ragionando con Repubblica ha detto: "Sulla vicenda della trattativa c'è una ragione di Stato che impedisce l'accertamento della verità sulla base delle ragioni del diritto penale? Se è così, dalla politica devono venire parole chiare: se si ritiene che debbano essere sottratte alla verifica della magistratura temi o territori coperti dalla ragione di Stato, lo si dica".

E ancora: “Di fronte a una legge, o a una commissione di inchiesta politica, che ribadisse la ragione di Stato dietro alla trattativa, la magistratura non potrebbe che fare un passo indietro. In caso contrario, la legge ci impone di andare avanti per l'accertamento della verità".

"Credo - ha continuato il magistrato titolare dell’inchiesta sulla trattativa - che sia necessario uscire dall'equivoco, alimentato dalle parole dette e non dette di autorevoli commentatori, a proposito di una presunta ragion di Stato che dovrebbe fermare l'azione della magistratura"; "sentenze definitive stabiliscono che ci fu: da lì siamo partiti. E oggi il paese ha un'occasione unica: non vorrei che andasse perduta".

Foto | ©TMNews

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