Omicidio Lea Garofalo, la Cassazione conferma i quattro ergastoli ai responsabili

A cinque anni da quel brutale omicidio, i cinque responsabili si sono visti confermare la condanna in Corte di Cassazione.

Sono diventate definitive le condanne per i cinque responsabili del barbaro omicidio di Lea Garofalo, la 35enne collaboratrice di giustizia uccisa e sciolta nell'acido nella notte tra il 24 e il 25 novembre 2009. Oggi la Corte di Cassazione ha confermato in toto la sentenza emessa nel maggio 2013 dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano.

Il reo confesso Carlo Cosco, ex marito di Lea e padre di sua figlia Denise, deve scontare una condanna definitiva all’ergastolo per sequestro di persona, omicidio e distruzione di cadavere. Lo stesso vale per Vito Cosco, Rosario Curcio e Massimo Sabatino, suoi complici del delitto.

Confermati anche i 25 anni di reclusione per Carmine Venturino, ex fidanzato della figlia della vittima, al quale in secondo grado furono riconosciute le attenuanti generiche.

Lea Garofalo, lo ricordiamo, fu uccisa la sera del 24 novembre, a Milano: fu rapita dall'ex marito e dai suoi complici, caricata in auto e torturata per farsi dire cosa aveva riferito agli inquirenti e infine strangolata. Poi, come dichiarato dallo stesso Cosco, il corpo fu chiuso in un bidone e dato alle fiamme nel luogo in cui fu ritrovato nel novembre di due anni fa.

Carmine Venturino, anche lui reo confesso, aveva ammesso di aver agito secondo "la legge che vige in Calabria, diversa da quella che regola il resto del Mondo". Lea aveva deciso di ribellarsi alla 'ndrangheta e aveva cominciato a collaborare con la giustizia. Per questo fu uccisa.

Oggi la Corte Di Cassazione ha confermato anche i risarcimenti per le parti civili: 200 mila euro per la giovane Denise, oggi 22enne, 50 mila euro alla sorella e alla madre della donna e 25 mila euro al Comune di Milano, teatro della barbara uccisione.

Lea Garofalo

Foto | Facebook

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