Storie di scomparse: Marcello Volpe, il GIP respinge l'istanza di archiviazione avanzata dal PM

Per la nostra rubrica Storie di scomparse, raccontiamo oggi la storia di Marcello Volpe, scomparso da Palermo il 12 luglio 2011.

Dopo la nostra ultima chiacchierata con Laura Zarcone, mamma di Marcello Volpe, qualcosa di nuovo si è mosso relativamente alle indagini sulla misteriosa e inspiegabile scomparsa del giovane. Il mese scorso, infatti, il GIP ha sciolto la riserva, respingendo l'istanza di archiviazione avanzata dal PM alla fine dello scorso anno, accogliendo tutte le richieste avanzate dalla famiglia Volpe e disponendo che siano proseguite le indagini seguendo le indicazioni fornite dal legale dei familiari relativamente ai punti ancora oscuri della vicenda.

Di Marcello purtroppo, a quasi quattro anni dalla scomparsa, non c'è alcuna traccia e le segnalazione arrivate fino a questo momento e verificate dalla famiglia non hanno portato a nulla. Se qualcuno lo ha visto può contattare le forze dell'ordine o i familiari.

Intanto Laura ci fa sapere che finalmente in Sicilia si è costituita l'Associazione Penelope, di cui anche lei fa parte. La riuscita dell'operazione è stata fortemente voluta dal nuovo Presidente Nazionale di Penelope, avv. Antonio La Scala, che è recentemente stato in Sicilia, sia a Catania che a Palermo. Proprio a Catania è sorto il primo nucleo dell'Associazione e la Presidente è un giovane avvocato catanese, Elena Cassella:

"Stiamo cercando di creare una rete di contatti, anche con persone che non fanno parte dell'Associazione ma sono disponibili a darci una mano".

Ci dice Laura Zarcone, che continua a cercare il suo Marcello ma anche a dare una mano a chi vive il suo stesso dolore di una scomparsa.

Marcello Volpe scomparso | La storia

Marcello Volpe è scomparso da Palermo, dove viveva con la famiglia, la mattina del 12 luglio 2011, vigilia del suo ventesimo compleanno. È una giornata come tante: i suoi genitori sono già al lavoro quando Marcello, dopo aver fatto colazione, esce di casa dicendo al fratello maggiore che tornerà dopo un paio d'ore. Da allora del giovane più nessuna notizia e il suo telefono cellulare risulterà poi irraggiungibile.

Marcello esce di casa senza alcun documento di identità, portando però con sé circa 500 euro, tutti i suoi risparmi. Forse voleva comprarsi un regalo in vista del suo compleanno, per il quale era prevista una festa il giorno seguente. La preoccupazione della famiglia del ragazzo è subito grande: Marcello non si è mai allontanato da solo, è un ragazzo emotivamente fragile, che dimostra meno della sua età, e che soprattutto non aveva alcun motivo per andare via volontariamente e non aveva mai dato segni di insofferenza tali da spingerlo ad andare via.

Gli è forse successo qualcosa? Qualcuno gli ha fatto del male? Oppure qualcuno lo ha convinto ad andare via? La famiglia non ha mai creduto all'allontanamento volontario, pensando più a un incidente, a un'aggressione o a una perdita di memoria del ragazzo. Oppure qualcuno lo ha irretito, convincendolo ad allontanarsi.

Le indagini, portate avanti dalla Squadra Mobile di Palermo, non hanno condotto a nulla, fino a questo momento. Il GIP, chiamato ieri, 13 gennaio, a decidere sulla richiesta di archiviazione - alla quale si sono opposti i genitori facendo richiesta di nuove indagini su alcuni elementi ancora da verificare - si è riservato, fissando una nuova udienza a febbraio per poter sentire il pubblico ministero.

marcello-volpe-scomparso

Dopo numerosi avvistamenti in Sicilia e poi in altre zone d'Italia, sin dal momento della scomparsa, sono arrivate segnalazioni anche dalla Francia. Un turista italiano, in particolar modo, crede di aver riconosciuto Marcello in un giovane sperduto incontrato nella metropolitana di Parigi nell'aprile del 2013. Il giovane, in evidente stato di difficoltà, gli ha chiesto del denaro per poter tornare in Italia, dicendo di non avere documenti e di non ricordare come è arrivato in Francia.

Dopo questa segnalazione, i genitori di Marcello sono partiti alla volta di Parigi, insieme all'inviato di Chi l'ha visto (trasmissione che ha seguito il caso) senza però trovare questo ragazzo. C'è stata anche un'altra segnalazione dalla Francia, a Calais, anche questa verificata ma senza risultati.

La famiglia di Marcello, e in particolare sua madre, Laura Zarcone, non ha mai smesso di cercarlo. Laura attraverso Facebook e grazie a una rete di solidarietà di conoscenti e amici cerca suo figlio non solo in Italia, ma in tutta Europa, facendo in modo che un volantino con le foto di suo figlio possa arrivare in ogni Stato. È riuscita anche a ottenere che la scheda con i dati di suo figlio venisse inserita sul sito dell'Interpol, nella sezione dedicata alle persone scomparse.

Grazie a Caterina Catalano, presidente dell'associazione Cercando Fabrizio e... e mamma di Fabrizio, anche lui scomparso, abbiamo contattato Laura per capire cosa può essere accaduto a Marcello e soprattutto per aiutarla a diffondere il suo grido d'aiuto per ritrovare suo figlio.

Laura, al tempo stesso, si augura che quello che è successo alla sua famiglia non accada più e per questo si impegna quotidianamente perché in Sicilia venga approvato un piano regionale di coordinamento delle ricerche delle persone scomparse, perché ci possa essere l'acquisto di strumentazioni utili alle ricerche e anche perché si arrivi alla concessione del gratuito patrocinio alle famiglie di persone scomparse, che molto spesso non sono in condizioni economiche tali da poter affrontare spese di questo tipo.

Marcello Volpe scomparso - foto

Marcello Volpe scomparso - foto

Marcello Volpe scomparso | L'intervista a mamma Laura

Tu e tuo marito non avete mai creduto all'allontanamento volontario, è così?

Assolutamente no. Marcello non aveva motivi per andare via e soprattutto non si era mai allontanato da solo. Qualcuno lo deve aver aiutato o lo può aver circuito, perché lui da solo non sarebbe stato in grado di organizzare una fuga, non lo avrebbe mai fatto. La nostra è davvero una condizione terribile, perché non sappiamo se nostro figlio è vivo o morto. Gli avvistamenti, che eppure ci sono stati, sono sempre stati presunti. Non c'è una sola persona che dica di essere sicura di averlo incontrato, di averci parlato, una persona che magari lo conosceva già e lo ha visto da qualche parte. È tutto molto fumoso, molto incerto.

Parlavi degli avvistamenti. Ce n'è qualcuno che ti ha convinto più di altri?

Marcello ha un viso molto comune, non ha dei segni di riconoscimento specifici, come possono essere ad esempio un piercing o un tatuaggio, non ha una caratteristica fisica che lo identifichi e che quindi possa far dire con certezza "è lui". Gli avvistamenti ci sono stati, è vero, in Italia e in Francia, e abbiamo seguito tutte le segnalazioni che però, purtroppo, non hanno portato a nulla. Pensa che qualche giorno fa una signora che è stata in vacanza a Tenerife mi ha mandato la foto di un ragazzo che secondo lei poteva essere Marcello. In effetti gli somigliava molto, ma non era lui. Molte di queste segnalazioni mi arrivano tramite Facebook, perché anche internet e i social network per noi familiari sono molto importanti, per far conoscere le nostre storie, per farle girare il più possibile, per avere aiuto e visibilità.

Quando ti arrivano le segnalazioni cosa fai, vai a verificarle tutte?

Se posso vado io in prima persona, altrimenti, grazie a una rete di parenti e amici in giro per l'Italia o all'estero, mando qualcuno. Nelle prime fasi della ricerca chiamavo direttamente la Squadra Mobile e ci pensavano loro, allertando i colleghi sul posto. Adesso cerco di verificare personalmente, e devo anche dire che con il passare del tempo si impara a filtrare le segnalazioni che arrivano, chiedendo più dettagli possibili che aiutano anche a scartarne alcune. A Bagheria, ad esempio, ho trovato un giovane veterinario gentilissimo che ha incontrato un ragazzo somigliante a Marcello e che ha avuto la prontezza di spirito di accendere il registratore del cellulare e registrare la voce del giovane. Appena ho sentito la voce ho detto subito che non era Marcello, e quindi è stata una cosa importante.

Credi sia possibile che magari quella mattina Marcello è uscito e poi sia accaduto qualcosa che lo ha spaventato, o che possa aver perso la memoria, o ancora trovarsi in uno stato confusionale che non gli permette di tornare a casa?

Sì, ci ho pensato tante volte. Un giorno mi hanno anche chiamata dal pronto soccorso di Villa Sofia perché avevano trovato un ragazzo in stato confusionale sulla spiaggia, che non ricordava nulla. Non era Marcello, era un ragazzo straniero. Aveva evidenti problemi psichiatrici e io ho detto ai medici di non mandarlo via, di trattenerlo, perché sicuramente era in difficoltà e qualcuno lo stava cercando. Ho parlato anche con i carabinieri, che non potevano trattenerlo senza un trattamento sanitario obbligatorio. Quel ragazzo è tornato sulla strada e continua a vagare.

Marcello, quando quella mattina è uscito, aveva con sé circa 500 euro. Ti sei data una spiegazione del perché avesse quella somma?

Il giorno dopo era il suo compleanno, quindi forse voleva comprarsi qualcosa. Ma penso anche che quei soldi potrebbero essere forse il motivo della sua scomparsa: magari qualcuno si è preso gioco di lui e gli ha fatto del male per portarglieli via.

Marcello Volpe scomparso - foto

Cosa succede a una famiglia che si trova a dover affrontare la scomparsa di un proprio caro?

Quando ti capita una cosa del genere non hai veramente idea di cosa devi fare, da cosa devi iniziare. Le famiglie si trovano ad affrontare problemi burocratici, lavorativi e spese ingenti, che non tutti si possono permettere. Quando Marcello è scomparso mi hanno detto che dovevamo prendere un avvocato e io non capivo perché. Poi ho capito: se non hai un legale, non c'è nessuno che si possa confrontare con gli inquirenti, con il magistrato. Ci sono delle procedure da seguire e da rispettare. Ci sono ovviamente persone che tutte queste cose non le sanno. Esiste un piano provinciale per la ricerca delle persone scomparse - a Palermo ad esempio è stato approvato nel 2011 - ma il problema è che non è ancora approvato in tutte le Province e comunque, anche dove c'è, non sempre viene seguito o comunque non immediatamente.

In Sicilia ora qualcosa si muove, stanno cercando di fare un decreto legge per cercare di venire incontro alle famiglie, per garantire almeno il gratuito patrocinio, per acquistare delle strumentazioni utili alle ricerche, per prendere dei cani molecolari, che da noi non ci sono. Pensa che quando è scomparso Marcello abbiamo dovuto far arrivare un cane molecolare dalla Sardegna, dopo dieci giorni. Se ci fosse stato da subito, forse, le cose sarebbero andate in maniera diversa. Io con altri familiari di persone scomparse siamo andati a parlare anche con il presidente Crocetta che, devo dirlo, è stato molto sensibile, ma i problemi che esistono nella nostra Regione sono tanti, a partire dalle questioni del bilancio. Vedremo.

Quale è stata la difficoltà maggiore nelle ricerche?

Nel nostro caso, rispetto ad altri, ci si è mossi abbastanza presto, anche se ho dovuto smuovere mari e monti. Il caso è stato seguito dalla Squadra Mobile e sono stati davvero tutti fantastici, i poliziotti non si sono mai risparmiati. Ma degli errori ci sono stati anche qui. Nel caso di scomparsa di mio figlio, ad esempio, non sono stati richiesti i dati telematici. C'è a questo proposito una normativa assurda: i dati del traffico telefonico vengono conservati per tre anni, più due anni a disposizione dell'autorità giudiziaria, mentre il traffico telematico viene conservato solo un anno e poi distrutto, per questioni di privacy. Tutte queste norme a tutela della privacy, che saranno pur importanti, sono state un ostacolo enorme per noi ma per tutte le persone che si trovano a dover affrontare una scomparsa. Inoltre Marcello è scomparso in estate, a luglio, quando molti sono in vacanza e quando tutto si ferma. Un ostacolo in più per le indagini e per le ricerche.

Poche settimane fa un ragazzo di Lodi, scomparso da tre anni, è tornato a casa. Questa notizia non ti ha dato un po' di speranza?

Sì, è stata una cosa bellissima. Anche se in quel caso la situazione era diversa, perché i genitori sapevano che lui era vivo, che era in giro per l'Europa. Era stato anche fermato un paio di volte in Francia per dei controlli. Lui era andato via volontariamente per dei problemi e ha poi deciso di tornare. Io invece credo che se Marcello è vivo, è stato trascinato da qualcuno in una situazione da cui non è più in grado di uscire. Anche perché mio figlio è sempre stato un ragazzo molto orgoglioso, puntiglioso, preoccupato sempre delle opinioni altrui. Ma, ripeto, non so nemmeno se è ancora vivo.

Ma non credi che se gli fosse successo qualcosa di grave o se qualcuno gli avesse fatto del male, il corpo si sarebbe trovato?

Anche i poliziotti, all'inizio, mi dicevano: "Signora, i morti si trovano". No, non è così. Basti pensare a Elisa Claps. Qualcuno, magari per prendergli i soldi, potrebbe anche avergli dato una botta in testa e averlo nascosto da qualche parte. Io questo non lo posso sapere. Tutto è possibile, e per questo non so cosa pensare. Si dice che le madri abbiano un sesto senso per ciò che riguarda i figli, io invece non sento niente ed è per questo che sono disperata. Io vivo nel terrore di morire senza sapere la verità. Dico sempre che è meglio trovarlo morto, piuttosto che non trovarlo più, perché almeno la morte, nella sua tragicità, è una certezza. Rispetto ai pochi casi che vengono alla ribalta, sai quanti casi ci sono di cui nessuno si occupa, di cui non si sa niente? Quando non c'è niente di clamoroso, di scabroso, di morboso, nemmeno le trasmissioni televisive se ne vogliono occupare, perché sono casi che non fanno audience.

La storia di Marcello è simile in alcuni aspetti a quella di Fabrizio Catalano: stessa giovanissima età al momento della scomparsa, scomparsi entrambi a luglio, due mamme che li cercano senza sosta...

Sì, è vero. Caterina all'inizio di questa storia è stata la mia guida, il mio conforto. Quante lacrime mie ha raccolto, nonostante anche lei viva il dramma di una scomparsa. Forse solo perché chi vive questa tragedia può comprendere fino in fondo cosa significhi cercare senza tregua un figlio. E noi li cercheremo sempre, Fabrizio e Marcello.

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