Recensione: L'età del dubbio

Ne abbiamo già parlato, e in quel caso ho descritto il commissario Montalbano come uno dei casi più piacevoli della letteratura giallistica attuale. Una vea e propria ode a quella che è la terra sicula. Alle ambientazioni, agli odori, alla cultura e soprattutto ai sapori.

Da poco è uscito in libreria l'ultimo episodio di Montalbano: L'età del dubbio. L'ho divorato, come spesso mi capita di fare con libri simili. Che ho trovato? Un'evoluzione. Camilleri alla sua ragguardevole età cresce, e fa crescere con se la sua scrittura ed i suoi personaggi.

Un libro forte. Diretto come pochi. Che ci mostra quanto un personaggio può mettere a nudo le debolezze umane. Salvo Montalbano si definise da solo per ciò che è: un ottimo poliziotto ed un pessimo uomo.

Camilleri ci conduce per mano lungo un libro che probabilmente è tra i più deboli come struttura. Si intuisce il finale, i sotterfugi, le macchinazioni. Ciò nonostante proseguiamo nella lettura perchè siamo sempre più affamati. Di sapere. Di vedere. La mente e l'immaginazione non girano più. Non ne hanno voglia. Preferiscono che sia l'occhio a portarci avanti.

E' questo il grande potere del libro: tramutarsi in pellicola. Montalbano risveglia quelli che sono stati, per molti di noi, i sogni proibiti. Le segrete speranze. Gli inconfessabili segreti. Ce li sbatte sul naso e li sfrutta per farci proseguire nella lettura.

Ed io, ancora una volta, ci sono cascato. Bravo Camilleri. Un ennesimo capolavoro.

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