Caso Roberto Berardi, intervista alla ex moglie Rossella Palumbo: "Il 18 dicembre fiaccolata per Roberto"

Abbiamo intervistato Rossella Palumbo, ex moglie di Roberto Berardi, che resta detenuto ingiustamente a Bata, in Guinea Equatoriale. Annunciata fiaccolata di solidarietà il 18 dicembre

Oggi è la Giornata Internazionale dei Diritti Umani, nella quale si celebra e si ricorda l'importanza della tutela di ogni essere umano, nella sua persona e nella sua dignità: un'occasione, la Giornata Internazionale dei Diritti Umani, per ricordare al mondo quanto ancora ci sia da lavorare, in ogni parte del mondo, per arrivare ad una reale tutela, ad una vera salvaguardia, dei diritti inviolabili dell'essere umano.

Diritti che vengono calpestati quotidianamente in ogni parte del mondo: da tempo noi di Blogo seguiamo con apprensione la vicenda di Roberto Berardi, riportandone la cronaca e cercando di far comprendere al meglio la drammatica situazione che vive l'imprenditore pontino incarcerato a Bata, in Guinea Equatoriale.

Truffato dal socio, il secondo vicepresidente del Paese Teodorin Obiang, incarcerato sulla base di accuse mai dimostrate e per questo condannato a 2 anni e 4 mesi di carcere (finirà di scontare la pena ad aprile), Roberto Berardi è allo stremo delle forze, dopo aver passato gli ultimi 11 mesi in cella di isolamento continuamente vessato, spesso picchiato, dalle guardie del carcere che lo affamano e ne calpestano la dignità.

Il carattere di Berardi, descritto da tutti (ex-collaboratori, amici e parenti che noi di Blogo abbiamo anche incontrato) come una persona forte e orgogliosa, incapace di piegarsi alle angherie altrui, è forse l'unico motivo per cui l'imprenditore italiano si trova ancora vivo.

Per questo noi di Blogo abbiamo deciso di dedicare la "nostra" Giornata Internazionale dei diritti umani proprio a Roberto Berardi, uno dei 3300 italiani incarcerati all'estero: il suo caso giudiziario, le torture subite e la drammatica vita da carcerato, l'inconsistenza della diplomazia italiana in Guinea Equatoriale sono tutti elementi parte della stessa drammatica storia, una storia emblema di come, nel mondo, vengano continuamente violati i diritti umani.

Con buona pace di chi sa e non fa nulla.

Intervista a Rossella Palumbo

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Come è venuta a conoscenza di ciò che stava accadendo a Roberto (suo ex-marito)?

"Noi lo aspettavamo qui in Italia, sarebbe dovuto arrivare per Natale due anni fa e invece è arrivata solo la compagna con il figlio; così abbiamo saputo che Roberto aveva avuto dei problemi ma all'inizio non sapevamo che cosa fosse successo in realtà: lo abbiamo scoperto solo parecchi giorni dopo. All'inizio lui era agli arresti domiciliari, l'ho saputo dalla sua viva voce ciò che stava accadendo: è stato prima messo in prigione, poi agli arresti domiciliari e poi nuovamente portato dentro, dove si trova tuttora. [...] All'inizio riuscivamo anche a vederlo tramite computer."

Quando è degenerato tutto?

"Le date precise non le ricordo, ma dopo 30-40 giorni è peggiorato tutto quanto: Roberto è stato preso ed è stato portato in carcere."

Le autorità della Guinea Equatoriale si sono mai messe in contatto con la famiglia?

"Mai, mai. Non ho mai sentito nessuno."

Dall'Italia, come vi siete organizzati per dare assistenza e aiuto legale a Roberto?

"Siamo andati subito alla Farnesina: in base a quello che ci hanno detto si sono subito attivati ma io qualche dubbio l'ho avuto, anche se non potevo rendermi conto di tutto quello che sarebbe successo. Capivo che era un paese molto difficile, questo lo immaginavo già, ma mi sono state dette sempre le stesse cose: 'faremo, diremo, proveremo...'. Parole un po' 'da politico', ecco. Mi sono resa conto di avere davanti più un politico che non un tecnico, la sensazione l'ho avuta subito."

Dopo due anni che fine ha fatto quella 'sensazione'?

"Purtroppo ormai io direttamente non ho più nessun contatto con la Farnesina. Dopo tanto tempo mi sono scocciata di sentire sempre le solite prese in giro: loro in realtà mettono una persona a parlare con la famiglia, ma è una persona che non ha nè potere decisionale nè facoltà di dire realmente ciò che loro stanno facendo. Ti riportano una serie di frasi fatte ma in realtà quello che fa concretamente la Farnesina io lo vengo a sapere dal senatore Luigi Manconi e non da loro.
Io non ho un metro di giudizio per poter dire 'si fa poco' o 'si fa tanto': quello che dico è che la Farnesina non è in contatto con me e non mi fa sapere nulla: io di questo mi lamento. Non ci sono persone che si occupano di Roberto che parlano con me."

Dunque se non è lei a chiedere informazioni nessuno le dice nulla, se non parole rassicuranti?

"Io ho provato fino al giorno di ferragosto dell'anno 2013: è stata l'ultima volta in cui ho provato a chiedere non solo informazioni alla Farnesina. Volevo avere un appuntamento con un responsabile, un funzionario più 'alto', ma non me l'hanno concesso. Mi hanno risposto: 'signora, siamo noi che dobbiamo parlare con lei, non il contrario'. [...] Non sono mai riuscita a parlare con un responsabile, cioè qualcuno che, ripeto, potesse avere potere decisionale."

Quindi ha interrotto i contatti?

"Mi ero stancata di essere presa in giro. Non mi piace questo tipo di rapporto con le persone."

Immagino comunque che non si sia data per vinta, che continui in qualche modo la sua battaglia.

"Io sto tutti i giorni al telefono, cerco continuamente contatti con i giornalisti per far arrivare questa storia a più persone possibili, per far venire qualcuno alla fiaccolata del 18 dicembre. Cerco giornalmente una strada per trovare una maniera per arrivare a Roberto."

Giovedì 18 dicembre prossimo una fiaccolata organizzata da parenti ed amici dell'imprenditore pontino illuminerà di speranza il centro di Latina: partendo da piazza San Marco, il corteo arriverà sino alla piazza della Prefettura per chiedere che sia fatta luce e informazione sul caso di Roberto Berardi e perchè possa, finalmente, riabbracciare la sua famiglia, i suoi amici, gli affetti.

La fiaccolata, che si terrà il 18 dicembre alle 18.30, chiamata "Un altro Natale senza Roberto" è stata lanciata dalla madre dell'imprenditore con un'intervista al Corriere di Latina: il 18 dicembre infatti si festeggia il Natale di Latina.

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Da quanto non sente più Roberto?

"Da parecchio tempo. Sta succedendo una cosa strana, spesso riusciamo a metterci in contatto ma dopo la prima frase si interrompe la comunicazione: io non riesco a parlare con Roberto. So solo che c'è, ma è tutto lì, non riesco a comunicare."

Un altro problema che la famiglia di Roberto Berardi in Italia deve affrontare riguarda la tutela dei suoi figli, che da due anni oramai non vedono più il padre e ne hanno solo frammentarie e drammatiche notizie. In questi casi infatti le famiglie dei detenuti italiani all'estero non ricevono alcun tipo di sostegno psicologico adeguato anche ad un'elaborazione efficace dei fatti di natura violenta: un sostegno che, quando c'è, ricade interamente sull'economia domestica della signora Palumbo.

"Loro da una parte sono sempre stati abituati a stare senza il padre: non è la sua mancanza fisica il problema. Il problema per loro è sapere che lui sta in quelle condizioni e, sopratutto, il fatto che nessuno fa niente: vedere che il Papa non risponde, e infatti non credono più a nulla, vedere che il governo non si muove...è stata una grossa delusione per loro. [...] Hanno molta rabbia: sono costretta ad andare con loro dallo psicologo, ma sarà possibile fino a quando la Asl me ne darà la possibilità. Il piccolo sopratutto non riesce a gestire la rabbia che sente dentro, in nessun modo: è spaventato, prova questa forte rabbia dentro e da adolescente non riesce a razionalizzarla. Ne risente quindi la scuola e tutto quello che fa. [...]"

Quali sono le vostre speranze oggi? In teoria Roberto dovrebbe terminare la pena a fine aprile.

"Da quello che ho capito dopo l'ultima volta che ho parlato con il senatore (Manconi, NDA), loro hanno perso ogni speranza di farlo uscire prima. Stanno cercando di dargli la possibilità di stare al meglio possibile, nonostante le condizioni siano quelle che sono. Tutti pensano, sono convintissimi, che Roberto verrà liberato alla fine di aprile: io non lo so, me lo auguro ma non ho tutta questa convinzione. I precedenti non ci aiutano, certa gente bisogna imparare a conoscerla: chi non è stato mai in Africa non può capire bene la mentalità. Mi riferisco alla parola, che non esiste, del Presidente della Guinea Equatoriale: tutti immaginavano che, una volta annunciata la grazia da parte sua, che Roberto sarebbe stato liberato, si pensava che la parola di un Presidente della Repubblica fosse una sola ma non è stato così.
Sono arrivate notizie che non è stata mai nemmeno firmata quella grazia. Hanno detto una marea di bugie: quando sono andata con il senatore Manconi all'ambasciata della Guinea Equatoriale a Roma l'ambasciatrice (Cecilia Obono Ndong, sorella di Teodoro Obiang, Presidente della Guinea, e zia di Teodorin, vicepresidente e 'carceriere' di Berardi, NDA) insisteva su questo fatto della grazia. Che cosa debbo dedurre se non che sono dei bugiardi?"

Quindi anche l'ambasciatrice della Guinea Equatoriale ha avuto un atteggiamento diciamo ambivalente, durante il vostro colloquio?

"Io direi proprio falso, io non sono una diplomatica e dico quello che penso. Ho dovuto sentire una lunga serie di aggettivi come 'ladro', che Roberto avrebbe rubato questo e quello. Sono stata veramente male in quell'incontro, non ho potuto dire quello che pensavo veramente: tutto il mondo sa che Roberto è innocente. [...] Mi sono sentita dire tutto questo, come anche che Roberto non era in isolamento (cosa falsa, si trova in cella di isolamento da oltre 11 mesi, NDA). Mi hanno detto che Roberto era controllato giornalmente dal medico dell'ospedale del carcere quando non esiste un ospedale in quel carcere, mi hanno detto che c'era una cartella clinica: l'abbiamo richiesta, non l'abbiamo mai ricevuta."

Noi di Blogo abbiamo chiesto per tre volte udienza all'ambasciata della Guinea Equatoriale a Roma: non abbiamo mai ottenuto risposta. Nelle nostre richieste di intervista all'ambasciatrice Obono Ndong abbiamo sempre manifestato la nostra intenzione di raccogliere testimonianze e versioni sulla vicenda che vede coinvolto Roberto Berardi, per dare ai nostri lettori un'informazione il più obiettiva possibile, ma nessuno dall'ambasciata ha mai accennato ad una risposta nei nostri confronti.

Lei mi ha fatto più volte il nome del senatore Luigi Manconi (Partito Democratico, Presidente della Commissione Diritti Umani del Senato, da me intervistato su Vita.it proprio sul caso Berardi): mi sembra che in qualche modo ci sia una parte della politica che presta orecchio al caso di Roberto Berardi.

"Ripeto: io non sono in grado di poter dire quello che uno Stato dovrebbe o non dovrebbe fare in questi casi, non ho nessuna competenza. Dico quello che ho sentito e che ho visto: il senatore Manconi mi ha detto e mi ha provato tante volte che avrebbe fatto, e lo ha fatto, tutto quello che poteva. E' stato lasciato solo, questa è la mia sensazione: non ha avuto il governo alle spalle che lo ha aiutato. Tutto ciò che ha fatto lo ha fatto con le sue possibilità, almeno questa è, ripeto, la mia impressione. [...] Sul resto, sul lavoro di altri, io guardo al risultato: dopo due anni Roberto Berardi è ancora in isolamento. Dico che Roberto Berardi è stato lasciato da solo per due anni: l'ambasciatore Pontesilli è stato solo due volte da lui, l'ambasciatrice nuova (Samuela Isopi, nominata a luglio) c'è stata una volta con la promessa che riandrà presto. Il console Spano ha cercato di andare il più possibile, in questi mesi: non vedo mai uno Stato che si impone, che si muove sinergico. [...] Vedo delle persone che chiedono: ovvio, non è che in un altro paese noi arriviamo e possiamo pretendere di fare ciò che vogliamo, però non c'è mai stata una presa di posizione forte, un'imposizione da parte della nostra diplomazia. E' questo che io non ho mai visto: richieste su richieste ma mai nessuna presa di posizione."

Mai una richiesta "forte" quindi?

"Esatto, hanno sempre fatto richieste di routine cadute nel vuoto di fronte al loro rifiuto. Non c'è mai stato qualcuno che avesse preteso di andare a trovare Roberto, qualcuno che si fosse imposto su questo nei confronti di questo Stato."

Rossella Palumbo parla con voce stanca come se i pensieri, le fatiche di due anni passati a sopportare le tragiche notizie dall'Africa e i silenzi della Farnesina, passati a cercare verità e giustizia: la donna è forte, forte di convinzioni e di un'animo mai domo, caratteristico di chi non sa darsi pace nè riposo. Anche lei, quando erano ancora sposati, ha viaggiato con il marito in Africa ed anche lei ha imparato a comprendere l'ambivalenza (in questa storia una criminale ambivalenza) che caratterizza lo spirito africano.

Si vede nei suoi occhi e si sente dalla sua voce che non ha intenzione di fermarsi un secondo, di mollare anche un solo centimetro di questa battaglia per la verità e la liberazione di Roberto Berardi, anche se altrettanto è possibile toccare con mano la stanchezza di una donna lasciata praticamente da sola a gestire emozioni, carte, contatti, prole. Una stanchezza che questa donna, a parere di chi scrive, non dovrebbe sostenere da sola.

Per questo la fiaccolata di giovedì 18 dicembre è importante: per fare sentire a Rossella Palumbo, alla famiglia ed agli amici di Roberto Berardi ed allo stesso detenuto italiano il calore, lontano, di perfetti sconosciuti che rivolgono a lui un pensiero preoccupato. Pensando anche che, a ruoli invertiti, la stessa cosa potrebbe accadere a chiunque.

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