Roma, gettò il figlio nel Tevere: confermati in Cassazione i 30 anni a Patrizio Franceschelli

I difensori del reo confesso hanno provato fino all'ultimo a far rivedere la tesi dell'infermità mentale.

Terzo e ultimo grado di giudizio per Patrizio Franceschelli. La Corte di Cassazione ha scritto la parola fine a questa tragedia familiare confermando la condanna a 30 anni di carcere per l’uomo che il 4 febbraio 2012 uccise il figlio di appena 16 mesi lanciandolo nel fiume Tevere.

Il 28enne con precedenti per droga era riuscito a sottrarre il piccolo Claudio alla madre e alla sorella della sua ex compagna, in quei giorni ricoverata in ospedale per una grave depressione, e lo portò via con sé. Nella fuga raggiunse Ponte Mazzini lanciò il piccolo nelle acque fredde del fiume Tevere.

L’arresto fu immediato, così come l’iter giudiziario: nel dicembre 2012 arrivò la condanna in primo grado a 30 anni di carcere per omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela, e poco meno di un anno dopo arrivò anche la conferma della Corte d’Assise d’Appello.

Ieri, quasi tre anni dopo il delitto, la Cassazione ha confermato la condanna: Franceschelli, reo confesso e in carcere dal giorno del suo arresto, deve scontare 30 anni dietro le sbarre. Una perizia stabilì che il giovane, al momento dei fatti, era lucido e cosciente.

Il corpo del piccolo fu recuperato un paio di mesi dopo, il 29 marzo 2012, a Fiumicino, nei pressi della foce del Tevere.

Ora che la condanna è diventata definitiva, il padre killer dovrà anche risarcire le parti civili, la madre e la nonna del bimbo e il Comune di Roma.

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