Migranti, sgominata banda di trafficanti di uomini

L'organizzazione criminale operava in Italia, Libia, Eritrea ed altri stati nordafricani

11 cittadini eritrei sono stati arrestati ieri dalla polizia di Stato, con squadra mobile e Sco, coordinata dalla Procura di Catania: sono accusati, a vario titolo, di essere veri e propri trafficanti di uomini in fuga dalla disperazione del corno d'Africa.

Gli arrestati, secondo gli inquirenti, farebbero parte della più grande organizzazione transnazionale dedita al traffico di disperazione, organizzatori e imprenditori del settore "viaggi della speranza": l'organizzazione operava in Italia, Libia, Eritrea ed altri Stati nordafricani e favoriva l'immigrazione clandestina in Europa, con sbarchi nel nostro Paese. Tra gli arrestati ci sarebbe anche l'esponente ai vertici dell'organizzazione, che è stato catturato in Germania.

Secondo quanto riporta laRepubblica gli arrestati sarebbero Filipos Abraha, 19 anni, Abdallah Mahammed Ali, 24 anni, Munire Omer Ibrahim, 19 anni e Efrem Goitom, 18 anni sono stati arrestati a Catania. Omar Ebrahim, 26 anni, Abdullatif, 26 anni, Suleman Ibrahem, 30 anni Kibrom Khasay, 28 anni, Mahmud Seid Mahamud Kar, 28 anni e Measho Tesfamariam, 28 anni sono stati rispettivamente arrestati a Roma, Milano, Monza, Marsala e in Germania. Arrestato anche Yemane Andemarian, 38 anni, ritenuto responsabile dei reati di sequestro di persona e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Secondo la procura di Catania, che ha coordinato l'intera inchiesta cui è stato dato il nome Tokhla, "sciacallo" in eritreo, infatti metà dei viaggi di migranti in partenza dalla Libia erano reclutati da questa organizzazione, che per nazionalità era "specializzata" nel traffico di esseri umani dal Corno d'Africa (la zona del Continente africano dalla quale provengono la maggior parte dei migranti, che fuggono dal regime eritreo e dalle carestie endemiche in quelle zone).

L'inchiesta della Procura distrettuale di Catania ha fatto luce anche su un naufragio che ha provocato la morte di 244 persone, tutti eritrei, e liberato alcuni stranieri rinchiusi in un basso della città etnea: nove cittadini sedicenti somali, di cui 8 minorenni, clandestini sul territorio nazionale.

"Si tratta di una organizzazione che ha dato luogo a moltissimi viaggi nel periodo in cui è stata sotto monitoraggio, cioè a partire dal maggio scorso. Sono stati contati almeno 23 viaggi che sono riferibili a questa organizzazione e uno di questi, purtroppo, è quello che portò al naufragio di una imbarcazione con a bordo il numero non ancora precisato di persone morte. Si tratta di una operazione importante che colpisce livelli elevati di questa organizzazione. [...] Nel corso dell'operazione delle misure cautelari è stato trovato a Catania un appartamento che veniva utilizzato per 'custodire' i minori che venivano sequestrati in attesa del pagamento del prezzo della traversata per poi farli 'filtrare' verso i luoghi di destinazione, presso parenti in altre zone d'Italia o d'Europa. [...] E' emerso inoltre che gli organizzatori del traffico mettevano deliberatamente i migranti in condizioni di pericolo al fine di obbligare le autorità italiane ad intervenire per porre soccorso e quindi diminuire i costi dell'organizzazione evitando il 'problema' dell'accoglienza quando i migranti arrivano nel nostro Paese. Per questo, ancor di più è importante colpire queste organizzazioni che utilizzano in modo strumentale ed ignobile l'obbligo internazionale di soccorrere le persone che sono in pericolo in mare. [...] in questa operazione e neppure in altre non e' emerso alcun collegamento con la criminalità organizzata locale".

ha spiegato il procuratore etneo Giovanni Salvi, a margine della conferenza stampa in merito all'operazione.

More than 500 migrants arrived in Palermo, Italy aboard the

L'inchiesta della procura di Catania fa il paio con la maxi-inchiesta romana sulla Mafia Capitale, che ha portato all'arresto di oltre 30 persone: un filone di questa seconda indagine riguarda proprio la gestione dei centri di accoglienza, al 70% popolati da cittadini eritrei in attesa di asilo: un anello della stessa catena, che dall'Africa arriva direttamente nelle stanze dei bottoni della Capitale.

Un arresto che arriva a pochi giorni dall'inizio delle trattative per il Processo di Khartoum, che nelle intenzioni del governo italiano è atto a ridurre i flussi migratori in partenza dal corno d'Africa tramite finanziamenti e progetti di cooperazione nei paesi africani di partenza: alla conferenza era presente anche una rappresentanza del sanguinario e repressivo governo eritreo, paese dal quale arriva la maggior parte dei migranti.

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