Costa Concordia, Pm ricorrono in appello: "La pena per Schettino non è congrua"

Francesco Schiettino è stato condannato a 16 anni, ma è libero perché non c'è il pericolo di fuga.

21 settembre 2015 - I Pm Maria Navarro, Alessandro Leopizzi e Stefano Pizza hanno deciso di presentare il ricorso in appello contro la sentenza con cui lo scorso febbraio Francesco Schettino è stato condannato a 16 anni per il naufragio della Costa Concordia. Secondo i procuratori di Grosseto la pena stabilita per l'ex comandante non è congrua.

Le motivazioni della sentenza contro Schettino


13 luglio 2015

- Francesco Schettino sapeva che c'erano altre persone a bordo della Costa Concordia quando salì sulla scialuppa di salvataggio per mettersi in salvo e lo fece con la precisa intenzione di non risalire sull'imbarcazione di cui era comandante. Lo si legge nelle motivazioni della sentenza con cui è stato condannato a 16 anni in cui è scritto anche che nel momento in cui l'imputato lasciò definitivamente la nave, "la situazione era tale da rendere impossibile, o comunque difficile per i passeggeri ancora a bordo trovare la salvezza".

Schettino resta in libertà nonostante la condanna


8 aprile 2015

- Il tribunale del riesame di Firenze ha deciso: Francesco Schettino resta in libertà. La richiesta avanzata dalla Procura di Grosseto contro l’ordinanza del tribunale che aveva già respinto la richiesta di arresto in carcere per l’ex comandante è stata respinta lo scorso 4 aprile, ma la notizia è stata diffusa soltanto nelle ultime ore.

A questo punto la Procura potrà ricorrere in Cassazione, ma la decisione non è ancora stata presa. Maria Navarro, procuratore capo facente funzione di Grosseto, ha preferito non commentare la sentenza, precisando però:

Dobbiamo valutare bene se ricorrere in Cassazione. Lo valuterò insieme ai colleghi nei prossimi giorni.

Arresto Schettino, il Tribunale si riserva di decidere entro 5 giorni

19.35 - Il tribunale del Riesame di Firenze si riserva, in merito alla richiesta di arresto di Francesco Schettino, di decidere entro i termini di legge: presumibilmente entro 5 giorni.

In aula, il legale dell'ex Comandante della Costa Concordia ha detto oggi: "Schettino non ha nessun interesse a fuggire perché fuggire vorrebbe dire non difendersi".

25 marzo 2015 - Al via l'udienza al tribunale del riesame, chiamato a decidere sul ricorso con cui la procura di Grosseto chiede l'arresto in carcere di Francesco Schettino. Il comandante della Costa Concordia non si è presentato in aula a Firenze. Sono presenti, invece, al Palazzo di Giustizia, i pm di Grosseto Alessandro Leopizzi e Stefano Pizza e i difensori dell'imputato, gli avvocati Donato Laino e Saverio Senese.

I pm temono una fuga di Schettino, dopo la condanna a 16 anni, e per questo motivo insistono nel chiedere l'arresto. Al centro del dibattito ci saranno anche i contatti con la trasmissione televisiva Le Iene per un'ipotetica partecipazione del condannato all'Isola dei Famosi.

26 gennaio 2015 - Sono arrivate oggi le richieste ufficiali della procura per Francesco Schettino unico indagato per il naufragio della Costa Concordia. Ebbene, il pm Stefano Pizza lo ha definito un "incauto idiota" ossia colui che "si sente bravo e invece provoca una situazione di pericolo e un danno" e che "somma all'ottimismo la sopravvalutazione delle proprie capacità". In totale sono stati chiesti 26 anni di reclusione, così suddivisi: 9 anni per naufragio colposo aggravato, 14 anni per omicidio colposo plurimo aggravato, più tre anni per i reati tra loro legati da continuazione di abbandono nave e abbandono di persone incapaci. Inoltre a questa pena si aggiungono tre mesi di arresto per omessa comunicazione alle autorità marittime e le pene accessorie di interdizione perpetua dai pubblici uffici e interdizione temporanea dai titoli professionali marittimi.
La Pm Maria Navarro, che ha letto le richieste, ha fatto notare che, considerata la gravità dei fatti, la pena richiesta non è affatto esagerata.

Oggi Schettino non era presente, ma c'era il suo avvocato Donato Laino che ha commentato dicendo che al suo assistito hanno dato quasi l'ergastolo neanche fosse Pacciani, poi ha aggiunto:

"Il fatto che a distanza di tre anni si vada a chiedere l'arresto, dopo che nel 2012 la Cassazione ha respinto la stessa richiesta degli stessi pm è la ciliegina sulla torta"

Secondo l'accusa c'è il rischio che Schettino possa fuggire, ma l'avvocato Laino lo difende:

"Il rischio di fuga è inesistente. Le esigenze sono identiche. Il mio assistito venerdì scorso era qui"

Al suo avvocato Schettino, dopo aver ascoltato le richieste dell'accusa, ha detto:

"Sono attonito, se vogliono arrestarmi sono qui"

Procura intenzionata a chiedere 20 anni per Schettino


3 dicembre, ore 13.18 -

Continua il processo grossetano sul naufragio della Concordia e continuano le dichiarazioni in Aula dell'unico imputato del disastro, il comandante Francesco Schettino.

Questa mattina il comandante si è presentato in Aula per rispondere ad un interrogatorio:

"Schettino, perché non dette subito l'emergenza generale?"
"Volevo far arrivare la nave più possibile sotto l'isola, altrimenti se avessimo dato i 7 fischi brevi e uno lungo, con le vibrazioni che c'erano state, la gente si sarebbe buttata in acqua. [...] sapevo esattamente i tempi di scarroccio della nave, io conoscevo bene la Concordia, volevo fare in modo che la nave si avvicinasse all'isola e poi allora dare l'emergenza generale. Il danno era ormai fatto. Andava mitigato."

Il pm Leopizzi ha insistito molto sia sul ritardato allarme che sui messaggi rassicuranti che venivano diffusi dagli altoparlanti, cosa che Schettino ha spiegato come un tentativo di evitare di far prendere dal panico le persone.

Sulla nave, ha detto, "io, come comandante, sono il primo dopo di Dio". Schettino lo ha detto al pm Alessandro Leopizzi mentre spiegava come agì nelle fasi successive all'impatto contro gli scogli del Giglio.

Costa Concordia, Procura chiederà 20 anni per Schettino

Francesco Schettino, unico imputato nel processo per il naufragio della Costa Concordia, ha parlato al Teatro Moderno di Grosseto, ascoltato dal pm Alessandro Leopizzi. L’ex comandante della nave naufragata nel gennaio 2014 ha spiegato che l’inchino al Giglio fu una manovra pensata per “prendere tre piccioni con una fava”: 1) fare un favore al comandante in pensione, con casa sull’isola, Antonio Palombo, 2) fare un favore al maître della nave, Antonio Tievoli, 3) ottenere un risultato di utilità commerciale. Due crociere prima del fatale passaggio del 13 gennaio 2012 era stato chiesto un inchino di omaggio per il comandante Palombo, una manovra che venne ricordata a Schettino da Tievoli su mandato del comandante Bosio “per ricucire i rapporti” con il vecchio comandante in pensione.

L’utilità “commerciale”, invece, era quella di approcciare l’isola per accontentare gli ospiti a bordo. Una manovra di “immagine” per nulla utile all’attività di navigazione.

Schettino ha poi ribadito di non avere effettuato la manovra per fare “colpo” su Domnica Cemortan, poiché la donna, al momento dell’impatto si trovava in plancia di comando insieme a Tievoli.

Non avvisai nessuno perché non era prevista alcuna fermata. Non era una navigazione commerciale o turistica. Si è trattato di una accostata. Se avessimo dovuto fermarci tutto sarebbe stato diverso,

ha detto Schettino ricordando che i passaggi sotto costa “si sono sempre fatti”. Il principale imputato ha parlato in qualità di teste della difesa ed è stato ascoltato dal pm Alessandro Leopizzi.

Secondo quanto riferito dal procuratore Francesco Verusio, la Procura di Grosseto è intenzionata a chiedere oltre 20 anni di carcere per Schettino come responsabile del naufragio della Concordia. Per i vari reati, Schettino potrebbe essere condannato a circa 22 anni.

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Via | Sole 24 Ore

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