Omicidio Pasolini: la nuova ricostruzione di Pino Pelosi

"Erano in sei e in due lo hanno ucciso". Le tracce del Dna ritrovate sembrano confermare la versione di Pino La Rana.

Le nuove tracce di dna che sono state ritrovate sui vestiti di Pierpaolo Pasolini, il registra, scrittore, intellettuale nato a Bologna e ucciso il 2 novembre 1975, sembrano confermare la versione dei fatti secondo la quale non ci fu un solo assassino, ma l'omicidio fu opera di più complici. L'analisi del dna è stata fortemente voluta dal cugino della vittima, Guido Mazzon, che ha fatto riaprire il caso nel 2010 con la denuncia dell’avvocato Stefano Maccioni. Ora i codici genetici sarebbero stati abbinati a dei nomi che la Procura ha inserito in una lista di sospettati, non ancora indagati. Una tesi che quindi potrebbe confermare la ricostruzione fatta da Pino Pelosi, colui che ha pagato per l'omicidio di Pasolini ma che da tempo si proclama innocente, dicendo di essere innocente e di essere stato costretto a farsi carico dell'omicidio dai veri responsabili.

"Erano in sei quella notte all'idroscalo di Ostia. Mentre uno mi teneva bloccato, in due hanno iniziato a picchiare Pasolini con mazze e bastoni. Lo sentivo gridare aiuto, poi è finito a terra e un'Alfa uguale a quella che lui guidava lo ha investito", questo è quanto "Pino La Rana" ha raccontato al pm Francesco Minisci, che l'ha convocato come persona informata dei fatti. "Non sono stato io, è stato un agguato", ha ribadito Pelosi, che secondo i magistrati, però, sarebbe un complice degli assassini.

Pelosi, nel corso degli anni, ha più volte cambiato la versione dei fatti, ma solo poco più di un mese fa aveva confermato - dopo aver smentito in altre occasioni - di aver frequentato Pasolini, in una puntata di Storie Maledette. Versione confermata anche in questa occasione: "Conoscevo Pasolini da qualche mese, quella sera mi passò a prendere alla stazione Termini. Salii in macchina e andammo a mangiare al ristorante Biondo Tevere. Poi ci siamo incamminati verso Ostia. Ci siamo fermati a fare benzina e in quel momento ho visto una motocicletta. Quindi siamo andati all'Idroscalo".

E qui che la versione di Pelosi non combacia con quella degli investigatori, che continuano a ritenerlo colpevole che ma che danno sempre più credito alla teoria dell'agguato: "Appena parcheggiata la macchina sono sceso a fare pipì. In quel momento, un uomo con la barba mi ha afferrato da dietro e dopo avermi dato un pugno in faccia mi ha preso per il collo e mi ha detto di restare fermo. A quel punto dalla Fiat 1300 sono scese due persone, che hanno massacrato di botte Pasolini e con le mazze in mano lo hanno colpito a ripetizione. Dopo ho visto un faro di una moto e poi è arrivata anche l'Alfa Gt che l'ha investito".

Ma c'è di più, perché Pelosi fa anche i nomi di quelli che secondo lui sarebbero gli assassini di Pasolini: "Pasolini è stato ucciso da tre persone. Erano romani. Due erano i fratelli Borsellino. È stato vittima di un agguato studiato in ogni dettaglio. Lo convinsero ad andare a Ostia con la scusa di trattare la vendita delle pizze del film Salò, rubato tempo prima. Lui aveva con se i soldi. Era una scusa per tendergli un imboscata".

Pier Paolo Pasolini

  • shares
  • Mail