Musei del Crimine: il MUCRI di Roma - Seconda parte

MUCRI

Come vi abbiamo anticipato mercoledì, termina oggi la nostra visita al Museo criminologico di Roma, situato nelle ex prigioni del palazzo del Gonfalone, nell'omonima via nei pressi di Corso Vittorio.

Dopo le inquietanti ghigliottine e gli strumenti di tortura utilizzati nel Medioevo, ci spostiamo al piano superiore, interamente dedicato all'Ottocento e più precisamente all'evoluzione del sistema penitenziario in quel periodo.

Colpiscono subito gli studi del criminologo e antropologo italiano Cesare Lombroso, morto all’inizio del Novecento, che misurò forma e dimensione del cranio di numerosi criminali, rintracciando delle caratteristiche comuni a tutti i soggetti esaminati e sostenendo quindi che ogni criminale possiede sin dalla nascita dei tratti somatici anti-sociali, come l’asimmetria del cranio, la forma degli zigomi o la distanza tra i denti. Teoria oggi del tutto infondata.

Si passa poi agli attentati politici dove sono esposti, tra gli altri, il cervello e i diari di Giovanni Passannante, l’anarchico italiano che nel 1878 attentò alla vita dell’allora re d’Italia Umberto I di Savoia, e la pistola con cui quest’ultimo fu ucciso nel 1900 da Gaetano Bresci.
Cesare Lombroso
la \"saponificatrice\" di Correggio
studi di Lombroso

C’è poi una interessante parte dedicata alla storia delle tecniche d'identificazione dei colpevoli e un breve excursus sulla nascita e l’evoluzione del manicomio criminale, con diversi reperti, fra cui un letto di contenzione, provenienti dal manicomio di Aversa.

Il terzo piano è invece dedicato ai grandi crimini del Novecento, con gli strumenti utilizzati dalla saponificatrice di Correggio Leonarda Cianciulli, e la pistola calibro 9 “Fegyverzyar” utilizzata nel 1948 dalla contessa Maria Pia Bellentani per uccidere il suo amante.

Da vedere anche i rudimentali coltelli usati dagli ergastolani evasi dal carcere di Alghero nel 1945, le armi della banda Casaroli e gli effetti personali di Antonietta Longo, la “decapitata di Castelgandolfo”, vittima di uno dei delitti più atroci della cronaca italiana.

La visita al museo si chiude con una sala dedicata a furto, ricettazione e contrabbando, in cui sono esposte fedeli copie di celebri dipinti di Dalì e De Chirico, ma anche bauli a doppio fondo e il telaio vuoto di una bicicletta usata per contrabbandare alcol.

Per chiunque fosse interessato a visitare il museo, ecco i contatti:

Via del Gonfalone, 29 - 00186 Roma
tel. 06 68899442 - fax 06 68215347
www.museocriminologico.it

Non ne rimarrete delusi.

Gaetano Bresci
il cervello di Giovanni Passannante

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