Amore Criminale puntata del 17 novembre 2014: la storia di Rosi Bonanno

Nella quinta puntata di Amore Criminale la tragica storia di Rosi Bonanno, uccisa il 10 luglio 2013 dall'ex compagno Benedetto Conti.

La puntata di Amore Criminale andata in onda ieri sera, lunedì 17 novembre, ci ha raccontato la terribile storia di Rosi Bonanno, uccisa a soli 26 anni il 10 luglio 2013 a Palermo dall’ex compagno, Benedetto Conti.

Una storia, quella tra Rosi e Benedetto, nata quattro anni prima e quasi subito degenerata in violenza. Rosi ha 22 anni quando nel 2009 incontra per la prima volta Benedetto e se ne innamora a prima vista. La ragazza è impegnata con un’altra persona, ma la sua storia si conclude poco dopo e in questo frangente Benedetto si insinua nella sua vita.

I genitori di Rosi, però, non vedono di buon occhio quella relazione: Benedetto ha sedici anni in più della ragazza, non ha voglia di lavorare, e si mantiene con piccoli lavori saltuari. Inoltre ha dei precedenti penali per delitti contro il patrimonio. Ma Rosi non sente ragioni: vuole stare con lui.

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La ragazza, molto timida sin da piccola, ha una personalità molto fragile, ma in Benedetto sembra trovare tutte le ragioni per opporsi alla sua famiglia. Così Rosi, dopo una lite con il padre, mette in atto la classica “fuitina”. Benedetto non ha soldi per mantenerla e la coppia vive per qualche settimana in auto in condizioni molto precarie.

Saranno i genitori di Rosi a trovargli una sistemazione in un appartamento non lontano dalla loro casa, pagando gran parte dell'affitto e delle bollette. Dopo un breve periodo di convivenza Rosi scopre la vera personalità del compagno, che non ha nessuna voglia di lavorare e provvedere alla famiglia e che, ad ogni rimostranza, della ragazza reagisce con violenza brutale.

La relazione tra i due è costellata da una lunga serie di allontanamenti e riavvicinamenti, da scontri sempre più cruenti e da trasferimenti continui da una casa all’altra. Dopo la nascita del figlio, il conflitto tra Rosi e Benedetto si sposta su un altro piano: quello dell’affidamento del bambino. Per Rosi il benessere del figlio rappresenta una necessità primaria, mentre Benedetto sembra sfruttare quella presenza per condizionare le scelte della compagna.

Nessuno dei due ha la possibilità di provvedere in autonomia al bambino - del quale si occupa economicamente in prevalenza la famiglia di Rosi, nei limiti del possibile - e il Tribunale, per dirimere i frequenti e violenti dissidi, affida di volta in volta il minore alla famiglia di uno dei due.

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Questo conflitto permanente, accompagnato da botte e insulti, mette a dura prova la personalità di Rosi che in un’occasione, vedendosi impossibilitata da Benedetto a far visita al figlio, ha una crisi e minaccia il suicidio. Dopo essersi ripresa e aver affrontato un percorso in un reparto psichiatrico, Rosi riesce, con l’aiuto dei genitori, a vedersi riaffidato il bambino e, nel gennaio 2013, a rompere con Benedetto. L’uomo non accetta la decisione e nei 7 mesi successivi si presenta molte volte a casa dell’ex, molestando e minacciando lei e la sua famiglia.

Il 10 luglio 2013, Benedetto sorprende Rosi a casa da sola con il figlio e dopo un violento litigio afferra un coltello e la colpisce per 17 volte lasciandola esanime sul pavimento. Sarà il padre della ragazza a trovare sua figlia in una pozza di sangue e a chiamare le forze dell'ordine.

Benedetto viene arrestato dopo una breve fuga e condannato a 30 anni per omicidio.

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