Nigeria, 48 miliziani di Boko Haram decapitati

Dopo le violenze di Boko Haram ci sono quelle dell'esercito che reprime le violenze jihadiste dei seguaci di Shekau: tra i buoni e i cattivi non c'è più differenza.

Stretta nella morsa della morte di Ebola e terrorismo islamico, la Nigeria piange ogni giorno vittime di morte violenta: la lunga e durissima campagna repressiva nel nord del Paese, con l'esercito inviato a reprimere con durezza le scorribande della setta islamista Boko Haram, ha oramai contorni ben definiti e macchiati di sangue.

Il 1 novembre scorso Abubakar Shekau ha inviato un nuovo video, che vi proponiamo in testa a questo post, nel quale comunica di avere spostato le 200 ragazze rapite, delle quali l'esercito nigeriano aveva annunciato la liberazione (più e più volte). La notizia vera data da Shekau è il rapimento di un cittadino tedesco che lavorava in un istituto tecnico a Gombi, un centinaio di chilometri da Adamava, capitale dello Stato del Bauchi (il rapimento è del 16 luglio scorso).

Sono notizie che siamo in grado di scrivere grazie a fonti confidenziali, pochi articoli di giornale e un fact-checking rigoroso, ma proprio per questo sono anche notizie che vanno commentate il meno possibile e riportate così come le abbiamo ricevute: dal 3 di ottobre nel nord della Nigeria (a Potiskum, Yobe, e a Biu, un villaggio che dista più o meno 185 chilometri da Maiduguri, capitale dello Stato del Borno, nel nord-est della Nigeria) si denunciano violenze indicibili da parte dello stesso esercito che era stato inviato da Abuja per proteggere la popolazione.

Tutto è iniziato proprio il 3 ottobre quando a Potiskum un kamikaze si è fatto esplodere uccidendo 15 musulmani sciiti che hanno partecipato al tradizionale corteo del giorno dell’Ashura: la notizia è stata riportata dall'agenzia France Presse con i dovuti condizionali e solo ieri sono state pubblicate poche foto che testimoniano quei terribili attimi (le proponiamo qui di seguito ma ne sconsigliamo la visione alle persone sensibili).

Nigeria, Potiskum: kamikaze uccide 15 persone


Oltre ai 15 morti per l'attentato sembra che i militari nigeriani abbiano in seguito aperto il fuoco, uccidendo altre 5 persone, ma questa notizia non è stata confermata dall'esercito nè dal governo di Abuja. Tuttavia non sarebbe la prima volta che l'esercito nigeriano approfitta delle violenze islamiste nel nord del paese (a maggioranza musulmana, nella cui comunità internazionale c'è un regolamento di conti apertissimo, dalla Siria fino allo Yemen passando dalla Somalia alla Nigeria) per una opera di vera e propria pulizia etnica a danno dei musulmani.

Quello che invece sappiamo con certezza è il tragico fatto di sangue, che si lega al primo proprio per il lavoro di repressione e controllo dell'esercito, questa volta a Biu, nello stato di Borno (di fatto quasi interamente controllato da Boko Haram): 41 persone sospettate di appartenere alla setta sono state uccise e poi decapitate, durante un’azione congiunta tra militari e un gruppo di vigilanza (Civilian Joint Task Force, detto Civilian JTF).

Delle violenze della Civilian JTF avevamo già scritto qualche settimana fa, quando Amnesty International denunciò le barbarie commesse da militari e paramilitari nel nord della Nigeria: catturate le persone sospettate di essere membri della setta Boko Haram, queste venivano sgozzate e gettate in fosse comuni.

Questa volta sembra invece che l'orrore si sia spinto un filo oltre dimostrando ancora una volta che non c'è limite alla violenza: il quotidiano nigeriano Vanguard, l'unico per il momento a parlarne chiaramente, scrive che 50 miliziani islamisti sono stati avvistati mentre trasportavano alcune capre e pecore su un camion: catturati in 41 dopo un lunghissimo scontro a fuoco, le loro teste sono state infilzate su dei pali:

"Abbiamo infilzato le loro teste, volevamo che la popolazione vedesse che i Boko Haram sono persone, non bestie. Non deve aver paura di loro, anzi, dovrebbe raggiungere il nostro corpo di vigilanza per combatterli, invece di temerli.
[...] Nessun soldato è stato ferito o ucciso. Mentre si parla di colloqui di pace tra il nostro governo e la setta, loro continuano ad uccidere, a minacciare. Sono nemici dell’islam, della Nigeria."

Con queste parole Umar Hassan, membro del gruppo di vigilanza Civilian Joint Task Force, ha descritto al quotidiano nigeriano i motivi della barbarie, che mette sul medesimo piano umano vittime ed esecutori.

CAMEROON-NIGERIA-UNREST

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