Quando la giustizia fallisce: Pietro Maso in semilibertà

Probabilmente lo ricorderete in molti, anche perchè non più tardi di sei mesi fa era apparso un articolo su una suo presunta love story con una ragazza che, per evitare di dare un dispiacere ai genitori "che non avrebbero capito", descriveva la bontà di Pietro Maso.

Adesso grazie all'indulto, alla buona condotta ed ai programmi rieducativi Pietro Maso, il ragazzo che nel 1991 massacrò i genitori per poter fare la bella vita ereditando il denaro di famiglia, Pietro Maso è stato ammesso al regime di semilibertà.

Per chi non lo ricordasse Pietro Maso, con la complicità di Giorgio Carbognin (18 anni), Paolo Cavazza (18 anni) e Damiano Burato (al tempo minorenne) organizzò la morte dei genitori, che vennero massacrati nella loro villetta dal figlio e dai complici.

Era la notte tra il 17 ed il 18 Aprile. Maso si incontra con gli amici per mettere a punto gli ultimi dettagli di un omicidio che hanno studiato per mesi.
Attendono in casa il rientro dei coniugi, poi li massacrano a colpi di padelle, tubi, un bloccasterzo e calci. Per terminare la madre Maso tenta addirittura di con del cotone e un sacchetto di nylon. L'agonia dei due dura per 53 minuti. Poi la fine.

Subito dopo l'omicidio i ragazzi, per avere un alibi, vanno in discoteca a ballare. Solo alle 2 del mattino Pietro Maso torna a casa per "scoprire" i corpi dei genitori. Avverte un vicino per avvalorare la sua storia, dicendogli di aver visto due gambe mentre saliva le scale.

Le indagini si orientano sulla rapina finita male, ma gli inquirenti vengono presto insospettiti dall'atteggiamento del ragazzo e dalle modalità del delitto, che non trovano conferma in quelli che sono i modus operandi classici.

Concentrano allora l'attenzione su Maso, che dopo parecchie contraddizioni cede e ammette il duplice omicidio. Adesso, a distanza di anni, Maso esce di carcere, mentre la giustizia si becca l'ennesimo schiaffo.

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