Trattativa Stato-mafia: il testo integrale della deposizione di Napolitano

Giorgio Napolitano ha risposto a tutte le domande compresa quella posta dall'avvocato di Totò Riina che non era stata ammessa dalla Corte d'Assise

Aggiornamento 31 ottobre 2014, ore 13.24 - E' stata depositata la trascrizione della testimonianza resa dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel processo per la trattativa Stato-mafia. La trascrizione, in tutto 86 pagine, è stata depositata nella cancelleria della Corte di Assise, a disposizione delle parti.

Di seguito vi proponiamo il testo integrale:

Udienza Giorgio Napolitano - trattativa Stato mafia

Il capo dello Stato aveva risposto per tre ore alle domande dei pubblici ministeri e dell'avvocato di Totò Riina, senza mai avvelersi delle sue prerogative di riservatezza: al termine dell'udienza il Quirinale aveva chiesto una celere trascrizione per rendere edotta la pubblica opiione.

Trattativa Stato-mafia, Napolitano: "Non sapevo di accordi"

ore 15.06 - Si è conclusa alle 13.40 la deposizione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha testimoniato davanti alla Corte d’Assise di Palermo, trasferita a Roma, per il processo sulla trattativa tra stato e mafia. La deposizione del Capo dello Stato è durata tre ore, con inizio alle 10.40. I giudici della corte d’Assise e gli avvocati delle parti civili e degli imputati hanno interrogato il capo dello Stato al Quirinale.

Napolitano avrebbe risposto a tutte le domande, fra cui una posta dal legale rappresentante di Totò Riina che non era stata ammessa dalla Corte: quella relativa al collegamento fra sé medesimo e Scalfaro quando fece il discorso del "non ci sto", nel quale collegava i servizi segreti alle bombe. Secondo le prime informazioni, la parola “trattativa” non sarebbe stata mai pronunciata.

Napolitano ha detto di non avere mai avuto informazioni su accordi fra lo Stato e la criminalità organizzata per fermare le stragi. Inoltre non ha accennato al fatto di essere stato oggetto di potenziali attentati nel ’92 e nel ’93. Il legale dell’ex generale Mario Mori (l’uomo che sarebbe stato l’interlocutore politico della mafia all’epoca della trattativa) non ha fatto domande a Napolitano “per rispetto istituzionale”.

L’avvocato Luca Cianferoni, avvocato di Riina, ha sottolineato come Napolitano abbia

consultato delle carte durante la deposizione: lui ha avuto modo di avere quelle carte che il 15 ottobre sono arrivate dai pm di Firenze e che a noi parti private hanno richiesto una certa attività. Questo un teste normale non può farlo.

Riguardo al 41 bis Napolitano avrebbe detto di essere stato un semplice spettatore, non essendo un giurista. Due sono i temi proibatori al centro della deposizione resa dal Capo dello Stato: la lettera scritta a Napolitano nel 2012 dal suo consigliere giuridico Loris D'Ambrosio, dopo essere stato sentito dai pm di Palermo e le informative riservate degli apparati di sicurezza su un progetto mafioso di attentare, tra il 1993 e il 1994, alla vita di Napolitano e di Giovanni Spadolini, che all'epoca erano, rispettivamente, presidenti della Camera e del Senato.

Nella lettera, inviata da D’Ambrosio a Napolitano poco prima di morire d’infarto, l’ex magistrato aveva manifestato il timore di poter essere ritenuto “utile scriba di indicibili accordi”.

Martedì 28 ottobre, ore 10:11 - La Corte d’Assise di Palermo che oggi interrogherà il presidente Giorgio Napolitano è giunta al Quirinale, dove verrà raccolta la deposizione del Capo dello Stato. Nel palazzo sono presenti anche i pubblici ministeri del pool che sostiene l'accusa, gli avvocati degli imputati e delle parti civili. Davanti al Quirinale attendono i giornalisti che non potranno assistere alla deposizione. Saranno circa venti le domande che i pm porranno a Napolitano. Il presidente della Corte, Montalto, dovrà giudicare sull'ammissibilità di ogni domanda.

Agli atti documentazione su Borsellino

Sabato 25 ottobre - Che Paolo Borsellino fosse nel mirino di Cosa Nostra all'indomani della strage di Capaci era cosa nota a tutti, anche all'epoca dei fatti, ora però agli atti del processo sulla "trattativa" Stato-mafia vengono messi dei documenti del giugno 1992 in cui il comando dei Carabinieri informava il servizio segreto militare che Borsellino "correrebbe seri pericoli per la sua incolumità a causa delle ultime inchieste sulla mafia trapanese che, fortemente colpita dai recenti successi investigativi, ha di molto ridotto la propria credibilità in seno ai vertici dell’organizzazione".

Nel mirino di Cosa Nostra, secondo la nota, anche i politici Calogero Mannino e Salvo Andò.

L'avvocato di Riina potrà interrogare Napolitano

24 ottobre

– L'avvocato di Totò Riina potrà interrogare, il 28 ottobre, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al processo sulla trattativa Stato-mafia. Lo ha deciso la Corte d'Assise che ha accolto l'istanza del difensore. Il legale potrà domande a Napolitano su quanto accadde fra il 1993 e il 1994, quindi su temi nuovi rispetto a quelli originariamente stabiliti dai giudici.

16 ottobre - La Procura di Palermo ha depositato una nota al processo sulla trattativa Stato-mafia dalla quale emerge che nell'agosto del 1993 il Sismi informò i ministeri dell'Interno e della Difesa, i carabinieri, la Guardia di Finanza e il Sisde che c'era un serio rischio di attentati nei confronti di Giorgio Napolitano e Giovanni Spadolini che allora erano presidenti rispettivamente di Camera e Senato. Il Sismi aveva avuto questa informazione da una fonte confidenziale nel periodo delle bombe di Firenze, Milano e Roma. Ora i pm stanno cercando di capire se ci sia un nesso tra i luoghi scelti, ossia San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano e questo progetto di attentati a Napolitano e Spadolini.

15 ottobre - I cronisti di tutte le testate avranno la possibilità di seguire in videocollegamento l’audizione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al processo sulla trattativa tra Stato e mafia, in programma il prossimo 28 ottobre al Quirinale. La seconda sezione della Corte d’Assise di Palermo, infatti, ha accolto la richiesta presentata dall’Ordine dei giornalisti di Sicilia, relativa alla possibilità per i cronisti di tutte le testate, di seguire la deposizione del capo dello Stato.

Il collegio ha concesso il “nulla osta, fatte salve le determinazioni della presidenza della Repubblica, alla chiesta realizzazione di un collegamento video e o audio tra la sala nella quale sarà assunta la testimonianza ed una postazione esterna riservata alla stampa”.

9 ottobre - I boss Totò Riina e Leoluca Bagarella non potranno assisterein videoconferenza alla deposizione di Giorgio Napolitano al processo sulla Trattativa Stato-Mafia, che si terrà al Quirinale il prossimo 28 ottobre: a deciderlo è stata la Corte d'Assise di Palermo, che ha quindi respinto la richiesta dei legali dei due boss, così come quella dell'ex ministro Nicola Mancino. Anch'egli aveva chiesto di poter assistere.

La questione della presenza o meno degli imputati all'udienza del 28 ottobre riguardava anche la validità del processo. Non esiste una norma specifica che regoli casi del genere, ma l'articolo citato dal presidente della Corte d'Assise Alfredo Montalto, il 502 del codice di procedura penale, prevede che nel caso in cui uno degli imputati chiedesse di essere presente all’udienza, tale richiesta dovrà essere accolta.

L'udienza fissata per il 28 ottobre


2 ottobre 2014 -

L'udienza del processo sulla cosiddetta "trattativa Stato-mafia" nella quale testimonierà il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si terrà al palazzo del Quirinale il prossimo 28 ottobre a partire dalle 10 della mattina.

Lo ha comunicato in aula, durante il processo sulla trattativa Stato mafia, la Corte d'Assise presieduta da Montalto. All'udienza parteciperanno, in videoconferenza dal carcere, anche i boss Totò Riina e Leoluca Bagarella.

Trattativa Stato-mafia. Napolitano testimonierà con Riina in videoconferenza

27 settembre - Il boss di Corleone Totò Riina ha chiesto al Tribunale di Palermo di poter assistere alla deposizione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nell'ambito del processo sulla trattativa Stato-mafia.

Una richiesta che sarebbe stata accolta dal Tribunale, che concederà probabilmente al boss di assistere in videoconferenza dal carcere di massima sicurezza diParma, dove si trova. Quello di Totò Riina di assistere alla deposizione è diritto in quanto imputato nello stesso procedimento.


Per meglio spiegare quale sarà il ruolo del Presidente della Repubblica nel processo (la sua deposizione è in qualità di testimone) è utile anche dire che il nome di Napolitano non è in alcun modo implicato nei "fatti" della presunta trattativa Stato-mafia. Il suo nome lo ha "infilato", per dirla con Massimo Bordin, Nicola Mancino in una telefonata, ma già i pm palermitani hanno chiarito come proprio quelle telefonate non siano utili a nulla ai fini del processo.

Trattativa Stato-mafia. Napolitano dovrà testimoniare al processo

18.26 - Breve ed affidato ad un comunicato stampa, nel pomeriggio è arrivato il commento del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, convocato dalla Corte d'Assise di Palermo a testimoniare nell'ambito del processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia.

"Prendo atto dell'odierna ordinanza della Corte d'Assise di Palermo. Non ho alcuna difficoltà a rendere al più presto testimonianza - secondo modalità da definire - sulle circostanze oggetto del capitolo di prova ammesso".

Si legge nel comunicato. Le modalità da definire citate si riferiscono alla possibilità che siano i giudici dell'Assise a recarsi al Quirinale e non viceversa, questo a tutela degli impegni dell'alto organo istituzionale italiano. L'eventuale udienza presso la Corte palermitana verrebbe comunque effettuata a porte chiuse.

Giorgio Napolitano dovrà testimoniare al processo sulla trattativa Stato-mafia, in corso a Palermo. Con tutta probabilità sarà la Corte d'assise ad andare al Palazzo del Quirinale per ascoltare la deposizione del presidente della Repubblica. Così ha deciso il collegio presieduto da Alfredo Montalto, nella prima udienza nell'aula bunker dell'Ucciardone dopo la pausa estiva. Già all'inizio del processo la corte aveva ammesso la testimonianza del Capo dello Stato chiesta dalla procura, ma il 31 ottobre scorso il presidente Napolitano aveva inviato una lettera alla corte, ribadendo la disponibilità a testimoniare, ma sostenendo di non avere nulla da dire sul processo. Ora la decisione definitiva.

Il Presidente sarà chiamato a testimoniare riguardo la lettera che gli consegnò due anni fa il suo consigliere Loris D'Ambrosio, poi deceduto. Nella lettera, che veniva dopo le telefonate al Quirinale di Nicola Mancino, in cui l'ex ministro coinvolto nelle indagini sulla trattativa si lamentava e chiedeva protezione al Quirinale, D'Ambrosio esprimeva perplessità riguardo il periodo in cui era stato Alto commissariaro per la lotta alla mafia, tra il 1989 e il 1993, proprio gli anni in cui si sarebbe consumata la trattativa.

In particolare, D'Ambrosio riferiva "il timore di essere stato allora considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi", senza però specificare altro. I pm palermitani vogliono interrogare Napolitano riguardo i fatti a cui quella lettera si riferisce, e in generale altre rivelazioni che D'Ambrosio può aver fatto al Presidente.

Intanto, nell'udienza di oggi, è stato ascoltato come testimone un altro pezzo da 90 della prima Repubblica, l'ex presidente del consiglio Ciriaco De Mita. L'attuale sindaco di Nusco ha negato di essere a conoscenza della trattativa e ha dichiarato

dopo l'uccisione di Salvo Lima il giudice Giovanni Falcone mi volle incontrare e mi disse: preparatevi perché dopo la sentenza della Cassazione del maxiprocesso la mafia si deve riorganizzare e eleverà il livello di scontro con lo Stato

Arrivando in aula, De Mita si stava fermando con i cronisti per raccontare un altro episodio riguardante Falcone, ma è stato interrotto dai carabinieri che sono intervenuti su incarico della Procura.

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