Roberto Berardi resta in isolamento in Guinea e gli affari continuano

11 mesi in isolamento e trattamenti inumani e degradanti per l'imprenditore pontino incarcerato in Guinea Equatoriale ma continuiamo a fare affari il governo degli Obiang

Mentre a New York vanno in scena le promesse dei grandi della Terra in materia di clima, emissioni e tutela ambientale in Italia aumentano le preoccupazioni per la sorte di Roberto Berardi, l'imprenditore italiano detenuto da oltre 630 giorni (di cui 11 mesi passati in isolamento, dove si trova tuttora) nella putrida galera di Bata, in Guinea Equatoriale.

Violato nella sua dignità di essere umano, nei suoi diritti fondamentali, seviziato e irretito dai suoi carcerieri, Berardi è allo stremo delle forze: quasi pelle ed ossa, ridotto alla fame e alla sete e gravemente malato, è stato lui stesso a scrivere (in una lettera pubblicata da Crimeblog e rivolta, senza risposta, al Presidente Matteo Renzi) le sue impressioni, le sue poche speranze, la sua rassegnazione al peggio.

C'è un filo rosso che unisce la cella numero 13 del carcere di Bata e la Grande Mela: un filo che unisce inconsapevole il Presidente della Repubblica della Guinea Equatoriale, il devotissimo Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, e il Presidente del Consiglio italiano (e Presidente di turno dell'Unione Europea) Matteo Renzi: entrambi a New York, entrambi a Palazzo di Vetro, entrambi preoccupati dello sviluppo africano e dei rapporti tra Africa e paesi del G8. Non si sono incontrati i due capi di stato (Obiang incontrerà oggi il Presidente francese Hollande), nonostante gli argomenti di cui discutere non manchino.


Non è solo la detenzione di Roberto Berardi, da 11 mesi in isolamento in aperta violazione del diritto internazionale, ma anche l'Expo siciliano "Blue Sea Land 2014" del 9-12 ottobre prossimi ad essere all'ordine del giorno dell'agenda italiana ed equatoguineana: l'ennesima occasione di business per gli imprenditori italiani nel settore pesca, che nell'ottica della Blue Economy (un modello di business a livello globale dedicato alla creazione di un ecosistema sostenibile grazie alla trasformazione di sostanze precedentemente sprecate in merce redditizia) orienta lo sviluppo della pesca sostenibile.

In tal senso la Sicilia è impegnata insieme ad altri Paesi del Mediterraneo (oltre che africani e centroamericani) a creare un Distretto unico di pesca, un sistema di responsabilità e di concreta partecipazione di tutti gli attori della pesca e dell'agroindustria ad una produzione rispettosa dell'ambiente e capace di valorizzare le risorse del territorio costiero, basato sul dialogo e la collaborazione.

Che cosa c'entri tutto questo (la Blue Economy e l'Expo siciliano) con il caso Berardi è presto detto: il governo italiano continua a stimolare le imprese italiane a fare business con governi che non solo violano apertamente il diritto internazionale nei confronti del loro stesso popolo ma seviziano e torturano imprenditori italiani. Il caso di Berardi è emblematico.

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Ieri sera SkyTg24 ha mandato in onda un servizio, che vi proponiamo nel video in testa a questo post, proprio mentre il MeetUp! di Latina si riuniva in Galleria Colonna a Roma in uno degli incontri itineranti organizzato per parlare del caso Berardi: nessun parlamentare M5s era presente.

In effetti il panorama politico italiano mostra scarsa attenzione alla sorte di Berardi, una scarsa attenzione che diviene quasi un insulto se pensiamo ad altri casi simili (come la controversa vicenda dei Marò): a parte il senatore del PD Luigi Manconi e qualche interrogazione parlamentare presentata dai deputati pentastellati (che in seguito del caso Berardi si sono disinteressati), la sponda politica a questo drammatico caso è totalmente assente.

Tanto assente che a presentare quattro ricorsi internazionali (alla Cedu, alla Corte Europea di Giustizia, alle Nazioni Unite ed al Tribunale Penale Internazionale) è stato il MeetUp di Latina dei Diritti Umani e Geopolitica: se il riserbo assoluto dei funzionari della Farnesina è oramai un fatto conclamato (come certe sono anche le difficoltà della diplomazia italiana in Guinea Equatoriale) è il silenzio assordante dell'intero scibile politico a rappresentare la colpa grave delle istituzioni.

Un silenzio aggravato dagli affari, che le istituzioni continuano a incentivare con i governi più sanguinari e repressivi del mondo (e pericolosi, come dimostra il caso Berardi): pur avendo il reddito pro-capite più alto di tutta l'Africa (e il terzo al mondo) la Guinea Equatoriale è solo al 136esimo posto per quanto riguarda l'indice di sviluppo umano: Presidente Obiang e famiglia gestiscono l'intero territorio della Repubblica come il proprio giardino di casa: in linguaggio tecnico si chiama cleptocrazia, aggravata dalla tribalità della "democrazia" guineana.

Il clan Obiang controlla il paese dal 1973, ha continuato a farlo dopo il colpo di Stato di Teodoro Obiang ai danni dello zio nel 1979 e continuerà in futuro senza soluzione di continuità, dopo che nel 1990 il Paese ha scoperto di galleggiare sui giacimenti di petrolio e gas naturale più grandi di tutta l'Africa subsahariana: tutte le ong che lavorano in Africa descrivono la Guinea Equatoriale come il paese del Continente in cui i diritti umani sono meno tutelati.

Nonostante le denunce delle organizzazioni non governative, nonostante due processi americani ed uno francese ai danni di Teodorin Obiang Nguema Mangue (il viziatissimo figlio di Teodoro, vicepresidente della Guinea Equatoriale ed ex-socio di Roberto Berardi, incarcerato per aver voluto trattare "alla pari" con quelli che oggi sono i suoi aguzzini), nonostante le ripetute violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani fondamentali riconosciuti dalle Nazioni Unite, l'Italia continua a stringere accordi e a fare affari con il governo equatoguineano (e non solo), mettendo a rischio l'incolumità dei propri imprenditori.

Accordi che formalmente sono gestiti e sottoscritti dall'ambasciatore della Guinea in Italia, la signora Cecilia Obono Ndong (sorella del Presidente Obiang) che l'8 settembre scorso si trovava a Bata per parlare con Berardi, che in assenza del suo legale ha rifiutato l'incontro e per questo sarebbe stato ulteriormente pestato e lasciato per giorni senza cibo nè acqua.

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