Frode sull'Iva: i proventi alla jihad islamica?

Un complesso giro di riciclaggio internazionale per finanziare il terrorismo islamico

Evasione fiscale Andria

Una truffa miliardaria per sottrarre un miliardo di euro ai contribuenti italiani e farli finire, forse, anche nelle tasche di gruppi estremisti di matrice islamica, tra cui forse lo stesso Isis. Questa sarebbe l'ipotesi su cui stanno lavorando i pm milanesi che indagano su una frode fiscale dopo la denuncia di una commercialista stupita e spaventata dal giro d'affari di alcune società per cui lavorava. Come in una spy-story, l'indagine su un caso di evasione fiscale e la lotta al terrorismo internazionale si sono incontrate grazie a un blitz nel 2010 in un covo di talebani. Lo rivela oggi un'inchiesta del Corriere della sera.

Da alcuni documenti sequestrati nel covo, si è potuti risalire a una colossale frode fiscale incentrata sui carbon credit, certificati ambientali che possono essere negoziati bilateralmente. In Italia, l'inchiesta ha portato all'incriminazione di due società, una anglo-pakistana e una franco-israeliana, che avrebbero frodato più di un miliardo di euro di Iva, e il timore è che una parte di questi soldi siano finiti nelle tasche della jihad islamica.

La truffa funzionava così: le due organizzazioni operavano sia singolarmente che insieme acquistando i certificati in Gran Bretagna, Francia, Olanda e Germania attraverso società fittizie con sede in Italia, intestate o a prestanome quasi sempre cinesi o a persone estranee e vittime di furti d’identità. Le società, che acquistavano i certificati senza Iva, le rivendevano ricaricando l'imposta ad altre società fittizie, che facevano da intermediari con gli ignari acquirenti finali.

Incassata l'Iva, anziché versarla allo Stato, la società fittizia chiudeva i battenti e versava i soldi su conti correnti a Cipro e Hong Kong per finire a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, da dove poi si sono perse le tracce. I servizi segreti americani e inglesi sono però convinti che dietro questo giro di riciclaggio ci sia una rete che opera per finanziare gruppi terroristici di matrice islamica, tra cui forse l'Isis. Per quanto riguarda le indagini della Procura di Milano (chiuse in questi giorni), gli indagati sono 38, di cui 11 ricercati. Una prima frode da 660 milioni è già stata scoperta, un secondo filone sta portando alla luce un’altra frode che avrebbe sottratto al fisco italiano altri 450 milioni.

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