Corleone: 5 arresti per mafia, il boss è un fedelissimo di Riina

Pizzo, appalti e contatti con la politica: colpo ai vertici del clan di Corleone.

Sono 5 le persone arrestate questa mattina a Corleone e dintorni, in provincia di Palermo, per mafia. I carabinieri con l'operazione Grande Passo ritengono di aver sgominato i vertici il clan capeggiato Antonino Di Marco, 58enne dipendente comunale e incensurato, fratello dell'autista di Ninetta Bagarella, la moglie di Totò Riina, il super boss di Cosa nostra detenuto in regime di 41 bis.

Le indagini avrebbero fatto emergere che il gruppo mafioso aveva contatti con esponenti politici sia a livello locale che regionale. L'egemonia mafiosa sul territorio da parte della cosca veniva mantenuta con il radicato racket delle estorsioni praticato nei confronti di imprenditori e il controllo degli appalti pubblici.

Il clan faceva pagare un tassa del 3% sull'importo complessivo del lavoro da eseguire. I presunti affiliati al clan oltre a richiedere il pizzo agli imprenditori imponevano anche l'utilizzo di manodopera e l'acquisto di materie prime presso le aziende da loro indicate. Chi non ci stava doveva subire roghi, furti e danneggiamenti all'interno dei cantieri.

Antonino Di Marco, ritenuto un fedelissimo del boss cortonese Totò Riina, secondo gli inquirenti si muoveva bene tra vicende elettorali, estorsioni e appalti per la realizzazione di opere pubbliche, da Corleone fino a Palazzo Adriano dove è stato arrestato il presunto capomafia locale Paolo Masaracchia.

A coordinare l'inchiesta è stata la Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Di Marco, custode del campo sportivo comunale, secondo le accuse avrebbe controllato la gestione degli appalti anche sul territorio di Palazzo Adriano. Ora si indaga per risalire alla natura dei contatti, emersi anche da intercettazioni, tra Di Marco e un deputato regionale.

Totò Riina

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