Dell’Utri indagato a Palermo per estorsione a Berlusconi

Il senatore del PdL Marcello Dell’Utri è indagato a Palermo per l’ipotesi di reato di estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. L’inchiesta è quella sulla trattativa Stato-mafia.

Il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia in un'intervista a Libero il mese scorso aveva parlato di una presunta «estorsione politica» di Dell'Utri a Berlusconi quando questi era presidente del Consiglio.

I magistrati palermitani avevano convocato l’ex premier lunedì 16 luglio in qualità di testimone per chiedergli di alcune grosse spese e di prestiti fatti da Berlusconi a beneficio di Dell’Utri.

Spiega il Corriere (secondo cui anche Marina Berlusconi sarebbe stata chiamata come testimone dalla Procura palermitana):

i magistrati palermitani desidererebbero avere maggiori informazioni su alcuni prestiti infruttiferi fatti da Silvio Berlusconi a Marcello Dell'Utri, indagato nell'inchiesta perché sospettato di essere stato nel 1994 il portavoce delle minacce mafiose nei confronti di Berlusconi in quel momento per la prima volta alla guida del governo

E ancora:

Il fascicolo è stato aperto quest'anno dopo la scoperta di una serie di passaggi di denaro tra Berlusconi e Dell'Utri a ridosso dell'udienza della Cassazione del 9 marzo 2012 sul processo per mafia nei confronti del senatore. In quello stesso arco di tempo, fu venduta per 20 milioni di euro una villa di Dell'Utri sul lago di Como. I magistrati hanno dubbi sulla congruità del prezzo, considerato che una perizia del 2004 aveva stimato il valore dell'immobile in nove milioni e trecentomila euro. L'ipotesi che la Procura intende verificare è che Dell'Utri abbia fatto pressioni su Berlusconi minacciandolo di riferire quanto sapeva sui rapporti con Cosa Nostra.

Berlusconi non si è presentato in procura 3 giorni fa opponendo come «legittimo impedimento» impegni precedenti, nello specifico una riunione con alcuni economisti politici nella quale si è discusso della crisi economica e della moneta unica europea.

Il senatore Dell’Utri appresa la notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati ha commentato: "Io non ho ricattato nessuno, soprattutto il mio amico Silvio". "La villa? Io l'avevo messa in vendita due anni fa per 30 milioni e il valore è questo". Poi ha aggiunto: "L'occasione di concretizzzare c'è stata solo in quel periodo". "Ma io ci ho perso perché la villa l'ho venduta 20 e vale 30".

"In quel periodo, 8 anni fa, la casa era ancora in costruzione e quindi il valore era sulla carta. Vale molto di più, lo ripeto". Poi l'affondo finale del senatore del Pdl: "Questo è un processo politico, non lo avete ancora capito? I magistrati sono malati, morbosi, ma non riesco nemmeno a volergli male"

Ricordiamo che proprio oggi si apriva a Palermo il nuovo processo in Corte d’appello a carico di Dell’Utri per l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa dopo l'annullamento in Cassazione della condanna a 7 anni.

Per gli inquirenti della procura di Palermo Dell'Utri sarebbe diventato il referente politico di Cosa nostra dopo l'omicidio di Salvo Lima, l’ex deputato DC, ucciso nel marzo del 1992.

Tra gli indagati nell’inchiesta sulla presunta trattativa tra Stato e mafia anche l'ex presidente del Senato Nicola Mancino il senatore Calogero Mannino e gli ufficiali dell'Arma Mario Mori e Antonio Subranni.

Foto | © TMNews

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