Bologna, Silvia Caramazza uccisa e chiusa nel congelatore: 30 anni Giulio Caria

Il cadavere era avvolto in un sacco e chiuso in un congelatore. I sospetti si concentrarono subito sul compagno della donna, oggi condannato in primo grado.

È arrivata oggi, dopo poco più di un anno dal barbaro delitto di Silvia Caramazza, la condanna in primo grado per Giulio Caria, compagno della vittima, in carcere dal 29 giugno 2013 quando fu arrestato a Padru, in Sardegna, dopo una fuga durata pochi giorni.

Caria, 35 anni, è stato condannato oggi a scontare 30 anni di carcere per omicidio volontario aggravato da stalking e occultamento di cadavere. La sentenza è stata pronunciata dal gup Gianluca Petragnani Gelosi e tiene conto anche dello sconto di un terzo della pena prevista dal rito abbreviato, scelto da Giulio Caria proprio per questo motivo.

Il corpo di Silvia Caramazza, 39 anni, fu trovato il 27 giugno dello scorso anno, nascosto in un sacco nero e chiuso in un frigorifero a pozzetto posizionato nel suo appartamento al civico 28 di viale Aldini a Bologna. In casa anche tracce di sangue a prova dell’aggressione subita e su Internet, nel blog personale di Silvia, il racconto di quegli anni in cui aveva dovuto subire le minacce e le molestie di quel compagno “ossessionante, possessivo, asfissiante”.

Gli avvocati della famiglia di Silvia, Fabio Pancaldi e Federico Canova, hanno così commentato a caldo la decisione del giudice:

La sentenza ha confermato che si è trattato di un omicidio maturato in ambiente persecutorio. Il giudice ha escluso l'aggravante della crudeltà ritenendo evidentemente che alcune lesioni fossero post vitali. Ma ha riconosciuto l'occultamento di cadavere.

Il giudice ha anche riconosciuto ai parenti di Silvia Caramazza una una provvisionale di 20 mila euro ciascuno.

Questo, invece, è il commento dei difensori di Caria, Agostinangelo Marras e Savino Lupo, che hanno prontamente annunciato il ricorso in appello:

Trent'anni non sono l'ergastolo. Ed è una differenza sostanziale, sia dal punto di vista della condanna, sia dal punto di vista della vita detentiva ma anche, eventualmente, in un futuro, delle misure alternative. Riteniamo che ci possa essere da rivedere in merito alla aggravante degli atti persecutori. Sotto questo profilo faremo di sicuro appello.

carcere italiano

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