Marina Petrella: ritratto di una brigatista - Prima parte

petrella_01Ieri vi abbiamo parlato dell'estradizione non concessa per Marina Petrella, ex membro delle Brigate Rosse, processata nell'ambito del processo per il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro e condannata successivamente all'ergastolo per l'omicidio di un agente di polizia, per tentato sequestro e tentato omicidio, sequestro di un magistrato, per rapina a mano armata e vari attentati.

Ma facciamo qualche passo indietro e vediamo di capire chi è Marina Petrella ripercorrendo le tappe salienti della sua attività terroristica e non solo.

La prima che volta che il nome viene associato alle BR è nell’ambito nelle indagini sul rapimento di Aldo Moro, più precisamente il 18 aprile 1978, giorno in cui le forze dell’ordine fanno irruzione nel covo delle brigate rosse di via Gradoli 96, zona Cassia.

In quell’occasione tra i materiali sequestrati ci sono anche dei foglietti su sui sono annotati i dati anagrafici di Antonio Fagioli, Claudio Lozzi, Susanna Bertoli e Angelo Coviello. Ulteriori indagini faranno emergere che tutte e quattro le persone citate avevano lavorato nella scuola media Bruno Buozzi sulla via Cassia a Roma nel periodo 1976-1977.

Anche Marina Petrella, appena 22enne, aveva lavorato come segretaria nella stessa scuola dal 15 gennaio 1977 al 20 settembre 1977. La stessa Petrella che nel novembre dello stesso si era beccata una denuncia per aver partecipato ad una banda armata come membro di Autonomia Operaia.

Per gli inquirenti, che iniziando a pedinarla, questi sono “motivi sufficienti per farla ritenere implicata nell’attività terroristica delle Brigate Rosse e certamente in contatto, almeno per il passato, ai terroristi che occupavano il covo di via Gradoli”.

aldomoroDopo l’omicidio di Aldo Moro le indagini si intensificano ulteriormente e circa otto mesi dopo, il 4 gennaio 1979, Marina Petrella e il marito Luigi Novelli (che aveva spostato il 27 febbraio 1977) vengono arrestati ed incriminati per detenzione di armi e partecipazione a banda armata proprio nell’inchiesta sul sequestro del politico italiano.

Per decorrenza di termini nel maggio dell’anno successivo vengono rilasciati con obbligo di residenza a Montereale, nel chietino. Con loro anche il fratello della donna, Stefano.

Ma il loro soggiorno non durerà più di tre mesi: i tre brigatisti infatti fuggiranno il 12 agosto 1980, probabilmente in occasione di alcuni incontri tra membri delle BR riguardanti il rapimento del magistrato Giovanni D’Urso, che verrà messo in atto il 12 dicembre dello stesso anno.

-- fine prima parte --

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