L'ultima battaglia dei Radicali: "Scarcerate Provenzano"

"Il padrino" è stato dichiarato incompatibile con il carcere, Marco Pannella: "Si difendono i diritti umani e dello stato di diritto contro le miserevoli ragion di Stato"

82 anni per 45 chili di peso, un vegetale immobile su un letto, nutrito con un sondino naso-gastrico e totalmente annullato dall'encefalopatia: è questa la "vita" di Bernardo Provenzano, una "vita" in regime di 41-bis presso l'ospedale San Paolo di Milano.

Il boss dei boss, l'ex latitante più ricercato d'Italia, l'uomo che per anni ha tirato le fila di Cosa Nostra dettandone regole, obiettivi, strategie e politiche criminali è oggi ridotto ad un vegetale: per i medici del San Paolo il suo stato di salute è "incompatibile" con il regime di carcere duro e tre procure della Repubblica (Palermo, Caltanissetta e Firenze) si sono già espresse a favore della revoca del regime di 41-bis, che verrà decisa il prossimo 3 ottobre dal Tribunale di Sorveglianza di Roma.

Di contro c'è il parere del Dap (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria) che sostiene, in un rapporto, come ogni tanto il detenuto Provenzano abbia delle reazioni agli stimoli.

Quello di Bernardo Provenzano è forse il nome più famoso d'Italia: un nome che ha significato la "rovina" di molti e la fortuna di altrettanti, non solo tra i mafiosi, un nome che tocca i nervi più sensibili negli stomaci degli italiani: la fragile cultura garantista che caratterizza il Belpaese vorrebbe infatti vedere marcire in galera, preferibilmente tra mille indicibili sofferenze, il boss Provenzano. Perchè lui è la mafia e la mafia fa schifo e, perchè no, allora l'"occhio per occhio" si può anche fare.

In questo caso però non sono solo in gioco i diritti (negati) del detenuto Bernardo Provenzano ma anche quelli della sua famiglia, che al congiunto non può fare visita: la famiglia Provenzano può solo osservare (e talvolta soltanto leggere) il lento spegnersi del boss, ogni tipo di contatto fisico è infatti interdetto a chiunque non porti un distintivo. Un atteggiamento mafioso che questa volta è lo Stato ad attuare: anche questo è un aspetto, tragico, della "mafia dell'Antimafia".

Da boss imprendibile Provenzano è oggi l'ultimo degli ultimi; anche per questo, oltre che per una questione di diritto e di legalità, i Radicali di Marco Pannella hanno deciso di intraprendere, da diverso tempo e in totale solitudine, una battaglia per chiedere la revoca del 41-bis a Bernardo Provenzano:

"Intendo proporre al Partito [...] che i diritti umani dei familiari dei detenuti vengano in quanto tali difesi. In concreto rispetto alla situazione che abbiamo evocato dell’82enne Bernardo Provenzano, che ben tre procure della Repubblica hanno dichiarato incapace di intendere e volere, come partito e galassia Radicale dovremo offrire e organizzare i diritti di difesa violati di Provenzano, dei suoi parenti, dei figli, che per il 41-bis non possono vedere il padre. [...] Oggi come partito dovremo aiutare il diritto a prendere corpo e dobbiamo quindi decidere qui ed ora come offrire ai figli e ai familiari la tutela dei loro diritti. Si difendono i diritti umani e dello stato di diritto contro le miserevoli ragion di Stato che rendono i territori ciechi."

ha dichiarato ieri Marco Pannella a Radio Radicale. Una battaglia che, c'è da scommetterci, i Radicali condurranno in totale solitudine: d'altra parte di più impopolare, al giorno d'oggi in Italia, non c'è nulla. Eppure la difesa dello stato di diritto contro la ragion di Stato è un tema che è sembrato caro al governo Renzi, che come primo (giusto) atto di governo ha voluto desecretare i documenti coperti da segreto: un fatto che, alla luce del silenzio sul caso Provenzano, si è dimostrato essere mera propaganda.

provenzano-servizio-pubblico.jpg-620x350

  • shares
  • Mail