Pacciani: estraneo alla famiglia ne chiede i resti

La persona che fatto richiesta per avere i resti di Pacciani è estranea alla famiglia. No del Comune a richieste di terzi.

Il Comune di San Casciano Val di Pesa (FI) ha ricevuto da un privato una richiesta per avere i resti di Pietro Pacciani. L'istanza è stata però respinta al mittente, bocciata.

Protagonista di quello che è forse il caso di cronaca nera più noto d'Italia Pietro Pacciani, contadino di Mercatale, venne accusato e condannato in primo grado come l'assassino di sette delle otto coppie uccise dal cosiddetto mostro di Firenze, definizione con cui ci si riferisce a chi ha compiuto questi omicidi seriali fra il 1968 e il 1985 nella provincia fiorentina. In appello Pacciani venne assolto da ogni accusa ma morì prima di essere sottoposto a un nuovo processo di appello, dopo che la Cassazione nel '96 aveva annullato la sentenza di assoluzione.

Per quattro di quei duplici omicidi vennero condannati in via definitiva i cosiddetti compagni di merende di Pacciani: Mario Vanni e Giancarlo Lotti. Gli omicidi attribuiti al Mostro di Firenze provocarono la morte di 16 persone, le varie inchieste della procure di Firenze e Perugia indirizzate a trovare anche i presunti mandanti dei delitti seriali, con le indagini puntate su possibile movente di natura esoterica e omicidi su commissione, non sono mai riuscite a fugare del tutto i dubbi pur non trovando riscontri giudiziari.

Quando venne fatta la riesumazione della salma di Pacciani, il 17 luglio 2013, come avviene a 15 anni dalla morte, le figlie non avevano reclamato i resti. Ora si apprende, scrive l'Ansa, di questo:

"misterioso richiedente, italiano, a cui è stato detto no. I resti sono in deposito in una cassetta di zinco: potrebbero finire in ossario".

L'identità di chi ha chiesto i resti è coperta dal massimo riserbo ma si sa che è estraneo alla famiglia e non ha quindi titolo. Pacciani è morto nella sua casa di Mercatale Val di Pesa (Firenze) il 22 febbraio 1998. Nel sangue gli vennero trovate tracce di un farmaco anti asma, decisamente controindicato per lui che era cardiopatico. Da quando era atto assolto nel primo appello ed era tornato a vivere nella sua casa la notte si sprangava dentro: i vicini raccontarono che era timoroso, impaurito, ma quella sera che i carabinieri lo trovarono morto porte e finestre del casolare erano spalancate e le luci spente.

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