L'inchiesta Hiram su mafia e massoneria: Dell'Utri non risponde ai Pm



"Hiram" è il nome di una delicata inchiesta che coinvolge direttamente ambienti massonici, mafia ed imprenditoria coordinata dai pm Fernando Asaro, Pierangelo Padova, sotto la guida del procuratore aggiunto Roberto Scarpinato e del procuratore capo di Palermo Francesco Messineo.

Il 17 giugno scorso su richiesta della Dda di Palermo l'inchiesta portò all'arresto di otto persone con le accuse di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari, peculato, accesso abusivo a sistemi informatici e rivelazione di segreto d’ufficio. L'ipotesi investigativa su cui si fonda l'inchiesta coinvolge anche la Corte di Cassazione, infatti secondo i pm il gruppo degli arrestati - vicini o appartenenti a logge massoniche - "si adoperava dietro il pagamento di ingenti somme di denaro per l’insabbia­mento di processi penali in Cassazione, al fine di far maturare i tempi di prescrizione." Una notizia di cui avevamo già parlato qui e poi elencando tutti i nomi degli arrestati che riproponiamo in breve.

Rodolfo Grancini, faccendiere con solide amicizie in ambienti politici ed ecclesiastici romani; Michele Accomando, imprenditore di Mazara del Vallo arrestato nel 2007 per mafia e condannato a 9 anni e tre mesi di carcere; Calogero La Licata, funzionario del ministero delle finanze in servizio ad Agrigento; Guido Peparaio, impiegato del ministero della Giustizia in servizio presso la cancelleria del seconda sezione della Corte di Cassazione e Francesca Surdo, poliziotta palermitana impiegata nella segreteria del direttore del Servizio centrale operativo della polizia di Stato. Calogero Russello, 68 anni, già indagato per mafia, e Nicola Sorrentino.

Il gruppo criminale pagava somme che si aggiravano attorno ai 20mila euro per consentire il rallentamento - o "l'aggiustamento" - dei processi penali davanti la Corte di Cassazione, grazie anche - come abbiamo visto - ad alcuni infiltrati ad hoc.

Marcello Dell'Utri ha reso noto che non vuole rispondere all'interrogatorio per il quale era stato convocato, nel contesto della sua amicizia con il primo degli arrestati: Rodolfo Grancini, faccendiere, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e presidente a Orvieto del Circolo del Buon Governo dello stesso Dell'Utri. Ne parlarono anche i colleghi di PolisBlog qui.

Il senatore in quota PDL avrebbe dovuto rispondere di alcune intercettazioni che lo riguardavano avvenute tra Grancini e la poliziotta/spia Francesca Surdo che il 9 ottobre 2006 parlavano di una fantomatica assoluzione per "Marcello". Il 3 luglio l'intercettazione aveva come oggetto un processo per l'emissione di assegni a vuoto a carico dello stesso Grancini, con quegli assegni avrebbe "coperto Marcello".

Interessante, a quanto pare, il riferimento ad incontri segreti e sicuri da parte di Grancini con alti ufficiali delle forze dell'ordine, per il tramite di Dell'Utri. Luoghi senza microspie e lontano da voci indiscrete sono le sacrestie della Chiesa, ed infatti sotto indagine torviamo anche il gesuita Padre Ferruccio Romanin che gestisce la chiesa romana di Sant'Ignazio di Loyola. Il religioso - accusato di concorso esterno in associazione mafiosa - avrebbe scritto lettere indirizzate ai giudici e finalizzate a condizionare il giudizio su alcuni imputati di mafia tra cui Epifanio Agate e Dario Gancitano.

Dell'Utri si è avvalso della "facoltà di non rispondere perché indagato di reato connesso". Il reato connesso è la condanna a nove anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa.

Via | Antimafiaduemila

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