Lidia Macchi uccisa nel 1987, ora la svolta: chiesto il rinvio a giudizio per Giuseppe Piccolomo

La giovanissima fu massacrata con 29 coltellate il 5 gennaio 1987.

La tanto attesa svolta nell’omicidio di Lidia Macchi sembra finalmente arrivata, 27 anni dopo quel barbaro delitto. La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per il presunto assassino della giovane, trovata senza vita il 5 gennaio 1987 nel bosco di Sass Pinì, a Cittiglio, in provincia di Varese.

Per la Procura l’assassino si chiama Giuseppe Piccolomo e sta già scontando una condanna all’ergastolo per l’omicidio della pensionata Carla Molinari, sgozzata e mutilata nella sua abitazione di Cocquio Trevisago il 5 novembre del 2009.

A far riaprire le indagini, lo scorso anno, era stata la denuncia presentata dalle figlie di Piccolomo, che durante il processo al padre hanno rivelato come quest’ultimo, in un’occasione, raccontò di esser stato lui a uccidere la giovane studentessa.

Ora, quasi un anno dopo, la Procura è convinta di aver raccolto indizi a sufficienza contro Piccolomo, tanto da chiudere le indagini e chiedere il rinvio a giudizio per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dall’aver commesso l'omicidio per occultare il reato di violenza sessuale e particolare crudeltà.

Le similitudini con l’omicidio di Carla Molinari hanno giocato un ruolo fondamentale, dalla dinamica del delitto ai tentativi di depistaggio, passando per il tipo di imballaggio usato per coprire il corpo delle due vittime. L’uomo, al momento, risulta indagato anche per l’omicidio della moglie Marisa Maldera, ufficialmente deceduta in un incidente stradale, forse inscenato per nascondere un omicidio.

Non è chiaro se Piccolomo sia o meno un serial killer come sostenuto dalle sue due figlie, quello che è certo è che tra poco, per lui, potrebbero riaprirsi le porte del tribunale.

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