Gomorra, la serie: chiedevano il pizzo per girare, 3 arresti

I tre sarebbero affiliati al clan Gallo-Pisielli di Torre Annunziata

Tre esponenti del clan camorrista Gallo-Pisielli di Torre Annunziata (Na) hanno ricevuto tre ordinanze di custodia cautelare in carcere questa mattina con l'accusa di estorsione alla casa cinematografica Cattleya: avrebbero chiesto il pizzo alla produzione televisiva di 'Gomorra la serie' per girare alcune scene nel loro territorio.

La Direzione distrettuale antimafia (Dda) della procura di Napoli ha avanzato la richiesta, parzialmente accolta dal Gip, di un’ordinanza cautelare in carcere che i carabinieri del Nucleo investigativo dei carabinieri di Torre Annunziata hanno eseguito questa mattina nei confronti dei tre indagati.

Già lo scorso 12 giugno il settimanale Panorama aveva parlato di un'indagine della procura di Torre per estorsione e favoreggiamento proprio in occasione delle riprese di Gomorra: i rappresentanti della società di produzione Cattleya sarebbero stati costretti a versare una somma ulteriore rispetto a quella pattuita da contratto per girare alcune scene in un'abitazione di proprietà di uno dei parenti del capo clan Francesco Gallo proprio a Torre Annunziata, al Parco Penniniello.

Le scene in questione sarebbero, per chi ha visto la serie, tutti gli interni di casa Savastano.

Scriveva Panorama:

"Oltre al denaro regolarmente pattuito per l'affitto, sembra infatti che il capoclan di Torre Annunziata abbia preteso ulteriori pagamenti in nero. Dopo il suo arresto, l'immobile è stato sequestrato ed è gestito dall'amministratore giudiziario. Una parte dell'inchiesta riguarda inoltre una talpa che avrebbe avvisato gli uomini del boss sulle indagini in corso."

Cattleya già all'epoca, un mese fa, smentì categoricamente le accuse e le presunte indagini, che nonostante tutto sono però andate avanti fino alle ordinanze di custodia emesse stamattina.

"Il proprietario di uno dei numerosissimi ambienti affittati per la produzione è stato arrestato prima dell'inizio delle riprese. [...] Ci siamo rivolti alla magistratura che ci ha autorizzato a effettuare le lavorazioni e che ha chiesto che il pagamento fosse effettuato su un conto dedicato. Non c'è stato alcun tentativo estorsivo, che peraltro ovviamente non sarebbe stato subito."

scriveva Cattleya in una nota. La società di produzione aveva accettato di pagare a Gallo un canone complessivo di 30mila euro, da versare in cinque rate da 6mila. La prima rata venne versata nel mese di marzo 2013, ma il successivo 4 aprile, Francesco Gallo fu arrestato con l’accusa di partecipazione ad associazione camorristica.

Contestualmente l'immobile sarebbe stato sequestrato dalla Dia, poco prima dell'inizio delle riprese. Secondo le indagini dell'antimafia napoletana però alcuni stretti congiunti e sodali di Gallo continuarono a mantenere rapporti con la produzione ottenendo così il pagamento "extra" nelle loro mani di un’ulteriore rata, nonostante l’intero canone dovesse essere corrisposto unicamente all’amministratore giudiziario nominato dal Giudice che aveva disposto il sequestro.

La produzione sarebbe inoltre riuscita ad evitare ulteriori esborsi per alcune trattative private con i camorristi torresi, all'insaputa dell'Autorità giudiziaria.

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