Srebrenica, i caschi blu olandesi responsabili della morte di 300 musulmani

Sentenza storica del Tribunale dell'Aia: lo Stato olandese riconosciuto responsabile della morte di 300 musulmani massacrati a Srebrenica. Per il "boia" Mladic si attende ancora il giudizio

Lo Stato olandese è stato condannato a risarcire le famiglie di 300 vittime musulmane del massacro di Srebrenica, avvenuto in Bosnia l'11 luglio 1995: il Tribunale penale internazionale dell'Aja ha così riconosciuto le responsabilità oggettive dei peacekeepers olandesi, che avrebbero dovuto sapere che consegnando quelle 300 persone alle milizie agli ordini del "boia" Ratko Mladic li avrebbero condannati ad una morte certa.

Il massacro di Srebrenica è stato riconosciuto come l'operazione di pulizia etnica numericamente più consistente, in Europa, di tutto il secondo dopoguerra: un genocidio che solo a Srebrenica e solo l'11 luglio 1995 ha tolto la vita ufficialmente a 8.372 (anche se secondo numerose associazioni i morti sarebbero stati oltre 10000). Il massacro cominciò ufficialmente il 6 luglio, quando le truppe serbe agli ordini di Mladic e i paramilitari serbo-bosniaci al soldo di Željko Ražnatovi?, detto la "tigre" Arkan, avviarono un'offensiva nei confronti della città bosniaca di Srebrenica (a maggioranza musulmana).

Dagli appunti e dai taccuini di Mladic, letti in Aula a L'Aja nel corso del processo che lo vede imputato, l'odio del militare serbo nei confronti dei musulmani bosniaci era feroce: l'eccidio, cominciato l'11 luglio 1995 e concluso il 26 luglio, rappresenta ancora oggi una ferita dolorosa e mai rimarginata nelle carni dei sopravvissuti e delle famiglie di chi finì in una fossa comune (o, addirittura, in più fosse).

Nel 2007 la Corte internazionale sollevò lo Stato serbo dalla responsabilità del massacro, che sarebbe stato condotto grazie all'iniziativa di singole persone (Mladic, Arkan e altri 9 ufficiali serbi).

"L'azione commessa a Srebrenica venne condotta con l'intento di distruggere in parte la comunità bosniaco musulmana della Bosnia-Erzegovina e di conseguenza si trattò di atti di genocidio commesse dai serbo bosniaci."

scrisse all'epoca la Corte. In quegli anni erano presenti nella ex-Jugoslavia 600 caschi blu dell'ONU e tre compagnie olandesi Dutchbat ma nessuno intervenne, ufficialmente perchè poco attrezzate ad affrontare un eventuale conflitto a fuoco con le truppe serbe di Mladic. Asserragliati nella base ONU di Potocari i militari olandesi non contestarono, anzi agevolarono, la richiesta serba di consegnare loro 300 rifugiati musulmani, il 13 luglio, che vennero poi massacrati con tutti gli altri.

"Nel pomeriggio del 13 luglio 1995 il contingente olandese non avrebbe dovuto lasciar partire quelle persone dagli edifici del suo compound. I soldati avrebbero dovuto tener conto della possibilità che quelle persone sarebbero state vittime di genocidio. Possiamo affermare con sufficiente certezza che se il contingente olandese avesse permesso a quelle persone di restare, si sarebbero salvate."

ha spiegato il giudice olandese Larissa Elwin, che tuttavia non ha riconosciuto responsabilità specifiche e dirette dei militari olandesi nella morte di quelle 300 persone. La scelta, hanno spiegato in Aula, fu presa in virtù delle minacce dei serbi e con l'obiettivo di tenere il più possibile la situazione sotto controllo. Secondo alcune testimonianze i Duchbat aiutarono materialmente i serbi a dividere gli uomini da donne, bambini ed anziani.

Già negli anni '90 le accuse rivolte dalla stampa olandese ai Dutchbat furono feroci e molti militari orange di stanza in Bosnia soffrirono di sindrome da stress post-traumatico; nel 2002, quando furono resi noti i risultati di un'inchiesta del governo olandese per stabilire il grado di responsabilità delle truppe di Dutchbat, l'esecutivo di Wim Kok presentò collettivamente le dimissioni, assumendosi la responsabilità, ma non la colpa, del massacro.

Il governo olandese tentò di chiudere il doloroso capitolo il 4 dicembre 2006, quando il Ministro della Difesa decorò con cinquecento medaglie il battaglione di pace che aveva il compito di proteggere Srebrenica. L'Alta corte olandese, nel 2013, stabilì inoltre la responsabilità dello stato nella morte di tre bosniaci, responsabilità ampliata dalla sentenza di oggi del Tribunale internazionale a 300 cittadini bosniaci, poi trucidati.

"Oggi è stata fatta giustizia per un gruppo di noi. Ed è una buona cosa. Ma come spiegare a una madre che gli olandesi sono responsabili della morte del figlio che si trovava da un lato della barricata e non della morte di quello che stava dall'altro? [...] Continueremo a batterci per la verità e la giustizia."

ha detto Munira Subasic, una delle Madri di Srebrenica, secondo quanto riporta Repubblica.

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