Renato Vallanzasca, confermata la sentenza a 10 mesi per furto

L'ex capo della Banda della Comasina a processo per il furto in un supermercato: sparita la refurtiva, cancellati i video della sorveglianza, testimoni in ferie.

24 aprile 2015 - Secondo quanto riferisce l'Ansa è stata confermata in appello la condanna a 10 mesi di reclusione e a una multa da 300 euro inflitta in primo grado a Renato Vallanzasca, accusato di aver rubato un paio di boxer e altra merce il 13 giugno dell'anno scorso in un supermercato a Milano.

Lo hanno stabilito i giudici della terza sezione penale della Corte d'Appello di Milano, che hanno accolto la richiesta del sostituto pg Maria Elena Visconti.

14 novembre - Poco fa il Tribunale di Milano ha condannato a 10 mesi di reclusione Renato Vallanzasca, l'ex boss della Banda della Comasina, accusato di tentata rapina impropria per aver rubato due paia di mutande e altri oggetti di scarso valore in un supermercato lo scorso giugno.

Vallanzasca, che si professa innocente e vittima di un complotto, rischia di non ottenere più benefici durante la detenzione proprio in virtù di questa condanna.

In una lettera agli atti del processo infatti lo stesso Renato Vallanzasca univa la sua vicenda con la riapertura dell'inchiesta sulla morte di Marco Pantani:

"In epoca contestuale al mio arresto è andata prendendo sempre più quota l’inchiesta sull’esclusione di Marco Pantani dal Giro d’Italia [...] A quanto mi è dato di capire si tratta di un’inchiesta che non riguarda solamente i malavitosi, ma anche professionisti o comunque soggetti appartenenti ad ambiti istituzionali. Quell’inchiesta oltretutto è legata a un’altra inchiesta relativa alla morte di Pantani. [...] Come non pensare che possa esistere qualcuno di potenzialmente interessato a discreditare la mia persona, sapendo che io in quella inchiesta, mio malgrado, ho assunto un ruolo importante?"

vallanzasca

Foto | Luca Fazzo

Renato Vallanzasca, revocato il regime di semilibertà

Fonti legali hanno fatto sapere oggi, lunedì 14 luglio 2014, che i giudici della sorveglianza di Milano hanno revocato il regime di semilibertà che era stato concesso nel 2013 a Renato Vallanzasca, condannato a quattro ergastoli e a 296 anni di carcere.

Lo scorso 14 giugno, il giorno dopo essere stato arrestato per "rapina impropria" dopo aver rubato oggetti di poco valore in un supermercato, a Vallanzasca era stata sospesa la semilibertà e lui si era difeso dicendo di essere stato "incastrato".

Renato Vallanzasca a processo per furto: "Sono innocente, mi hanno incastrato"


Martedì 8 luglio 2014

Se non ci fosse stato di mezzo Renato Vallanzasca forse questa storia non sarebbe neppure cominciata.

È questa la tesi che sosterrà la difesa dell'ex capo della Banda della Comasina, quel Vallanzasca 64enne (di cui 42 passati in carcere, deve scontare 4 ergastoli e 295 anni di reclusione) "trascinato" in un processo per direttissima per furto aggravato: due paia di mutande, cesoie, fertilizzante e altra merce di scarso valore che un vigilante ha trovato nella borsa dell'ergastolano.

L'arresto è avvenuto a Milano il 13 giugno scorso: Vallanzasca era fuori per un permesso premio e si era recato al supermercato con una lista di cose da comprare: anguria, cipollotti, insalata, salmone e mortadella (come da lui stesso dichiarato ieri durante il processo).

Poi un ragazzo, un giovane 30enne, lo appella "zio Renato" per due volte e si qualifica come un nipote della ex-moglie Antonella D'Agostino, offrendosi di aiutarlo a portare la borsa nera che Vallanzasca aveva con se, contenente i panni sporchi.

Giratosi verso il banco salumeria Vallanzasca ha spiegato di aver perso di vista il giovane ed il borsone, ricomparsi solo una volta alle casse; con una scusa il giovane si è così allontanato, è arrivato il vigilante ed ha intimato all'ex criminale di aprire la borsa, trovando all'interno la refurtiva.

Nell'ufficio della sorveglianza del supermercato è stato poi proposto, come sempre avviene in questi casi, l'acquisto della merce che si presumeva rubata ma, nonostante Vallanzasca abbia accettato, alle 20 sono arrivati i Carabinieri.

"Abito a 100 metri dal supermercato. Ci sono almeno tre o quattro cassiere che mi hanno riconosciuto e mi salutano. Fra tutti i posti che ci sono a Milano dovevo andare proprio vicino a casa a farmi inguaiare, dove conoscono anche la mia donna? Se fosse vera questa storia preparatemi un posto al manicomio, che sarebbe quello più adatto per uno come me."

In verità sembra che le cose siano ancor più complesse di così: all'arrivo in caserma, ha detto Renato Vallanzasca in aula davanti al giudice Ilaria Simi De Burgis rendendo dichiarazioni spontanee, la refurtiva non c'era più.

Come sparite sono anche le registrazioni delle telecamere di sorveglianza, che potrebbero scagionare o condannare definitivamente l'ex bandito Vallanzasca. Ma spariti sono anche i principali testimoni, i carabinieri che lo arrestarono a giugno, che hanno preso le ferie e non erano presenti in Aula.

Nel frattempo a Vallanzasca è stato revocato il permesso premio che gli permette di beneficiare del lavoro part-time fuori dal carcere, ma ancor di più gli sta a cuore il suo destino da dicembre:

"Perché mi è stata fatta una cosa del genere non lo so. Io so soltanto che entro Natale avrei dovuto discutere della mia liberazione condizionale e potevo tornare libero."

La questione si fa dunque decisamente controversa, ma prima del 10 ottobre non riprenderà il processo con rito "direttissimo". Il suo avvocato, Debora Piazza, è piuttosto lapidaria: è tutto un complotto contro Vallanzasca.

Video | Il Fatto Quotidiano

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