Droga e telefonini in carcere a Padova, anche ai mafiosi: 15 arresti

Tra gli arrestati ci sono anche 6 agenti della Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa di Reclusione di Padova.

Importante operazione antidroga condotta della Polizia di Stato di Padova in collaborazione con la Polizia Penitenziaria, scattata stamattina al termine di una lunga e complessa indagine che ha permesso di scoprire un traffico di droga e materiale tecnologico in carcere a favore dei detenuti, anche di quelli reclusi per reati di mafia.

L’operazione, condotta con l’ausilio delle Squadre Mobili di Belluno, Lecce, Matera, Napoli, Rovigo, Salerno, Torino, Trieste, Venezia, Varese, Verona, Vicenza e del Commissariato di Porto Tolle, in provincia di Rovigo, ha portato all’arresto di 15 persone, accusate a vario titolo di spaccio di sostanze stupefacenti e corruzione di pubblici ufficiali.

A finire in manette, tra gli altri, ci sono anche 6 agenti della Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa di Reclusione di Padova, che secondo l’accusa avrebbero aiutato, in concorso con ex detenuti e i familiari delle persona ancora in carcere, a far entrare nella struttura materiale tecnologico - telefoni cellulari, schede sim e chiavette USB - e droga, in particolare eroina, cocaina, hashish e metadone.

Tra gli arrestati ci sono anche un avvocato di Padova e due detenuti rinchiusi al 416 bis: un camorrista vicino al clan Bocchetta e un affiliato al clan della 'ndrangheta Strisuglio della Sacra Corona Unita. A loro, secondo quanto emerso, sarebbero stati consegnati telefoni cellulari che gli avrebbero permesso di mettersi in contatto con l’esterno.

Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, si è affrettato a prendere le distanze da questi gravi episodi:

Fermo restando che una persona è colpevole solamente dopo una condanna passata in giudicato, deve essere chiaro che non appartengono certo al Dna della Polizia Penitenziaria i gravi comportamenti dei quali sono accusati i sei poliziotti. La responsabilità penale è personale e chi si è reso responsabile di gravi reati, una volta acquisite le prove certe e inequivocabili, ne deve pagare le conseguenze e deve essere cacciato dal Corpo di Polizia Penitenziaria, che è una Istituzione sana. Queste accuse fanno male a coloro che il carcere lo vivono quotidianamente nella prima linea delle sezioni detentive, come le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria che svolgono quotidianamente il servizio con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità in un contesto assai complicato per l'esasperante sovraffollamento. E’ utile ricordare che negli ultimi 20 anni la Polizia Penitenziaria ha sventato, in carcere, più di 16mila tentati suicidi ed impedito che quasi 113mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze.

Nel corso dell’operazione, lo fanno sapere gli agenti coinvolti, sono state eseguiti oltre 30 perquisizioni nella casa di reclusione di Padova.

carcere italiano

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