Oppido Mamertina, la Madonna fa l'inchino al boss. Identificati i 25 portantini

La Chiesa si è inginocchiata davanti al boss Giuseppe Mazzagatti durante la processione di Tresilico.

Aggiornamento 9 luglio 2014, 14.33 - Sono stati tutti identificati, e saranno indagati, i 25 portantini della Madonna delle Grazie inchinatasi domenica a Oppido Mamertina, di fronte l'abitazione di Peppe Mazzagatti.
Sarebbe stata accertata anche l’identità di chi ha dato l’ordine di fare l’inchino davanti alla casa del boss della ‘ndrangheta, 82 anni, ai domiciliari per motivi di salute. In particolare si sta verificando se alcuni portatori siano legati in qualche modo alla famiglia Mazzagatti.

I nomi delle 25 persone sono confluiti nel fascicolo della Dda di Reggio Calabria, anche se al momento nei loro confronti non sono emersi rilievi di natura penale.

Oppido Mamertina, la Madonna fa l'inchino al boss. La Dda apre un'indagine

Aggiornamento lunedì 7 luglio 2014 - I carabinieri hanno segnalato alla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria l'episodio di ieri dell'inchino della statua della Madonna davanti a casa del boss Peppe Mazzagatti. La Dda dunque ora ha avviato un'indagine.

Intanto il presidente dei vescovi calabresi, Mons. Salvatore Nunnari ha detto all'Ansa:

"Dispiace che i preti non abbiamo avuto il coraggio non di andare via ma di scappare dalla processione. Quando i carabinieri hanno lasciato, i preti dovevano scappare dalla processione. Avrebbero dato un segnale e di questi segnali abbiamo bisogno. Siccome sotto la vara può capitare che ci sia il mafioso di turno che fa poi il capo, allora bisogna avere il coraggio di fermare le processioni. Se fossi vescovo di quella città per un po' di anni non ne farei e credo che sarebbe cosa gradita alla Madonna"

Oppido Mamertina, la Madonna fa l'inchino al boss durante la processione


Domenica 6 luglio 2014

19.30: il Ministro dell'Interno Angelino Alfano si è complimentato coi carabinieri che hanno lasciato la processione in seguito al gesto di riverenza fatto nei confronti del boss e allo stesso tempo ha speso qualche dura parola nei confronti di questo comportamento, definito “atto incommentabile”:

La lotta a tutte le mafie è anche nei comportamenti di chi si oppone ad antiche servitù e soggezioni di chi le omaggia ed è anche in chi prende le distanze da deplorevoli e ributtanti rituali cerimoniosi di chi soggiace alle loro logiche di violenza, Papa Francesco, un combattente, qualche giorno fa ha detto che questa è l’unica strada per una vera e propria rivoluzione sociale. Per un no forte a chi è schiavo del male e della cultura della morte. Questo vale per tutti. Per ognuno nel proprio ruolo. Ma soprattutto per chi, proprio per il ruolo, ha il compito e la responsabilità di guidare una comunità e di educare. Esemplare dunque il comportamento dei Carabinieri che si sono allontanati mentre altri compivano quel gravissimo gesto, per mantenere pulita la loro divisa e integro l’alto valore delle istituzioni che rappresentano. Per questo motivo, mi sono complimentato con il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Leonardo Gallitelli. Confido che anche altri prendano presto le distanze da atti incommentabili.

Anche Nicola Gratteri, procuratore aggiunto di Reggio Calabria, è intervenuto sulla vicenda, spiegando che la Procura farà i dovuti approfondimenti:

Le parole del Papa sono state ascoltate da tutti ma poi in pratica non sono osservate. Quanto accaduto appare come una sfida a quelle parole. Il Papa non ha rivolto un invito ma ha intimato a tutti di comportarsi da cristiani. Bene il comportamento dei Carabinieri che hanno capito quanto stava accadendo. La Procura farà il suo lavoro. Purtroppo la storia si ripete. Ora voglio cercare di capire cosa faranno e quali saranno le azioni dei Vescovi della Calabria Così come voglio vedere quale sarà il comportamento di tutti i sacerdoti. Mi auguro che la chiesa non abbia tentennamenti così come accaduto per la Vara portata a spalle da gente che si professa cristiana ma che di cristiano non ha proprio nulla.


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A pochi giorni dalle parole con cui Papa Francesco condannava la 'ndrangheta, definita adorazione del male e disprezzo del bene comune, dichiarando i mafiosi scomunicati, un nuovo clamoroso caso di riverenza nei confronti della criminalità organizzata, in questo caso di un boss di Tresilico di Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria.

E’ accaduto lunedì scorso, durante la processione della Madonna delle Grazie. Durante il percorso, in barba all’opera di contrasto del vescovo Giuseppe Fiorini Morosini, la statua è stata fatta fermare davanti all’abitazione del boss del Paese, Giuseppe Mazzagatti, condannato all’ergastolo per omicidio e associazione a delinquere di stampo mafioso e ora ai domiciliari per motivi di salute, in quello che è stato a tutti gli effetti un inchino e un omaggio all’operatore del boss.

A quel punto il maresciallo dei carabinieri di Oppido e due agenti che erano con lui, lo scrive il Quotidiano Della Calabria, hanno abbandonato la processione in segno di protesta e hanno presentato una relazione dettagliata ai loro superiori, spiegando come lo Stato che loro rappresentano non si è inginocchiato davanti al boss come fatto dai portatori che hanno deciso e attuato la breve sosta.

Il maresciallo Andrea Marino, è sempre il quotidiano locale a rivelarlo, prima dell’avvio della processione aveva incontrato personalmente i componenti della commissione della festa, chiedendo loro di evitare qualsiasi gesto in favore del boss.

Quella raccomandazione, però, è rimasta inascoltata e parte del paese ha reso omaggio, insieme alla statua della Madonna, a quello che ancora oggi, nonostante le condanne e la malattia, è ancora un personaggio potente e rispettato.

Tresilico_santuario

Foto | Wikimedia

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