Morte di Giuseppe Uva, rinviati a giudizio i sei poliziotti e il carabiniere imputati

Il pm Felice Isnardi aveva chiesto il non luogo a procedere.

Aggiornamento ore 16:10 - Il giudice per le indagini preliminari di Varese Stefano Sala non ha accolto la richiesta del pm Felice Isnardi e ha invece appoggiato quella dei legali dei famigliari di Giuseppe Uva che si sono costituiti parte civile: ci sarà il processo contro i sei poliziotti e il carabiniere imputati per omicidio preterintenzionale e altri reati relativi alla morte di Uva avvenuta il 14 giugno 2008. Tutti e sette gli imputati dunque sono rinviati a giudizio.

Il pm chiede il non luogo a procedere


Oggi, lunedì 21 luglio 2014, nel corso dell'udienza preliminare sul caso di Giuseppe Uva, il pubblico ministero di Varese Isnardi ha ribadito la richiesta di non luogo a procedere per i sei poliziotti e il carabiniere che sono imputati con l'accusa di omicidio preterintenzionale e altri reati in relazione al decesso di Uva, avvenuto nel 2008, dopo essere stato trattenuto in caserma.
Tra l'altro il pm oggi ha chiesto il non luogo a procedere anche per il reato di abuso di autorità contro l'arrestato, nonostante nella precedente udienza per questo capo di imputazione avesse chiesto il rinvio a giudizio.

Morte di Giuseppe Uva, udienza rinviata


Lunedì 30 giugno 2014

L'udienza è stata rinviata e, per sapere se l'omicidio di Giuseppe Uva merita un processo, occorrerà attendere ancora qualche settimana: il gip di Varese ha stabilito di risentire i testimoni prima di decidere se ci sarà o meno un processo per quella violenta morte.

A sei anni da quella drammatica morte la notizia è che servono ulteriori indagini: anche questo fa parte del panorama della giustizia penale italiana, che diventa elefantiaca a maggior ragione se sul banco degli imputati ci sono i servitori dello Stato.

Il prossimo 14 luglio Alberto Biggioggero, che era con l'amico Uva durante l'arresto e nella stanza accanto durante il pestaggio nella caserma di Varese, verrà ascoltato in qualità di testimone (anche questa vicenda merita una riflessione, visto che il pm Abate, che in precedenza curava il caso alla procura di Varese, si rifiutò di interrogarlo per 5 anni).

Ma di notizie, da quel palazzo di giustizia varesotto che dall'esterno sembra fatto di marzapane, ce ne sono ugualmente: questa mattina una piccola folla si è adunata davanti al Tribunale di Varese:

"Siamo tutti Giuseppe Uva"

c'era scritto su uno striscione. Perchè è vero: chi scrive, chi legge e anche chi non leggerà mai, tutti siamo Giuseppe Uva. Persone, ognuna con i propri piccoli pregi ed i propri tanti difetti, che in qualsiasi momento possono ritrovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Come Giuseppe Uva nessuno di noi è un santo (per fortuna) e come Giuseppe Uva ognuno di noi merita rispetto, nella propria dignità di persona, di essere umano e della propria memoria: come Giuseppe Uva, ognuno di noi può capitare una notte in una caserma. E come Giuseppe Uva ognuno di noi merita di avere l'assoluta garanzia che quella non sarà la sua ultima notte e che, proprio quella notte, sopratutto quella notte, lo Stato si farà carico della nostra tutela, della nostra incolumità.

Come Giuseppe Uva ognuno di noi ha diritto a chiedere giustizia, ma nessuno di noi dovrà mai più farlo come Giuseppe Uva, che urla giustizia attraverso drammatiche fotografie e laceranti testimonianze dell'amico Alberto Biggioggero. Come Giuseppe Uva ognuno di noi ha diritto ad un processo giusto ma a Giuseppe Uva viene negato anche questo diritto: e allora, come farebbe Giuseppe Uva, è compito nostro chiedere che quel processo si faccia e, in quel processo, si abbatta un muro di omertà istituzionale che da sei lunghi anni asseta di giustizia la famiglia di Giuseppe Uva.

Perchè siamo tutti Giuseppe Uva.

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