Sequestro di Roberto Berardi, l'ambasciata della Guinea conferma la volontà al rilascio

Il Presidente Obiang sarebbe pronto a scarcerare Berardi, ma chiede 1,5 milioni di euro

L'ambasciatore della Guinea Equatoriale, paese africano nel quale si trova detenuto da un anno e mezzo l'imprenditore di Latina Roberto Berardi, ha ricevuto venerdì scorso Rossella Palumbo e Luigi Manconi (rispettivamente moglie di Berardi lei e senatore della Repubblica lui, unico ad occuparsi del caso a livello parlamentare): nel corso dell'incontro, a suo modo "storico" (è la prima volta che la moglie del detenuto italiano è ricevuta dall'ambasciata guineiana), alla famiglia sono state date alcune rassicurazioni:

"L'ambasciata ha confermato la disponibilità del presidente di concedere la grazia. Abbiamo chiesto garanzie sulle condizioni di salute di Roberto Berardi. Attendiamo risposte."

ha spiegato lo stesso senatore Manconi al quotidiano online ilcaffè.tvTeodoro Obiang, nei mesi scorsi si era speso in promesse ad oggi non mantenute, ricevuto addirittura dal Papa (che per Berardi si è speso in un appello durante la recita di un Angelus in dicembre) e successivamente dal Presidente della Commissione Ue Antonio Tajani.

Promesse, dicevamo, che fino ad oggi sono rimaste tali: dal 1 aprile infatti il silenzio assoluto è drammaticamente calato nuovamente sulla vicenda dell'imprenditore italiano detenuto come una bestia in un carcere guineiano, tenuto in condizioni igienico-sanitarie drammatiche, denutrito e fatto continuamente oggetto di violenze, pestaggi, angherie.

Guarda la gallery: Roberto Berardi, l'italiano in carcere in Guinea Equatoriale

Dopo il primo aprile, dicevamo, più nulla: silenzio assordante. Eppure, diceva Obiang, la liberazione poteva essere imminente e, per rendere il tutto ancor più drammatico, sarebbe stata motivata da "ragioni umanitarie" non meglio definite. Occorreva, al 1 aprile scorso, solo "definire gli ultimi dettagli con il governo italiano".

Dettagli che, secondo quanto riferito a Crimeblog, si possono tranquillamente quantificare in 1,5 milioni di euro, che è la cifra che il governo guineiano contesta a Berardi di avere trafugato al figlio del dittatore, Teodorin Obiang, un giovane rampollo della dittatura africana che vive decisamente al di sopra delle proprie possibilità e che è rincorso da due mandati di cattura internazionale.

Berardi, incarcerato perchè accusatore del socio Teodorin Obiang di aver rubato dalle casse della società edile con la quale lavorava nel paese africano (qui l'intera vicenda descritta nel dettaglio): dopo la sua denuncia Berardi venne sequestrato ed incarcerato e, in seguito ad un processo sommario, condannato al carcere ed alla restituzione del maltolto.

Il caso, controverso e decisamente mal gestito dalla Farnesina (che in Guinea Equatoriale non ha uffici, con tutte le difficoltà che ne conseguono), contiene al suo interno un'infinità di drammi umani: la fuga di Berardi, che giunto al consolato spagnolo ha trovato i cancelli chiusi, le botte subite in carcere, il tentativo di estorcergli confessioni su crimini mai avvenuti, la "promessa" della scarcerazione a fronte della firma di una dichiarazione di colpevolezza da parte dell'imprenditore, le vane, e vaghe, promesse della famiglia reggente.

Famiglia, quella Obiang, che continua a mostrare il suo volto compassionevole ma che in realtà chiede quello che è un vero e proprio riscatto per la liberazione di Berardi: 1,5 milioni di euro, esattamente la cifra che il tribunale che lo ha condannato gli imputa di avere sottratto a Teodorin Obiang. Un'accusa ribaltata addosso all'imprenditore di Latina.

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