Strage di Erba. Olindo Romano accusa: "Mi hanno fatto il lavaggio del cervello"

Comincia oggi una settimana molto importante per il processo per la strage di Erba. Per molti l'esito finale è scontato, ma i Romano insistono nel dichiararsi innocenti e stamattina Olindo ha rilasciato una dichiarazione spontanea di circa 4 minuti, come riportato dal blog dedicato Strage di Erba:

Si sente? Buongiorno. Niente, volevo esporre i fatti che si sono svolti il giorno 10 gennaio 2007 nelle ore che precedettero la mia confessione. Quella mattina in carcere arrivarono due carabinieri in borghese per rilevarmi le impronte. Fui portato con loro, poi si fermarono. E mi dissero che se confessavo mi sarei tolto un grosso peso dalla coscienza. E così mi prospettarono a cosa andavo in contro: se stavo zitto, con le prove che avevano in mano, il testimone, la macchia di sangue, l’ergastolo non me lo toglieva nessuno. Mentre se mi fossi pentito e avessi confessato, con il rito abbreviato, una buona condotta, le varie attenuanti – non ricordo quali – in cinque anni sarei stato fuori. In più mi dissero che mia moglie sarebbe stata scarcerata subito e sarebbe potuta tornare a casa. Io ero combattuto, in quel momento lì. In poche parole avrei dovuto, come dire, non dire la verità. E… niente: allora chiesi se potevo parlare con mia moglie, era due giorni che non la vedevo e non sapevo cosa ne pensasse lei. Però mi dissero che questo poteva autorizzarlo solo il pm. Però il pm non si sarebbe presentato se io non mi fossi pentito. Così caddi nella disperazione, ero confuso, non sapevo cosa fare. Ci pensai sopra vari minuti, camminando avanti e indietro. Poi concordai la cosa con loro precisando che prima di parlare con i pm avrei voluto parlare con mia moglie per sentire cosa ne pensava. Il pm arrivò alcune ore dopo e io rimasi lì con loro parlando del più e del meno, di come si erano svolti i fatti, delle armi che probabilmente erano state usate, sull’incendio scoppiato violentemente, di un accenditore che non avevano trovato, di com’era ridotto l’appartamento, di come l’avevano trovato. Alla fine di quelle due o tre ore, non ricordo quanto tempo, era come se – non so se sia l’espressione giusta – mi avessero fatto il lavaggio del cervello. Ero convinto che quello fosse il minore dei mali. E così accettai. E quando arrivarono i pm feci la confessione. Tutto qui.

Forse le cose sono andate come dice lui, ma si può credere a un uomo che in carcere diceva "ammazzare un uomo è come ammazzare un coniglio"?

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