Un giorno in pretura puntata del 31 maggio 2014: l'omicidio di Maria Pia Labianca, seconda parte

La seconda parte del processo per l'omicidio della giovane Maria Pia La Bianca, uccisa a Gravina di Puglia nel 1999.

Sabato notte è andata in onda la seconda parte del processo per l'omicidio di Maria Pia Labianca, uccisa il 24 febbraio 1999 dall'ex fidanzato Giovanni Pupillo, che ha prima confessato il delitto e poi ritrattato. Il giovane è stato infine condannato in via definitiva a 21 anni di reclusione dalla Corte di Cassazione lo scorso ottobre e sta ora scontando in carcere la sua pena.

A inizio puntata Roberta Petrelluzzi mette l'accento sulla lunghezza inaudita di un processo che si sarebbe potuto concludere molto prima: basti pensare che il primo grado in Corte d'Assise è iniziato nel 2000 e finito nel 2007, il processo di secondo grado si è tenuto nel 2011, per arrivare alla Cassazione con una condanna definitiva solo nel 2013. Ci sono voluti quasi 14 anni perché Maria Pia avesse giustizia.

In questa seconda parte del processo si ripercorrono le indagini che sono seguite al delitto, che non sempre sono state condotte bene. Giovanni Pupillo viene fermato però quasi subito, e confessa dopo le prime ammissioni del fratello minore, Ugo, che raccontò di averlo aiutato a nascondere il corpo di Maria Pia, dopo averlo sorpreso con il cadavere.
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In aula Ugo ritratta le sue deposizioni di allora, ma ormai è tardi. A rendere la posizione di Giovanni Pupillo più difficile ci sono poi le lettere che il ragazzo scrisse ai genitori e al fratello minore poco dopo l'arresto e la confessione, che suonano come un'ammissione di colpevolezza.

Durante il processo Pupillo si difende però strenuamente, insistendo sul fatto che quella confessione gli venne estorta dalle forze dell'ordine. A inchiodare il giovane, però, ci sono i dettagli del delitto, confermati dalla seconda autopsia sul corpo della ragazza, che solo l'assassino poteva conoscere: Pupillo racconta di aver strangolato Maria Pia e, una volta morta, di averla accoltellata al petto, nello stesso punto, due volte.

Inoltre, pochi giorni dopo il delitto, è proprio Giovanni Pupillo a far ritrovare i vestiti e il cellulare bruciato della ragazza, nel casolare abbandonato dove il cadavere venne poi nascosto

Non sembrano esserci dubbi neanche sul movente del delitto: la gelosia. Tutti i testimoni ascoltati in aula parlano infatti di numerosi episodi di violenza e di gelosia metti in atto dal ragazzo, ossessionato da Maria Pia.

In primo grado Pupillo viene condannato a 21 anni di carcere, confermati in appello e in Cassazione.

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