Un giorno in pretura puntata 26 aprile 2014: Luciana Cristallo, terza e ultima parte

Accusa e difesa espongono le proprie posizioni, fino ad arrivare alla sentenza che assolve Luciana Cristallo per aver agito in stato di legittima difesa e Fabrizio Rubini per non aver preso parte al delitto.


Ieri sera, sabato 26 aprile, è andata in onda la terza puntata di Un giorno in pretura dedicata alla storia di Luciana Cristallo, la donna sotto processo per l'omicidio dell'ex marito Domenico Bruno, ucciso il 27 gennaio 2004. La Cristallo e la sua difesa insistono sul fatto che si trattò di legittima difesa, in quanto Bruno - dopo l'ennesima lite - la stava strangolando. L'accusa, invece, punta a dimostrare che si trattò di un delitto premeditato lucidamente, con la collaborazione del compagno di allora Fabrizio Rubini.

Uno dei primi punti su cui accusa e difesa si scontrano è l'arma del delitto, un piccolo coltello a serramanico. Secondo la difesa un coltellino non può essere un'arma da lucida organizzazione, da premeditazione, mentre per l'accusa è strano che quel'arma si trovasse proprio a portata di mano nel momento opportuno. La Cristallo giustifica la presenza del coltello dicendo che, essendo ancora nel pieno del trasloco, era appena uscito da uno scatolone ed era quindi rimasto sul tavolo poco prima che il marito arrivasse.

La difesa della donna, inoltre, per smontare l'accusa di premeditazione, insiste sul fatto che quel giorno tutti sapevano che Domenico Bruno era a cena dall'ex moglie, dai figli alla tata tutti ne erano a conoscenza. Poteva quindi la Cristallo organizzare un delitto e fare in modo che tutti sapessero che era lei l'ultima ad aver visto l'ex marito?
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L'accusa invece, per dimostrare la premeditazione, punta sul tappeto utilizzato per occultare il corpo. Davvero Rubini poteva avere in auto, proprio quella sera, un tappeto così grande, per giunta in una smart? Ma Rubini ha sempre dichiarato di averlo avuto in macchina perché quello stesso giorno l'ex moglie glielo aveva regalato, e mantiene quella versione anche in aula.

Le testimonianze dei vicini di casa di Luciana Cristallo confermano la versione dei due imputati: la notte del 27 gennaio 2004 c'è stata una violenta lite e poi silenzio. Poco dopo dei rumori per le scale, come se qualcuno facesse un trasloco, presumibilmente si trattava dei due imputanti che portavano giù il corpo, come raccontato in aula.

La difesa sembra inoltre riuscire a smontare, grazie alle testimonianze in aula, l'ipotesi dell'accusa secondo cui i due imputati si sarebbero procurati due telefoni intestasti ad altre due persone, usati la notte del delitto, per evitare di essere intercettati. In realtà quelle due schede, intestati a due amici, erano nella disponibilità della Cristallo e di Rubini da tempo, e servivano ad evitare che Bruno potesse controllare al telefono l'ex moglie.

La Corte d'Assise di Roma assolve i due imputati: Rubini per non aver commesso il fatto, escludendo quindi che abbia collaborato all'omicidio, mentre assolve la Cristallo per aver agito in stato di legittima difesa.

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