Rtl e il dipendente boss nella 'ndrangheta

L'azienda: "Dalle carte totale liceità dei nostri rapporti".

Le sedi della radio Rtl di Arcene (Bergamo), Roma, Napoli e a Cologno Monzese - oltre ad alcune società che operano assieme all'emittente - sono state sottoposte a perquisizioni e sequestri di documenti da parte della Dda di Catanzaro. Il tutto nell'ambito di un'inchiesta sul clan dei Tripodi di Vibo Valentia, il cui presunto boss Nicola risulta dipendente - non che lavorasse, ovviamente - della "Gesti.Tel srl", ritenuta una società di fatto di Rtl.

Nelle carte dell'inchiesta si legge che "Rtl 102,5, Hit Radio Srl e Open Space Pubblicità Srl hanno avuto rapporti finanziari e societari con la ditta individuale "Music & Co. di Campennì Cosimo" oltre che con la "Campennì Ferraro Management Srl", società che dalle risultanze investigative sembrerebbe essere una sorta di 'concessionaria con esclusiva' per ciò che attiene gli spettacoli organizzati in Calabria dalla società Rtl sopra richiamata".

Insomma, quello che si cerca di capire è quale sia il rapporto tra il clan Tripodi e le varie società sopracitate. Questo anche perché Cosimo Campennì sembra essere direttamente imparentato con il boss Giuseppe Mancuso di Limbadi, che sta scontando un ergastolo in carcere. In tutto questo Rtl 102.5 si premura di far sapere che "ha ricevuto la richiesta di produrre i documenti, relativi ai rapporti di lavoro intercorsi con persone oggetto di indagine penale. Gli uffici hanno immediatamente fornito tutta la documentazione richiesta e collaborato pienamente alla connessa perquisizione. Tutti i documenti forniti attestano la totale liceità dei rapporti da noi intrattenuti. Per il resto, il Gruppo Rtl 102.5 non ha nulla a che vedere con quanto contestato agli indagati".

Ma c'è di più, come scrive l'Ansa: "Un secondo provvedimento di perquisizione e sequestro, oltre a quello che ha interessato le sedi di Rtl, e' stato emesso dalla Dda di Catanzaro nell'ambito dell'inchiesta sul clan Tripodi di Vibo Valentia Marina. Provvedimenti che mirano a chiarire la natura di alcune movimentazioni di denaro in Lombardia da parte di alcuni soggetti legati ai due clan. In particolare, il decreto di perquisizione riguarda Salvatore Valenzise, 48 anni, originario di Nicotera, ma residente a Castiglione Olona (Varese), Fulvio Migliano (54), di Parabiago (Milano), Angelo La Mendola (47), di San Vittore Olona (Milano) ed Enrico Barone (45), di Vibo Valentia ma domiciliato a Legnano (Milano)".

DIA-sequestro-beni-Bonaelli

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