Manuele Braj morto in Afghanistan: le 3 versioni sull’esplosione


Come si leggeva ieri sul Il Sole24ore sono tre le versioni sull’esplosione costata la vita al carabiniere Manuele Braj, morto tre giorni fa in un campo d’addestramento della polizia afghana ad Adraskan, distretto della Provincia di Herat, nella parte occidentale del Paese. Vediamo:

Fonti militari italiane a Herat avevano riferito di un attacco esterno effettuato con un razzo Rpg. (...) «È stato un attentato, è stato lanciato un razzo dall'esterno del campo andato a impattare nei pressi di una garitta di osservazione» ha detto il portavoce del contingente italiano, il colonnello Francesco Tirino. Nel pomeriggio l'Ansa ha appreso che «diversi pezzi e frammenti» di un razzo da 107 millimetri erano stati rinvenuti dagli artificieri italiani e americani.

Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha parlato di «vile attentato» mentre per il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola «Manuele è stato colpito in modo vigliacco»; ma a smentire la tesi dell'attacco talebano ha provveduto l'agenzia di stampa Afghan Islamic Press (Aip) che in una corrispondenza da Herat sostiene di aver appreso da un agente di polizia afghano di Adraskan che un suo collega «ha sparato sul team di addestratori italiani causando un morto e due feriti». All'Aip il responsabile del Centro di addestramento, il colonnello Fazl Ahmad Khalili, ha detto che «un italiano è morto e due altri sono rimasti feriti da un'esplosione seguita da una sparatoria» senza entrare nei particolari.

E siamo alla terza ricostruzione:

Eppure è proprio il colonnello Khalili a fornire una terza versione parlando ai giornalisti di un «incidente frutto dell'erronea manipolazione di una bomba a mano» da parte degli istruttori italiani. L'ufficiale ha escluso l'attacco di un poliziotto rinnegato precisando che «nella torretta gli italiani erano soli e si erano chiusi dentro», sottolineando che «il bunker della torretta non è stato danneggiato» e accusando gli italiani di voler mascherare l'incidente attribuendolo a un attacco talebano.

Di certo c’è che Manuele Braj è il 51esimo caduto italiano in Afghanistan, nella stesa esplosione altri due militari sono rimasti feriti alle gambe.

Il Sussidiarionet ha fatto qualche domanda a Fausto Biloslavo sull’accaduto.


Biloslavo, la zona in cui è accaduto l’attentato di stamane di che tipo è? Soggetta già in passato ad azioni terroristiche?
Quel campo di addestramento sito ad Adraskan già in passato era stato oggetto di colpi di mortaio, di azioni fortunatamente non molto drammatiche come purtroppo quella di oggi. È una zona un po’ isolata, non è una zona sicurissima, ma non è neanche la zona peggiore del nostro schieramento militare in Afghanistan.
Il campo colpito dall’attentato è un campo di addestramento della polizia afgana?
È un campo gestito dai nostri carabinieri impiegati nell’addestramento della polizia afgana. In particolare di questa unità della polizia che ha anche un ruolo militare non solo di polizia. È scorretto chiamarli corpi speciali, ma comunque si tratta di un corpo più tattico che poi viene impiegato nelle zone più calde per la loro attività anche militare e non solo di ordine pubblico.
In Afghanistan abbiamo quasi 4mila soldati. L’attentato di oggi rende evidente come non bastano a prevenire azioni mortali.
È una guerra asimmetrica. Sembra sia stato sparato un razzo dall’esterno e quindi è chiaro che difficilmente un tipo di azione di questo tipo è prevedibile e frenabile. Difficilmente puoi fermare un attacco di questo genere. Il problema è che se hanno sparato un razzo vuol dire che lo hanno sparato da vicino e quindi la zona intorno al campo non è evidentemente sicura anche se si tratta quasi sicuramente di un attacco “mordi e fuggi”.

Foto | ©TMNews

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