Telecom: suicida il capo della sicurezza, fu collaboratore di Tavaroli

L'uomo era uno stretto collaboratore di Giuliano Tavaroli, ex capo della security governance di Telecom al centro dell'inchiesta dossier illegali. Il precedente del 2006, con il suicidio del dirigente della sicurezza Adamo Bove.


    Aggiornamento 20:23. Secondo le prime informazioni Emanuele Insinna si stava separando dalla moglie e stava attraversando un periodo di disagio psichico. L’uomo si è lanciato dal quinto piano della sede Telecom in cui lavorava, probabilmente da una finestra e non dal terrazzo. Le indagini sono in mano ai carabinieri, dopo aver aperto l’inchiesta il magistrato ha disposto che sul corpo dell’uomo venga eseguita l’autopsia.

Emanuele Insinna, 54 annil, capo dell’ufficio sicurezza di Telecom Italia a Roma si è suicidato oggi lanciandosi dal terrazzo del palazzo del gruppo a Parco De Medici, zona Magliana Vecchia, alla periferia nord della capitale.

Il funzionario, da 14 anni in azienda, aveva lavorato fianco a fianco con l’ex capo della security Telecom Giuliano Tavaroli, al centro del noto scandalo intercettazioni e dossier illegali per il quale ha patteggiato la pena.

Insinna pur essendo uno stretto collaboratore di Tavaroli non era comunque mai stato indagato da pm. Il suicidio sarebbe avvenuto poco dopo le 11 quando l'uomo è uscito dal suo ufficio per dirigersi diritto sul terrazzo.

L’inchiesta Telecom (scandalo Telecom-Sismi) parte nel 2005 e riguarda Tavaroli e un gruppo formato da investigatori privati, forze dell’ordine e funzionari dei servizi (l’ex vice capo del Sisde Mancini) che secondo l’accusa crearono un sistema di dossieraggio illegale su personalità politiche, personaggi pubblici, dello sport e dello spettacolo, attraverso un sistematico ricorso a intercettazioni telefoniche.

Tavaroli arriva al processo imputato di associazione a delinquere, corruzione internazionale, detenzione e divulgazione di materiale riservato. Nel 2009 ha fatto richiesta di patteggiamento della pena a quattro anni e mezzo di reclusione e 60mila euro di risarcimento.

Quello di oggi non è il primo suicidio misterioso tra i funzionari della sicurezza di Telecom. Adamo Bove, ex poliziotto che prese il posto di Tavaroli in azienda, si è suicidato nel 2006 dopo essersi buttato da un cavalcavia a Napoli secondo la versione ufficiale, su cui i familiari hanno sempre espresso dubbi.

A giugno 2013 Marco Tronchetti Provera, ex presidente di Telecom Italia, è stato condannato dal Tribunale di Milano a un anno e 8 mesi per ricettazione nel processo sul caso Kroll, uno dei filoni dell'inchiesta madre sui dossier illegali, con un risarcimento disposto a favore di Telecom Italia pari a 900mila euro (nel video in alto di EuroNews).

A man walks past a poster against chairm

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