Messina: DIA confisca beni per 200 milioni

A carico di Giuseppe Scinardo, deceduto 4 anni fa e considerato uomo del capo di Cosa nostra mistrettese Pietro Rampulla.

Gli agenti della Direzione investigativa antimafia (Dia) di Messina e Catania questa mattina hanno proceduto a una maxi confisca di beni per oltre 200 milioni di euro.

Destinatario del provvedimento ablativo, è l’imprenditore Mario Giuseppe Scinardo, ritenuto dagli investigatori persona di fiducia del presunto boss della mafia mistrettese, Sebastiano Rampulla, morto nel 2010 e fratello di Pietro Rampulla tristemente famoso per essere stato l'artificiere che ha confezionato e fatto esplodere la bomba della strage di Capaci, in cui il 23 maggio del '92 morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie e tre agenti della scorta.

Nel dettaglio i beni confiscati sono undici imprese del settore dell’edilizia, della produzione del calcestruzzo, dell’agriturismo e delle energie alternative. E ancora ben 229 immobili, sparsi nelle provincie di Catania, Enna e Siracusa, 90 tra camion, escavatori, trattori, mezzi agricoli e auto di grossa cilindrata, 11 capannoni agricoli; 61 silos; svariati capi di bestiame.

Un impero a cui ora gli eredi di Rampulla possono dire definitivamente addio.

(Nel video: DIA sequestra patrimonio da 3,5 milioni a imprenditore - Messina, febbraio 2014)

Dia Catania messina

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