Carceri, il dramma dell'ergastolo ostativo: la vicenda di Mario Trudu

Mario Trudu è stato condannato all'ergastolo ostativo. In carcere dal 1978, chiede di avvicinarsi alla famiglia in Sardegna

Dal Codice dell'Ordinamento Penitenziario: "Ogni sforzo deve essere fatto per assicurarsi che i regimi degli istituti siano regolati e gestiti in maniera da: assicurare che le condizioni di vita siano compatibili con la dignità umana; [...] mantenere e rafforzare i legami dei detenuti con i membri della loro famiglia e con la comunità esterna, al fine di proteggere gli interessi dei detenuti e delle loro famiglie; offrire ai detenuti la possibilità di migliorare le loro attitudini e di accrescere le loro prospettive di reinserimento nella società dopo la liberazione."

La storia di Mario Trudu è solo una delle tante storie di drammi personali che permeano le mura delle carceri italiane ed arrivano all'esterno, cercando di raggiungere la pubblica opinione ma incontrando spesso un ostacolo più insormontabile delle sbarre alle finestre: l'omertà di chi non vuol sentire.

Mario Trudu è stato condannato all'ergastolo ostativo, la forma più dura di detenzione: nega ogni tipo di beneficio penitenziario e di misura alternativa al carcere a chi è stato condannato per reati associativi e non si è pentito. L'ergastolo ostativo è la mano pesante dello Stato contro chi non rinnega se stesso e per questo paga con la vita, in carcere: questo tipo di pena non chiede solo la vita ai condannati, ma chiede anche la loro dignità, chiede che l'uomo venga totalmente annullato in favore del numero di pratica, da archiviare come "fine pena mai".

Una perfetta definizione di ergastolo ostativo l'ha data lo stesso Trudu nella sua autobiografia:

"L’ergastolo ostativo è l’annientamento dell’ìndividuo, se non hai il coraggio di affrontare la morte suicidandoti, ti rimarrà appiccicato addosso per anni, per decenni, fino all’ultimo dei tuoi giorni. Non illuderti pensando che un giorno possa morire, ridandoti la libertà, non può essere, il suo respiro si spegnerà insieme al tuo, morirete nello stesso istante, tutti e due morirete, in prigione sarete uno incatenato all’altro, uscirete insieme in una sola bara, questo è l’ergastolo ostativo.”

Mario Trudu è detenuto dal maggio 1979: da 35 anni sconta un regime di carcere duramente spartano, più degli altri detenuti, più degli altri ergastolani, al pari dei potenti boss di mafia e camorra. Inizialmente non viveva l'ostativo poi, per effetto di una legge applicata retroattivamente, la sua vita è peggiorata anche dentro: ergastolo ostativo. Diceva il suo avvocato Pierandrea Setzu circa un anno fa:

"Non può essere taciuto che la lunghissima ed ininterrotta detenzione, ben 26 anni di carcere (oggi 27, nda), ha inibito qualunque connessione con l’esterno. Trudu è ormai sganciato da qualsiasi sua realtà di provenienza, non solo da quella di tipo illecito nella quale maturò la scelta delinquenziale. E’ ormai un uomo di 63 anni (oggi 64, nda), stremato per aver trascorso quasi metà della sua esistenza in carcere e da anni non ha contatto con le persone che conosceva prima del suo arresto."

Attualmente Trudu è detenuto, da oltre 10 anni, nel carcere di Spoleto, lontano dalla Sardegna, terra natìa e dove vivono tutti i suoi parenti. Per via dell'ergastolo ostativo Trudu da tempo non incontra la sorella, in difficoltà per motivi di età e di salute, mentre gli incontri con gli altri familiari sono stati molto rari per via, oltre che della distanza, delle non floride condizioni economiche, che impediscono trasferimenti frequenti.

Quello che candidamente chiede al Ministero della Giustizia Mario Trudu è di potersi riavvicinare ai suoi cari, così da lenire la dura carcerazione sua e cercare in qualche modo di riconquistare gli affetti: la risposta del Ministero è, tuttavia, negativa. O, meglio, assurda: impossibile concedere il trasferimento al detenuto perchè il Ministero non ha i fondi per il viaggio e la scorta; tuttavia, se il detenuto pagasse scorta, viaggio e spese varie, non ci sarebbero problemi.

Secondo quanto scrive Francesca De Carolis su IMGPress le spese, si vocifera, potrebbero arrivare a 10mila euro.

E' anche questo un elemento dell'emergenza carceri che fa spavento a chi, in carcere, ci vive e a chi il carcere lo racconta. Oggi Trudu scrive poesie (le potete leggere tutte qui) ed accorati racconti. La battaglia di Mario Trudu è la battaglia di chi vive nel silenzio, imbavagliato dall'assordante silenzio che accerchia le carceri italiane: una battaglia che si tinge di dignità, nonostante l'ergastolo ostativo. Quel "fine pena mai" che, come scrive Trudu, somiglia più al dantesco "lasciate ogni speranza/o voi ch'entrate".

    Non dimenticate di scaricare la Blogo App, per essere sempre aggiornati sui nostri contenuti. E’ disponibile su App Store e su Google Play ed è gratuita.

3823605928_d660d1f8af_04

  • shares
  • Mail