Inchiesta scandalo sulle confische ai mafiosi in Calabria



L'inchiesta del ROS dei Carabinieri di Reggio Calabria sulle case confiscate ai mafiosi ha creato un vero e proprio terremoto che fa "tremare" la poltrona a molti sindaci ed assessori calabresi. Ben 374 per la precisione, tutti denunciati per abuso d'ufficio con l'aggravante di aver favorito intere famiglie di mafiosi. L'inchiesta ha accertato che nonostante dal 1996 siano stati sequestrati e confiscati ben 803 beni alle famiglie mafiose, la maggior parte di essi sono in stato di abbandono, mai destinati ad altro uso e, cosa ancor più grave, lasciati ancora in uso ai familiari dei mafiosi a cui erano stati sequestrati.

A quanto pare un pò troppo per considerarla una semplice negligenza che, tra l'altro, ha vanificato di fatto ogni tentativo di colpire la mafia nel suo patrimonio. Una triste conferma di un malcostume generalizzato, se non si vuol parlare di connivenza, che diventa humus fertile per una criminalità che in fondo, a quanto pare, in pochi si affannano a contrastare.

Bilancio del colonnello Valerio Giardina: «Dopo i primi accertamenti è emerso che parte degli immobili, sebbene siano stati destinati e consegnati alle rispettive amministrazioni comunali nel cui territorio di competenza gli stessi ricadono, sono stati assegnati ad enti e/o associazioni di impegno sociale con notevole ritardo, cioè solo alcuni anni dopo la loro presa in consegna; alcuni, non sono mai stati assegnati ad alcun ente, con iter procedurali avviati e mai conclusi, pertanto inutilizzati; altri ancora sono addirittura risultati in uso e/o nella disponibilità dei soggetti nei cui confronti si è proceduto alla confisca, o dei loro familiari».

Va anche segnalato, per dovere di cronaca, che vi sono soltanto tre comuni in regola. E cioè che hanno utilizzato i beni loro assegnati. Platì, il comune con il più basso reddito procapite in Italia, ha trasformato il palazzotto a tre piani della famiglia Barbaro in una caserma dei carabinieri. Piccolo e non secondario particolare: il comune di Platì, sciolto per mafia, è amministrato da tre commissari prefettizi. A Fiumara, il palazzo di Nino Imerti ospita una scuola ed edifici pubblici. A Maropati, il terreno del boss Michele Audino è gestito oggi dalla cooperativa sociale «Futura».

Tre granelli di sabbia nel deserto. Gli «inadempienti» sono decine di comuni: dal capoluogo a Gioia Tauro, da Africo a Melito Porto Salvo, da Siderno a Palmi, Rosarno, Villa san Giovanni. Prendiamo il caso di Reggio Calabria. E di quel palazzo di cinque piani del «Supremo», il boss Pasquale Condello (di recente arrestato dopo una ventennale latitanza). Quel palazzo fu confiscato definitivamente nel 1997 e consegnato al comune alla fine del 2001. Cinque anni dopo, nel 2006, era ancora «nella piena disponibilità del nucleo familiare di Condello». Dopo i primi interrogatori di funzionari e amministratori reggini, lo stabile a partire dalla fine del 2006 è stato liberato dai suoi inquilini.

Ad Africo Nuovo, i terreni di Giuseppe Morabito dovevano diventare «spazio verde pubblico da attrezzare per la collettività». Sono ancora oggi in stato di abbandono. Ad Ardore su un terreno confiscato alla famiglia Violi e Ciampa doveva sorgere un centro contro la tossicodipendenza, a partire dall’ottobre del 2004. Il comune ha pensato di realizzare un parco giochi. Ma aspetta ancora i fondi regionali per farlo. Su certi terreni della famiglia Piromalli di Gioia Tauro, destinati a un centro per le tossicodipendenze, la ‘ndrangheta coltiva ancora ortaggi e frutta.

Tra i nomi dei denunciati illustri si può trovare il sindaco di Reggio, Giuseppe Scopelliti (An); Giuseppe Adornato che è stato pm al Tribunale di Palmi; l'ex colonnello della Guardia di finanza Graziano Melandri, ora assessore alla polizia urbana di Reggio e tanti altri amministratori che siamo abituati a vedere in prima fila nei cortei contro la mafia, pronti a declamare indignazione ed assicurare linea dura ed intransigente contro la criminalità, dinanzi alle telecamere. Del resto cosa possiamo aspettarci, è anche emerso che un assessore donna della passata amministrazione è la moglie di un "pregiudicato per traffico di sostanze stupefacenti e armi", fratello di un pericoloso latitante della zona.

Interi quartieri, palazzine - spesso abusive -, terreni nelle mani dei soliti noti. Condello, Libri, Piromalli, Labate, Mazzaferro, Mammoliti, Lo Giudice, Ficara, Iamonte. Solo per fare alcuni nomi della Provincia di Reggio Calabria. Mancuso, Vecchio e Fama a Vibo Valentia. Cirillo, Tripodoro, Pepe, Lorè, Gentile nel Cosentino. A Catanzaro la popolazione deve riscattare i beni di Criolesi, Cardano, Torcasio, Costanzo, Benincasa. Così come a Crotone vanno recuperati i patrimoni degli Arena, Colacchio, Guerra, Farao, Nicoscia.

Ecco gli elenchi completi degli immobili già destinati, oggetto dell'inchiesta, divisi per provincia:

- Reggio Calabria;
- Catanzaro;
- Cosenza;
- Crotone;
- Vibo Valentia;

e quelli ancora da destinare:

- Reggio Calabria;
- Catanzaro;
- Cosenza;
- Crotone;
- Vibo Valentia.

Foto: emy82
via| antoninomonteleone.it e lastampa.it

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