Evasione fiscale: il pg di Milano chiede l'assoluzione per Dolce & Gabbana

Secondo il pg, la scelta di spostare la società in Lussemburgo non è sanzionabile

La richiesta è di assoluzione perché il fatto non sussiste. In appello, dopo la condanna in primo grado, Dolce e Gabbana sembrano vicini a vedere chiusa con successo la vicenda giudiziaria che li ha visti al centro di un caso di evasione fiscale.

Nel 2005, infatti, i due stilisti hanno portato in Lussemburgo i loro affari in virtù del regime fiscale favorevole. Una scelta che li aveva portati nel mirino del fisco italiano e che era costato loro una condanna a un anno e otto mesi di reclusione, con la sospensione condizionale della pena, per la presunta evasione fiscale di 200 milioni di euro.

Condanna che molto probabilmente non sarà confermata in appello visto che il pg di Milano, Gaetano Santamaria, ha spiegato come la creazione della società Gado con sede in Lussemburgo non costituisca reato.

Come cittadino italiano potrei essere indispettito dalla scelta di vendere i marchi a una società lussemburghese ma come operatore della legge devo spogliarmi da ogni pregiudizio

Il pg ha anche giustificato la scelta dei due stilisti, che all'epoca dei fatti controllavano fisicamente i loro marchi, spiegando che "l'ottimizzazione del regime impositivo è lecita in base all'ordinamento comunitario", soprattutto in un momento in cui l'azienda era in fase di espansione. In pratica, se un altro paese della comunità europea garantiva condizioni fiscali migliori, D&G hanno fatto bene ad andarci. Per questo la condanna penale "è in contrasto con il buon senso".
Dolce & Gabbana - Runway - MFW F/W 2013

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