Infrastrutture Lombarde, Rognoni non risponde al Gip. Diceva: "C'ho una marea di soldi sul conto…"

L'ex direttore generale è stato arrestato giovedì scorso 20 marzo.

Antonio Giulio Rognoni, ex direttore generale di Infrastrutture Lombarde, la società partecipata della Regione Lombardia che si occupa di appalti e anche dei lavori dell'Expo, ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere.

Arrestato giovedì scorso, 20 marzo 2014, con altre otto persone per le accuse di di associazione per delinquere, turbativa d’asta, truffa e falso in danno della Regione Lombardia, Rognoni oggi pomeriggio è stato ricevuto dal giudice per le indagini preliminari Andrea Ghinetti. L'ex dg si è presentato in manette, scortato dagli agenti della polizia penitenziaria, con una tuta blu e le scarpe da tennis. D'accordo con il suo avvocato Francesco Centonze ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere, ma si è reso disponibile a essere interrogato la settimana prossima dai pubblici ministeri.

Sono stati ascoltati oggi altri tre arrestati nell'ambito dell'inchiesta su presunte irregolarità nel'affidamento di incarichi e consulenza relativi ad appalti pubblici, tra di loro anche l'ex capo dell'ufficio gare, Pierpaolo Perez, che ha rilasciato solo dichiarazioni sommarie così come gli altri due. Perez ha detto che le procedure seguite per l'affidamento degli incarichi di consulenza erano corrette e venivano assegnate a fiduciari e professionisti che garantivano efficienza nel rispetto delle scadenze dei lavori pubblici.

Domani saranno interrogati gli altri quattro arrestati tra cui l'avvocato Carmen Leo, dalle cui intercettazioni telefoniche risulta che abbia detto espressamente che il suo "prezioso referente" in Regione Lombardia era Raffaele Cattaneo, ex assessore ai Trasporti Pubblici e oggi presidente del Consiglio Regionale lombardo. Nella richiesta di custodia cautelare a carico di Antonio Rognoni i pm hanno scritto che in una telefonata del 31 maggio 2012 e in una del 13 settembre dello stesso anno l'avvocato Leo faceva esplicitamente riferimento a Cattaneo.

In una informativa del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano si legge inoltre che la "cordata dei legali", tra cui la Leo, era composta da persone che appartenevano o erano vicine a lobby affaristiche e ad ambienti politico-istituzionali regionali.

Dal rapporto delle Fiamme Gialle emerge inoltre che Rognoni in una telefonata con una collaboratrice si preoccupava della propria situazione patrimoniale e diceva:

"C'ho troppi soldi io sul conto non va bene... questi fanno la patrimoniale entro Natale"

Quando l'interlocutrice ribatteva che il conto di Rognoni era protetto "all'interno del plus che è la polizza assicurativa", il diretto interessato obiettava:

"Protetto un cazzo perché c'ho una marea di soldi sul conto corrente"

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