Amore criminale quarta puntata del 21 marzo 2014: la storia di Vanessa Scialfa

La tragica storia di Vanessa, uccisa a 20 anni dal compagno 35enne, con il quale conviveva da soli 2 mesi.

La quarta puntata di Amore Criminale, in onda venerdì sera 21 marzo, ci ha raccontato la tragica storia di Vanessa Scialfa, una ragazza di soli 20 anni uccisa ad Enna dal compagno 35enne il 24 aprile 2012. Il corpo della ragazza verrà ritrovato due giorni più tardi sotto un cavalcavia, dove il suo assassino aveva cercato di occultarlo.

Questa storia inizia quattro mesi prima, quando Vanessa conosce Francesco nel bar dove lei lavora. Lui, che ha 14 anni in più, esercita un grande fascino su una ragazza così giovane e inesperta. Tra i due comincia una storia intensa, che viene fin da subito contrastata dai genitori della ragazza. Francesco infatti non solo è molto più grande di Vanessa, ma ha già un figlio avuto in età molto giovane da una ex compagna e un matrimonio fallito alle spalle, oltre ad avere gravi problemi di tossicodipendenza.

Vanessa pian piano si allontana da tutto e da tutti, vista anche la gelosia del compagno. E soprattutto non accetta le critiche della famiglia, tanto che all'ennesima discussione coi genitori la ragazza decide di andare via di casa e intraprendere una convivenza con lui. Sono passati meno di due mesi da quando lo ha conosciuto.
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I primi tempi della convivenza sono felici, ma ben presto Francesco mostra il suo vero carattere: è geloso e violento, e cerca di controllare in ogni modo la vita della compagna. Quando lei, a causa sua, perde il lavoro al bar, l'uomo la fa assumere nello stesso albergo in cui lui lavora come lavapiatti, ma solo per poterla controllare meglio. E Vanessa, che è poco più di una ragazzina, inizia a capire che qualcosa non va.

L'unica della famiglia a frequentare la casa della coppia è la madre di Vanessa, ma ben presto Francesco lascia capire che quelle visite non sono gradite. Il padre di Vanessa non parla con la figlia da quando lei se ne è andata di casa, ma per Pasqua le cose cambiano, e la famiglia Scialfa riaccoglie in famiglia sia la ragazza che Francesco, invitandoli a pranzo.
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Pochi giorni dopo, l'ennesima lite tra Vanessa e Francesco: lui - che non è mai stato un grande lavoratore - si licenzia. Continua a fare uso di droga e ad ossessionare la ragazza con la sua gelosia. Vanessa non ne può più e gli comunica che se ne andrà, per tornare a casa dei genitori. L'uomo, acceccato dalla rabbia, la strangola con dei fili elettrici, e poi la finisce soffocandola con un fazzoletto imbevuto di candeggina.

Lucidamente, poi, decide di occultare il cadavere della ragazza, portandolo con la sua auto in un luogo isolato, tra Enna e Caltanissetta, sotto un cavalcavia. I genitori di Vanessa iniziano a cercarla, e Francesco dice loro che la figlia se ne è andata di casa dopo una lite. Per due giorni ripete questa versione, anche alle forze dell'ordine, fino a quando, il 26 aprile, decide di confessare quello che ha fatto a un poliziotto antidroga di cui è informatore.

L'uomo, però, poi ritratta. E solo davanti alle insistenze delle forze dell'ordine arriva infine a condurli nel luogo in cui ha occultato il cadavere di Vanessa. Per i genitori della ragazza, informati dai carabinieri, è un colpo terribile.

L'assassino viene processato con rito abbreviato e condannato a 30 anni. Si attende ora il giudizio di appello.

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