Guerra in procura, i pm milanesi si schierano con Robledo. Quei fascicoli tolti al Procuratore Greco

Molti pm milanesi si schierano con il procuratore anticorruzione Robledo, che ha denunciato al Csm il capo Bruti-Liberati

Il giorno seguente all'esplosione della "bomba" in procura a Milano, quella lettera inviata alla sezione lombarda del Csm dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo, all'interno della quale il magistrato denuncia una sistematica violazione dei criteri di organizzazione vigenti nell’ufficio sulla competenza interna, rimbomba con un'eco pazzesca il "no comment" del procuratore capo di Milano Edmondo Bruti-Liberati.

Un "no comment" prevedibile e giusto, laconicamente lasciato ai cronisti attardatisi ieri a Palazzo di Giustizia, al quale è seguito l'altro "no comment" eccellente, quello del procuratore Francesco Greco, anche lui chiamato in causa da Robledo.

Il magistrato napoletano lamenta non solo il modo con cui si distribuiscono i carichi di lavoro ai vari dipartimenti, in aperta e manifesta violazione del regolamento interno, ma anche le costanti scuse che, negli anni, sono state addotte per giustificare tali comportamenti: Robledo nella sua lettera riporta cinque differenti episodi emblematici di come l'organizzazione degli uffici giudiziari di Milano sia stata apertamente violata per imprecisati motivi.

Milan prosecutor Alfredo Robledo, right, talks with prosecut

Un'accusa precisa quella del procuratore aggiunto napoletano, pesantissima, che manifesta a tutti ed inasprisce una "guerra" che da anni porta le toghe milanesi a continui screzi, dispetti e persino ingerenze nel lavoro altrui.

Come riporta il blog Giustiziami, una vera "gola profonda" nelle stanze del Palazzo di Giustizia milanese, questa mattina il clima in procura è decisamente più frizzante del solito:

"Ha fatto bene! Finalmente qualcuno lo ha detto. Anche se ci sarebbe da dire che anche l’assegnazione dei fascicoli all’interno degli stessi dipartimenti in alcuni casi avviene in violazione della regola dell’automatismo."

dice un magistrato, mentre qualcuno arriva addirittura ad azzardare un ruolo "troppo politico" per il procuratore capo Bruti-Liberati. Opinioni, nulla di più, così come opinioni sono quelle più corporative di chi avrebbe gradito maggiormente un profilo più basso, magari una discussione interna tra procuratori aggiunti, per evitare che volassero gli stracci per essere lavati sulla pubblica piazza.

"La verità è che bisognerebbe togliere dalla facciata del palazzo di giustizia il richiamo a Falcone e Borsellino. Fuori c’è chi associa i magistrati a queste due personalità che invece nulla hanno a che fare con questa procura."

scrive Giustiziami citando una fonte della segreteria del Tribunale. Di fatto le accuse di Robledo sono gravissime: il magistrato arriva a delineare un contrasto tra il modo di gestire taluni fascicoli da parte del Procuratore capo e il dettato costituzionale (art. 112, che sancisce l'obbligatorietà dell'azione penale), fa nomi e cognomi e scandisce perfettamente i tempi. Una cronistoria che, letta attentamente, apre scenari piuttosto interessanti.

I tempi del fascicolo SEA-Gamberale

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Ad esempio, curiosi sono i tempi amministrativi dell'inchiesta SEA-Gamberale: l'Ufficio protocollo della procura di Milano ricevette il primo fascicolo da Firenze il 25 ottobre 2011, contenente una conversazione tra Mauro Maia e Vito Gamberale nella quale si profila un reato di turbativa d'asta nella vendita di alcune quote di partecipazione del Comune di Milano nella società aeroportuale SEA. Un'ipotesi di reato di competenza del II Dipartimento anticorruzione, che fa capo ad Alfredo Robledo.

Il 27 ottobre però il fascicolo finiva assegnato dal Procuratore Capo al collega Francesco Greco, a capo del pool che si occupa dei reati societari e fiscali; il 28 ottobre lo stesso Greco iscrive il fascicolo nel Registro degli atti non costituenti notizia di reato e, il 2 novembre 2011, assegna il fascicolo al pm Eugenio Fusco, del Dipartimento coordinato dallo stesso Greco. In realtà, il fascicolo risulta essere coassegnato (Fusco/Greco).

Rimane ad impolverarsi al I Dipartimento fino al 2 dicembre 2011, ben un mese dopo, quando la Reuters esce con un lancio in cui si da notizia dell'apertura di un fascicolo Sea-Serravalle presso la Procura della Repubblica di Milano. Il 3 dicembre 2011 su Finanza&Mercati de Il Sole 24 Ore compare un articolo sul caso SEA-Serravalle.

Il pm milanese antiriciclaggio Fusco, titolare del fascicolo, parla in data 6 dicembre con il collega fiorentino Turco, il quale lo rese cosciente di alcune disposizioni d'indagine atte a evitare la dispesione dei mezzi di prova e, il 9 dicembre 2011 (a quasi un mese e mezzo dall'arrivo del fascicolo a Milano) Robledo viene chiamato da Bruti-Liberati ed informato che "a breve" sarebbe stato lui assegnato.

Questo per intervenire prima dell'asta della quale parlavano Gamberale e Maia negli atti, prevista per il 16 dicembre (appena una settimana dopo). Il fascicolo resterà però coassegnato a Greco e Fusco fino al 16 marzo 2012, quindi per altri tre mesi (tra l'altro senza alcuna iscrizione nel registro degli indagati).

Lo sblocco della situazione si ha grazie ad un articolo di giornale, comparso su L'Espresso il 15 marzo 2012 a firma Gianluca Di Feo e Thomas Mackinson, che riporta proprio notizie inedite sulla vicenda. Lo stesso giornalista chiamò Robledo il 13 marzo per chiedergli se il fascicolo fosse assegnato al Dipartimento da lui coordinato.

A fronte di tutto questo, proprio in data 16 marzo 2012, in concomitanza con la pubblicazione dell'articolo su L'Espresso, il fascicolo viene trasmesso a Robledo che nota come, a cinque mesi dalla ricezione del fascicolo in Procura non vi fosse alcuna risultanza di atti di indagine. Sostanzialmente, il fascicolo ha fatto polvere per cinque lunghi mesi (e in Italia vige la prescrizione, oltre che l'obbligatorietà dell'azione penale).

Il Procuratore capo Edmondo Bruti-Liberati, sollecitato da Robledo, spiegò dapprima di non ricordare il motivo per cui avesse assegnato il fascicolo a Greco e, secondariamente, affermò di averlo affidato all'antiriciclaggio per un esame preliminare. Ma, come abbiamo scritto, era stato lo stesso Procuratore a chiamare Robledo per informarlo, il 6 dicembre, dell'imminente arrivo del fascicolo sulla sua scrivania (il capo spiegò di averlo "dimenticato in cassaforte").

Le indagini non svolte

Public Prosecutor Francesco Greco questi

Il caso SEA-Gamberale è emblematico di come funzionino le cose nella procura di Milano, considerata in Italia un'eccellenza: motivo per cui, era settembre 2013, la Procura Generale di Milano ha avocato sette inchieste per reati fiscali sostenendo che la Procura, che aveva chiesto l'archiviazione, non aveva svolto le indagini.

Che cosa significa? Che la Procura Generale, valutata l'inazione su un dato fascicolo, decide di assegnare lo stesso ad un altro magistrato.

Il procuratore che avrebbe dovuto indagare è Francesco Greco: secondo il pg Carmen Manfredda

"Le indagini non sono state svolte in modo adeguato."

Dalla primavera 2012 al settembre 2012 infatti sono ben 7 i provvedimenti di avocazione, non era mai successo nella storia della Procura di Milano, avocazioni avvenute dopo che la Procura stessa ne aveva chiesta l'archiviazione.

Un evento assolutamente senza precedenti: se è vero che i sette casi avocati (a cui se ne aggiungono altri due meno rilevanti) sono ben poco rispetto ai 6000 fascicoli che ogni anno vengono trattati dal pool coordinato da Francesco Greco sui reati societari e fiscali, altrettanto vero è che il gip non ha mai accolto le richieste di archiviazione della Procura, decidendo in tutti e sette i casi di affidare nuove indagini.

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