Trattativa Stato-mafia, Spatuzza: “Dopo Berlusconi in politica fu stop alle stragi ”

Nell'udienza di Rebibbia, il collaboratore di giustizia parla a tutto tondo di quanto avvenne fra il 1992 e il 1994

Al processo di Palermo sulla Trattativa Stato-mafia, la deposizione rilasciata nell'aula bunker di Rebibbia del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza ha portato alla luce nuovi elementi sulle stragi e sugli omicidi degli anni Novanta, dall’uccisione di don Pino Puglisi alla strage di via D’Amelio, dalle bombe in “continente” all’avvento di Silvio Berlusconi.

Le dichiarazioni rilasciate al pm palermitano Nino Di Matteo, partono dalla strage di via d’Amelio, con la figura misteriosa – di circa 50 anni – che, secondo gli inquirenti, poteva appartenere tanto alla mafia quanto ai servizi segreti.

Poi ci furono le bombe “in continente” del 1993: Firenze, Roma, Milano. A Firenze il furgone con l’esplosivo doveva colpire gli Uffizi, ma fu bloccato da un vigile ed esplose in via dei Georgofili. Spatuzza partecipò a questa missione e fu l’esecutore materiale dell’omicidio di don Pino Puglisi, ilprete che per il suo impegno nel sottrarre i ragazzi dalle mire di Cosa nostra rappresentava una minaccia per i boss:

Abbiamo iniziato delle osservazioni poi abbiamo infiltrato nell’associazione di don Puglisi una persona, io certo non potevo farlo perché in Chiesa non ci andavo e la mia presenza poteva dare sospetti.

Fra i progetti criminali, vi erano anche i sequestri di persona finalizzati al finanziamento dell’attività criminale: nel mirino di Cosa nostra vi era anche il proprietario del Giornale di Sicilia Ardizzone, ma il progetto non andò in porto.

Si arriva al gennaio 1994. Il piano era di uccidere alcuni carabinieri allo Stadio Olimpico:

Nel progetto che mi venne affidato c’erano già le modalità esecutive. Dovevo andare a Roma e uccidere un bel po’ di carabinieri. Perché – disse Graviano – ‘gli dobbiamo dare il colpo di grazia’.

I morti all’Olimpico avrebbero convinto chi di dovere a "darsi una mossa". Ma il progetto non andò avanti perché gli equilibri fra Roma e Palermo erano cambiati:

Graviano non usò mai con me l’espressione trattativa. (…) Graviano non lo disse, ma se non era trattativa quella cosa lo è?

Prima di mettere in atto l’attentato, Spatuzza fu avvisato da Graviano:

Con un’aria gioiosa mi disse che avevamo ottenuto tutto quel che cercavamo grazie a delle persone serie che avevano portato avanti la cosa. Io capii che alludeva al progetto di cui mi aveva parlato già in precedenza. Poi aggiunse che quelle persone non erano come quei 4 crasti (cornuti, ndr) dei socialisti che prima ci avevano chiesto i voti e poi ci avevano fatto la guerra.

Gli interlocutori "istituzionali" della mafia stavano cambiando e Spatuzza ne fu informato da Graviano che gli fece due nomi:

mi fece il nome di Berlusconi e aggiunse che in mezzo c’era anche il nostro compaesano Dell’Utri e che grazie a loro c’eravamo messi il Paese nelle mani.

Spatuzza ha inoltre aggiunto di non avere parlato prima di Berlusconi, poiché dopo la sua decisione di collaborare con la giustizia (durante il Governo Prodi), il leader di Forza Italia tornò a vincere le elezioni a guidare il Paese:

Se il governo fosse caduto non mi sarei neppure pentito. Non voglio insinuare nulla su Alfano. Non voglio dire cose che non so, ma certo ero preoccupato.

Italy: An unidentified man walks through

Via | Il Fatto Quotidiano

Foto © Getty Images

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