Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, scrive a Matteo Renzi: "Via la divisa"

La madre del giovane ucciso ad un controllo di Polizia scrive una lettera aperta al Presidente del Consiglio, chiedendo che gli assassini del figlio non tornino in servizio

Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, è nel bel mezzo di una nuova battaglia: impedire che gli assassini del figlio possano indossare nuovamente una divisa.

Dopo una manifestazione a Ferrara, numerosi appelli (ai quali si sono uniti i parenti dei tanti morti ammazzati per mano dello Stato), una pagina Facebook #vialadivisa, la protesta fa ora letteralmente il giro del mondo.

Sono centinaia le persone che grazie a Facebook hanno solidarizzato con la battaglia di Patrizia Moretti, che punta a tutelare l'ordine pubblico impedendo agli assassini del figlio di indossare nuovamente la divisa, per due motivi: l'integrità della divisa stessa e la punizione per l'atrocità commessa sul figlio.

Una richiesta che in uno stato di diritto non ci sarebbe nemmeno bisogno di avanzare, ma che in Italia diventa una battaglia contro una corporazione, praticamente persa in partenza (i quattro sono già in servizio): quando la violenza omicida diventa damnatio memoriae.

Mai stanca, la donna ha scritto una lettera aperta al presidente del Consiglio Matteo Renzi, nella speranza che le sue giuste richieste vengano accolte, nonostante dal Ministro dell'Interno il silenzio sia assordante.

"C’è un accanimento contro gli operatori delle forze di polizia: una pelosa macchina del fango che mistifica la realtà dei fatti trasformando, spesso, i violenti in eroi e i poliziotti in delinquenti"

dichiarò Gianni Tonelli, presidente nazionale del sindacato di polizia Sap, meno di un mese fa.

La lettera di Patrizia Moretti a Matteo Renzi

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Caro Presidente del Consiglio Matteo Renzi,

ho riflettuto e continuo a riflettere: davvero coloro che hanno causato la morte di mio figlio Federico, continuando a colpirlo e schiacciarlo anche quando del tutto inerme gridava aiuto e basta, non hanno disonorato la divisa che indossavano?

[...] Davvero la discrezionalità del corpo di polizia può consentire che quei quattro agenti, a fronte di tanti comportamenti giudicati disonorevoli dai magistrati e dagli stessi vertici di polizia, continuino onorevolmente ad indossare la divisa dello stato? Davvero questo è lo stato di cui dovremmo essere orgogliosi? Mi scusi Presidente ma io credo che, quando si tratta di diritto alla vita, sia un nostro diritto ma anche un dovere essere rigorosi. Perché è la base della civiltà: questo è ciò che la morte di mio figlio mi ha aiutato a capire, nel profondo. E credo che ogni genitore sia ben in grado di capirlo. [...]
Abbiamo affidato la tutela dei nostri diritti allo stato: se e quando lo stato tradisce questo compito, con grave colpa, come nel caso della morte di mio figlio, credo sia compito dello stato essere fino in fondo rigoroso con se stesso. Le pongo quelle domande da questa pagina nata per iniziativa di giovani italiani ‘migranti’ all’estero. Alcuni per scelta molti per necessità. Dovunque siano non smettono di guardarci, anche con gli occhi dei loro nuovi amici in queste foto da tutto il mondo.

Aspettiamo tutti una sua risposta.

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