Rogo di bare al cimitero di Bagheria: pista racket mafioso

Orrore al cimitero di Bagheria. Cosa ha detto agli inquirenti il pentito di mafia Sergio Flamia.

L’inchiesta sul ritrovamento di bare bruciate e resti di salme nel cimitero di Bagheria è stata affidata alla Direzione distrettuale antimafia di Palermo (Dda). Sul macabro rogo di un centinaio di bare si allunga l’ombra della mafia.

Di recente il pentito di cosa nostra Sergio Flamia agli inquirenti ha parlato di un racket mafioso praticato dalla cosca locale all'interno del cimitero del grosso centro alle porte di Palermo.

La mafia avrebbe deciso l'estumulazione delle tombe per gestire un mercato parallelo dei loculi e delle aree per la costruzione delle cappelle private, imponendo così una nuova variante del cosiddetto racket del caro estinto.

Flamia, per 30 anni affiliato al clan di Bagheria - secondo quanto riporta il Giornale di Sicilia - ad esempio ha raccontato che nell'ottobre del 2012 il titolare di un'agenzia di pompe funebri cittadina venne avvertito, con un attentato, che la sua agenzia da quel giorno in poi doveva occuparsi solo dei servizi funerari e non più degli altri adempimenti cimiteriali, di quelli se ne sarebbe occupato il clan.

Intanto dai primi rilievi sarebbero state estumulate sepolture d'oltre 30 anni fa ma anche più recenti. E mentre esplode la rabbia delle gente di Bagheria, il primo cittadino Vincenzo Lo Meo assicura piena collaborazione dell'amministrazione e dei servizi cimiteriali agli inquirenti che coordinano le indagini dei carabinieri.

Video | GdS

  • shares
  • Mail